Le onde generate localmente dal vento possono spezzare il ghiaccio marino antartico dall’interno di una polinia verso l’esterno, non soltanto dal bordo oceanico verso la costa. È il risultato di uno studio pubblicato su Nature Communications, basato su boe ondometriche nella polinia di Vincennes Bay e su dati satellitari. Gli eventi più estremi sono associati a riduzioni della concentrazione di ghiaccio che possono persistere per almeno una settimana.
Come possono le onde rompere il ghiaccio dall’interno
Le polinie costiere sono zone di acqua relativamente libera all’interno della copertura di ghiaccio marino. In Antartide possono aprirsi e mantenersi grazie a forti venti che spingono il ghiaccio lontano dalla costa. Lo studio mostra che quegli stessi venti possono anche generare onde abbastanza energiche da colpire il margine della polinia e frammentare il ghiaccio circostante.
Il meccanismo è diverso da quello più noto delle onde provenienti dall’Oceano Meridionale, che tendono a rompere il ghiaccio dall’esterno verso l’interno. A Vincennes Bay, invece, le onde nascono dentro la zona di acqua aperta e propagano la frattura verso l’esterno.

Cosa hanno misurato i ricercatori
Il gruppo ha utilizzato osservazioni rare ottenute con boe ondometriche all’interno della polinia di Vincennes Bay, nell’Antartide orientale. Queste misure hanno permesso di collegare direttamente vento, sviluppo delle onde e risposta del ghiaccio marino.
Per capire se il fenomeno fosse limitato a pochi episodi, gli autori hanno poi confrontato le osservazioni con registrazioni satellitari dal 2003 al 2022. Gli eventi di rottura più intensi coincidono con cali importanti della concentrazione di ghiaccio e con un aumento della presenza di frazil ice, piccoli cristalli che si formano nell’acqua molto fredda prima di consolidarsi in nuova copertura.

Perché una polinia è importante per il ghiaccio marino
Le polinie costiere vengono spesso descritte come vere e proprie fabbriche di ghiaccio: l’acqua esposta all’aria molto fredda congela rapidamente, mentre il vento allontana il nuovo ghiaccio e libera altra superficie. Se le onde riescono a frammentare la copertura circostante, possono modificare questo equilibrio tra apertura, produzione di nuovo ghiaccio e consolidamento.
Tech ha già approfondito il quadro più ampio nel dossier sul ghiaccio marino ai minimi storici e nell’analisi su come sta cambiando l’Oceano Meridionale. Il nuovo studio aggiunge un tassello fisico: non conta soltanto quanta superficie ghiacciata rimane, ma anche come vento e onde ne modificano la struttura locale.
Cosa non dimostra lo studio
Il lavoro non afferma che le onde siano la causa principale della perdita di ghiaccio marino in tutta l’Antartide. Le osservazioni riguardano una polinia specifica e descrivono un meccanismo locale che può diventare importante quando le condizioni di vento e mare lo favoriscono. Temperatura dell’oceano, circolazione, atmosfera e variabilità climatica restano fattori fondamentali.
Il punto rilevante è che i modelli delle polinie e del ghiaccio marino potrebbero dover rappresentare meglio anche l’azione delle onde generate localmente. In un clima in evoluzione, cambiamenti nella durata delle zone di acqua aperta e nel regime dei venti potrebbero modificare quanto spesso questo processo entra in gioco.
La fonte primaria è lo studio Inside-outward breakup of sea ice by locally generated waves in the Vincennes Bay Polynya, pubblicato su Nature Communications il 29 settembre 2026.