Dietro il disco della Via Lattea si nasconde una delle più grandi concentrazioni di materia del nostro Universo vicino. Si chiama superammasso di Vela e un nuovo studio pubblicato nel 2026 ha mostrato che il suo peso gravitazionale è molto maggiore di quanto si pensasse.
Non è corretto dire che Vela sia stato scoperto soltanto adesso: la struttura era stata identificata già nel 2016-2017. La novità è che una ricostruzione molto più completa, ottenuta combinando velocità peculiari e nuovi redshift di galassie nascoste dietro la Via Lattea, lo fa emergere come uno dei principali “motori gravitazionali” del nostro vicinato cosmico.
Il risultato è importante anche per noi: Vela contribuisce ai grandi flussi cosmici che coinvolgono il Gruppo Locale, cioè il sistema di galassie a cui appartiene anche la Via Lattea. Non significa che la nostra galassia stia semplicemente “cadendo dentro Vela”, ma che la sua enorme massa è una delle componenti che influenzano il moto collettivo della materia su scale gigantesche.
Cos’è il superammasso di Vela
Vela è un superammasso di galassie, non un superammasso stellare. La differenza è enorme: non stiamo parlando di un gruppo di stelle all’interno della Via Lattea, ma di una struttura cosmica formata da gruppi, ammassi, filamenti e pareti di galassie distribuiti su distanze di centinaia di milioni di anni luce.
| Dato | Valore indicativo |
|---|---|
| Tipo di struttura | Superammasso di galassie |
| Distanza | Circa 800 milioni di anni luce |
| Regione del cielo | Costellazione della Vela, dietro il piano della Via Lattea |
| Zona osservativa | Zona di Evitamento |
| Morfologia | Due grandi nuclei e strutture a parete |
| Importanza | Una delle maggiori concentrazioni di massa dell’Universo vicino |

Perché era rimasto nascosto dietro la Via Lattea
Il problema è la posizione. Vela si trova nella cosiddetta Zona di Evitamento, una fascia del cielo in cui polvere, gas e miliardi di stelle della Via Lattea rendono estremamente difficile osservare ciò che si trova molto più lontano.
Secondo l’Università di Cape Town, circa il 20% del cielo extragalattico è particolarmente difficile da mappare proprio per questo effetto. Per decenni questo “buco” nelle mappe ha complicato la ricostruzione delle grandi strutture responsabili dei flussi cosmici.
È lo stesso problema che ricorre quando si studia il Grande Attrattore, un’altra regione la cui influenza gravitazionale è stata dedotta prima che la sua struttura potesse essere descritta con sufficiente dettaglio.

La svolta di MeerKAT: vedere attraverso la polvere
Il nuovo lavoro ha unito due tipi di informazione: i redshift, che indicano come le galassie si allontanano con l’espansione cosmica, e le velocità peculiari, cioè le deviazioni da quel moto causate dalla gravità delle strutture circostanti.
Gli autori hanno combinato oltre 65.000 misure di distanza e velocità del catalogo CosmicFlows con più di 8.000 nuovi redshift ottenuti vicino al piano galattico. Una parte decisiva arriva dal radiotelescopio sudafricano MeerKAT, che ha fornito 2.176 redshift ad alta sensibilità dell’idrogeno neutro nella regione più difficile della Zona di Evitamento.
Le onde radio permettono di attraversare molto meglio la polvere che blocca la luce visibile. È così che gli astronomi sono riusciti a riempire una porzione della mappa che fino a pochi anni fa rimaneva in gran parte vuota.
Quanto è grande e massiccio Vela
Il lavoro accettato da Astronomy & Astrophysics descrive Vela come una concentrazione di massa dominante nella Zona di Evitamento meridionale. Nell’abstract gli autori riportano una massa complessiva dell’ordine di 3,4 × 1017 masse solari, con una struttura a doppio nucleo.
