La stagione influenzale 2026-27 sta mostrando segnali insolitamente precoci in alcune aree dell’emisfero nord, ma non significa che avremo necessariamente un inverno più grave. Il dato da seguire è soprattutto la crescita di virus A(H1N1) e, al loro interno, di varianti con la mutazione G155E: alcuni test di laboratorio indicano che possono essere riconosciute meno bene dagli anticorpi di una parte delle persone, ma le evidenze sono ancora preliminari.
Per l’Italia è importante non confondere un segnale internazionale con una previsione certa. La sorveglianza europea entra proprio in queste settimane nella fase più intensa e serviranno i dati delle prossime settimane per capire se l’anticipo osservato altrove si tradurrà in una partenza precoce anche nel nostro Paese.

Perché si parla di stagione influenzale in anticipo
I sistemi di sorveglianza stanno rilevando attività influenzale prima del periodo in cui normalmente ci si aspetta l’accelerazione invernale in diverse zone dell’emisfero nord. I dati globali dell’Organizzazione mondiale della sanità mostrano che già a settembre la positività all’influenza nelle aree temperate e subtropicali dell’emisfero nord si aggirava intorno al 10%.
È un segnale da osservare, non una sentenza sulla stagione. Un aumento anticipato può rallentare, stabilizzarsi oppure trasformarsi in una vera ondata. Inoltre i dati aggregati globali non descrivono automaticamente ciò che sta accadendo in ogni singolo Paese.
H1N1 G155E: che cos’è la mutazione sotto osservazione
Una delle ragioni dell’attenzione scientifica è la comparsa, in alcuni virus H1N1 del subclade D.3.1.1, della sostituzione G155E nell’emoagglutinina. Questa proteina si trova sulla superficie del virus ed è uno dei principali bersagli degli anticorpi neutralizzanti.
Un gruppo coordinato da ricercatori del Fred Hutch Cancer Center ha misurato la capacità di sieri umani recenti di neutralizzare numerosi virus influenzali circolanti nel 2026. Nel preprint del Bloom Lab, le nuove varianti H1N1 con cambiamenti nella regione antigenica Sa, tra cui G155E, mostrano in media una neutralizzazione ridotta rispetto ad alcuni virus di riferimento.
Questo non dimostra che G155E renda il virus più pericoloso o che il vaccino non funzioni. Lo studio misura soprattutto il riconoscimento anticorpale in laboratorio e non è ancora una valutazione dell’efficacia vaccinale nella popolazione durante la stagione 2026-27. Inoltre il lavoro è un preprint e non ha ancora completato la revisione tra pari.
Perché la risposta cambia molto da persona a persona
Uno degli aspetti più interessanti del lavoro è l’eterogeneità. L’effetto delle nuove mutazioni non è identico in tutti i campioni di siero: alcune persone neutralizzano le varianti in modo simile ai ceppi precedenti, mentre altre mostrano una riduzione più marcata.
Questo dipende anche dalla cosiddetta storia immunitaria. Vaccinazioni e infezioni precedenti lasciano una combinazione di anticorpi diversa in ciascun individuo. Una singola mutazione può quindi avere un impatto maggiore per chi possiede una risposta concentrata proprio sulla regione modificata e minore per chi riconosce efficacemente altre parti del virus.
Il vaccino 2026-27 è già superato?
No, dai dati disponibili non possiamo concluderlo. L’OMS ha definito a febbraio la composizione raccomandata per i vaccini dell’emisfero nord 2026-27 sulla base della sorveglianza globale. Per la componente H1N1 è previsto un virus simile ad A/Missouri/11/2025.
L’OMS ricorda che i virus influenzali cambiano continuamente e proprio per questo la composizione viene riesaminata due volte l’anno. Una differenza antigenica osservata in laboratorio non equivale automaticamente a perdita della protezione clinica, soprattutto contro le forme gravi.
Cosa sappiamo per l’Italia
In Europa la sorveglianza dell’influenza viene intensificata dall’inizio di ottobre. Per stabilire se la stagione italiana stia realmente partendo in anticipo servono serie di dati nazionali sufficientemente robuste: numero di sindromi simil-influenzali, tamponi positivi, sottotipi virali e andamento dei ricoveri.
Per questo non è corretto prendere l’aumento osservato negli Stati Uniti, nel Regno Unito o in altri Paesi e trasferirlo automaticamente all’Italia. È invece utile considerarlo un segnale di allerta epidemiologica che rende più importanti le prossime settimane di sorveglianza.
H1N1 e H5N1 non sono la stessa cosa
La sigla H1N1 di cui si parla in questo caso indica un virus dell’influenza stagionale umana. Non va confusa con H5N1, il virus dell’influenza aviaria che viene seguito per il rischio zoonotico. Abbiamo approfondito separatamente cosa mostrano le nuove mutazioni osservate in H5N1 e perché non costituiscono una prova di trasmissione sostenuta tra persone.
Cosa significa per chi deve vaccinarsi
Un possibile anticipo della circolazione rende importante seguire le indicazioni della campagna vaccinale italiana senza aspettare che l’epidemia sia già al picco. Il momento appropriato dipende dalle raccomandazioni nazionali e dalla propria condizione clinica, soprattutto per persone anziane, fragili o appartenenti a categorie per cui la vaccinazione è raccomandata.
Per le misure quotidiane resta utile distinguere prevenzione generale e segnali che richiedono valutazione medica. Nel nostro approfondimento su come prevenire l’influenza abbiamo raccolto le principali precauzioni, ma le indicazioni personali su vaccinazione, farmaci e gestione dei sintomi vanno concordate con un professionista sanitario quando necessario.
Le tre cose da tenere d’occhio nelle prossime settimane
- La velocità della crescita dei casi: un segnale precoce diventa una stagione anticipata solo se la circolazione continua ad aumentare.
- La quota di H1N1 con G155E: serviranno più sequenze da Paesi diversi per capire quanto la mutazione si stia diffondendo.
- I dati di efficacia vaccinale: saranno quelli osservati nella popolazione, non il solo test di neutralizzazione, a chiarire l’impatto reale delle varianti.
Al momento la conclusione più solida è quindi prudente: la stagione 2026-27 merita attenzione perché alcuni segnali stanno arrivando presto e H1N1 mostra nuove variazioni antigeniche, ma è troppo presto per parlare di stagione eccezionalmente grave o di vaccino inefficace. Le prossime settimane diranno se il segnale iniziale diventerà una tendenza anche in Europa e in Italia.




Entra nella conversazione
Condividi il tuo punto di vista: non serve creare un account. I contributi restano soggetti alla moderazione editoriale.