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Antartide, un buco nel ghiaccio grande quasi come il Portogallo: cosa è successo

Sei fiumi atmosferici e calore oceanico hanno aperto una polynya record nella Baia di Breid, dove in inverno il ghiaccio era rimasto stabile per decenni.

Antartide
A research boat sails in the Bransfield Strait
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Nel cuore dell’inverno antartico del 2024, nella Baia di Breid si è aperta una zona di mare libero dai ghiacci che ha raggiunto 89.121 km², quasi quanto il Portogallo. Un nuovo studio pubblicato su Geophysical Research Letters ricostruisce il fenomeno e indica una combinazione precisa: sei intensi fiumi atmosferici, aria insolitamente calda, nevicate “calde” e risalita di acqua oceanica relativamente più tiepida.

Questa apertura si chiama polynya, o polinia: una vasta area di acqua aperta all’interno della copertura di ghiaccio marino. Nella Baia di Breid, in Antartide orientale, non era mai stata osservata in pieno inverno nell’intera serie satellitare iniziata nel 1979.

Quanto era grande la polynya della Baia di Breid

Lo studio guidato da Jitendra Swain ha ricostruito l’evoluzione dell’evento usando immagini satellitari, dati oceanografici, profili Argo e rianalisi atmosferiche. L’apertura comparve il 4 agosto 2024 e si espanse rapidamente nei giorni successivi: il 6 agosto misurava 21.632 km², il 7 agosto 76.643 km² e l’8 agosto raggiunse il massimo di 89.121 km².

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Il fenomeno durò poco: il 10 agosto l’area aperta era già scesa a 8.744 km² e a metà mese il ghiaccio aveva nuovamente chiuso la zona. La sua brevità non la rende però irrilevante. Una polynya così estesa in un’area normalmente coperta di ghiaccio in luglio e agosto indica condizioni atmosferiche e oceaniche fuori dall’ordinario.

Ghiaccio e mare in antartide

Il ruolo dei sei fiumi atmosferici

Tra luglio e agosto 2024 la regione fu raggiunta da sei fiumi atmosferici, cioè corridoi di aria molto umida capaci di trasportare grandi quantità di vapore verso le alte latitudini. In più occasioni il trasporto di umidità superò il 99° percentile rispetto al periodo 1979-2023.

Questi eventi portarono aria più mite, nubi, nevicate e forte radiazione infrarossa verso la superficie. Durante alcuni episodi, la temperatura dell’aria risultò di circa 17-19 °C più alta rispetto alle condizioni climatiche tipiche della regione. In pieno inverno, quando il mare dovrebbe perdere calore rapidamente e il ghiaccio dovrebbe crescere, questa combinazione ha invece rallentato il congelamento.

Perché la neve può ostacolare la crescita del ghiaccio

Può sembrare controintuitivo, ma una forte nevicata non significa automaticamente più ghiaccio marino. Le nevicate associate ai fiumi atmosferici erano relativamente calde e accompagnate da nubi dense. La copertura nuvolosa aumenta la radiazione a onda lunga diretta verso la superficie e riduce la perdita di calore dell’oceano.

Gli autori hanno osservato anche un forte carico di neve sul ghiaccio esistente. Neve, nubi e aria più calda hanno quindi contribuito a isolare la superficie e a frenare la formazione di nuovo ghiaccio.

Anche l’oceano ha spinto dal basso

L’atmosfera non basta a spiegare tutto. I ricercatori hanno rilevato una anomalia termica nell’oceano superiore di circa 0,6 °C e una persistente ondata di calore marina. I venti hanno favorito la risalita di acqua relativamente più calda dagli strati sottostanti attraverso un processo legato alla suzione di Ekman.

Il risultato è stato un attacco su due fronti: dall’alto arrivavano calore e umidità, dal basso l’oceano trasferiva energia verso la superficie. È questa combinazione, secondo lo studio, ad aver reso possibile la polynya in una zona che per decenni era rimasta coperta di ghiaccio nei mesi invernali.

Cosa c’entra con il calo del ghiaccio marino antartico

Il singolo evento non dimostra da solo una nuova normalità. Gli autori ricordano però che il ghiaccio marino antartico è entrato in una fase di forte variabilità e riduzione dopo il 2016. Ne abbiamo parlato anche nell’approfondimento sui minimi del ghiaccio marino ai poli.

Un’altra pagina del nostro cluster analizza invece come le onde possano rompere il ghiaccio marino dall’interno di una polinia. I due fenomeni sono collegati ma non identici: qui il punto centrale è capire come una grande apertura possa formarsi e restare libera dal ghiaccio durante l’inverno.

Per il quadro di lungo periodo è utile anche il nostro approfondimento su quanto l’Antartide può contribuire al livello del mare entro il 2100, che riguarda però la perdita di massa della calotta continentale e non il ghiaccio marino galleggiante.

Diventeranno più comuni aperture così grandi?

Lo studio non afferma che polynya di queste dimensioni diventeranno certamente frequenti. Indica però un meccanismo plausibile da monitorare: il riscaldamento climatico può intensificare i fiumi atmosferici e l’Oceano Meridionale ha mostrato segnali di riscaldamento negli ultimi anni. Se condizioni estreme dell’atmosfera e dell’oceano si presenteranno insieme, regioni storicamente stabili potrebbero diventare più vulnerabili ad aperture invernali.

La ricerca originale è disponibile su Geophysical Research Letters. Il dato più importante non è quindi soltanto la superficie record: è il modo in cui atmosfera e oceano hanno cooperato per impedire al ghiaccio di riformarsi.

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