È un valore enorme anche su scala cosmica. Nella ricostruzione del team, Vela rivaleggia con la concentrazione di Shapley e supera la massa associata alle regioni di Laniakea e del Grande Attrattore.
Questa è la parte che cambia maggiormente il quadro precedente: Vela non appare più come una struttura importante ma periferica. Diventa uno dei nodi principali della rete cosmica vicina.
Vela sta attirando la Via Lattea?
Sì, ma la frase va interpretata con attenzione. La gravità di Vela contribuisce al campo gravitazionale che influenza il moto del Gruppo Locale e quindi anche della Via Lattea. Non è però l’unica struttura in gioco e non esiste una semplice traiettoria rettilinea della nostra galassia verso Vela.
Il moto del Gruppo Locale deriva dalla somma degli effetti di numerose concentrazioni e regioni meno dense distribuite nell’Universo vicino. Per anni il quadro è stato descritto soprattutto attraverso il Grande Attrattore e Shapley. Il nuovo studio mostra che Vela deve essere inserito tra gli attori principali.
Già lo studio originale del 2016 stimava che Vela potesse contribuire per almeno decine di chilometri al secondo al moto del Gruppo Locale. Con la nuova ricostruzione, la sua importanza dinamica risulta ancora maggiore.
Che rapporto c’è tra Vela, Laniakea e il Grande Attrattore
La Via Lattea appartiene alla regione cosmografica di Laniakea. All’interno di questo enorme sistema, il Grande Attrattore rappresenta una zona di forte concentrazione di massa e di convergenza dei flussi galattici.
Vela si trova molto più lontano, dietro il piano galattico, ma la sua massa è sufficiente a modificare la ricostruzione dei flussi su scale ancora più ampie. In pratica, alcune anomalie nel movimento collettivo delle galassie che sembravano richiedere massa “mancante” oltre il Grande Attrattore trovano ora una spiegazione più completa.
Per capire come strutture di questo tipo entrano nelle nostre mappe del cosmo può essere utile anche la nostra guida alla mappa logaritmica dell’Universo, che mostra quanto rapidamente cambino le scale passando dalla Via Lattea alle grandi strutture cosmiche.
Perché questa scoperta è importante
Il punto non è soltanto aver trovato “qualcosa di enorme”. Le mappe della distribuzione di materia servono a spiegare come si muovono le galassie e a verificare se i modelli cosmologici riproducono correttamente l’Universo osservato.
Se una grande concentrazione di massa rimane nascosta dietro la Via Lattea, i modelli del moto locale possono risultare incompleti. La ricostruzione di Vela riduce proprio uno dei maggiori punti ciechi delle mappe cosmiche.
Lo studio mostra inoltre quanto siano potenti le tecniche ibride: invece di affidarsi a un’unica survey, gli astronomi combinano osservazioni ottiche, radio, distanze indipendenti e moti peculiari per ricostruire anche la distribuzione della materia non direttamente visibile.
Non è una minaccia per la Terra
Parlare di una struttura che “attrae la Via Lattea” può sembrare inquietante, ma non c’è alcun pericolo. Vela si trova a centinaia di milioni di anni luce e la sua influenza riguarda moti gravitazionali su scale cosmologiche, con tempi enormemente superiori a quelli della storia umana.
La scoperta cambia quindi la nostra mappa dell’Universo vicino, non il destino immediato del Sistema Solare.
Cosa succede adesso
Vela continuerà a essere studiato con survey radio e spettroscopiche sempre più profonde. La Zona di Evitamento resta una delle aree più difficili del cielo, ma strumenti come MeerKAT e, in futuro, il Square Kilometre Array permetteranno di individuare un numero crescente di galassie dietro il disco della Via Lattea.
Il quadro che emerge è significativo: per decenni abbiamo osservato l’Universo vicino attraverso una sorta di finestra incompleta. Ora uno dei pezzi mancanti più grandi ha finalmente assunto forma, massa e ruolo dinamico molto più chiari.