Nel fossile di Aratasaurus museunacionali, un dinosauro vissuto in Brasile circa 115 milioni di anni fa, i ricercatori hanno identificato segnali chimici legati all’eme e minuscole strutture mineralizzate che interpretano come globuli rossi. È una scoperta importante per la conservazione di biomolecole nei fossili, ma non significa che sia stato trovato sangue liquido, cellule vive o DNA di dinosauro utilizzabile per clonarlo. L’identificazione delle strutture come globuli rossi rimane oggetto di confronto scientifico.

Che cosa è stato trovato nelle ossa di Aratasaurus
La ricerca, pubblicata online il 2 novembre 2026 sulla rivista scientifica PNAS, ha analizzato ossa degli arti del teropode rinvenuto nel nord-est del Brasile. All’interno di canali vascolari fossilizzati, il team ha osservato microstrutture dalla forma ellissoidale, insieme a segnali molecolari che indicano la presenza di composti derivati dall’eme, una componente dell’emoglobina. Il lavoro è intitolato Heme signatures in mineralized red blood cells within vascular canals of a 115-million-year-old dinosaur bone.
La Curtin University, che ha guidato la ricerca, descrive i risultati come un’importante evidenza di materiali legati al sangue conservati nel reperto. Anche la Universidade Regional do Cariri, che ha partecipato allo studio insieme al Museu Nacional brasiliano, distingue molecole derivate dall’eme e strutture simili a globuli rossi.
Come hanno distinto l’eme dai materiali circostanti
Non basta trovare forme simili a cellule al microscopio per dimostrarne l’origine. Il team ha unito osservazioni delle microstrutture e tecniche di analisi chimica. In particolare, la cromatografia liquida abbinata alla spettrometria di massa ha indicato eme B e suoi derivati nei campioni ossei; il materiale roccioso circostante presentava invece firme diverse, riconducibili a composti come clorofilla e batterioclorofilla.
Le analisi Raman e di microscopia elettronica hanno inoltre cercato di localizzare i segnali di porfirine e gli elementi associati alle strutture. È proprio la convergenza tra dati chimici e microscopici a rendere interessante lo studio, più di una singola fotografia suggestiva.
Perché non tutti concordano che siano globuli rossi
Il segnale chimico legato all’eme e l’identità esatta delle microstrutture sono due questioni diverse. Alcuni ricercatori esterni ritengono convincenti le prove di materiale mineralizzato associato al sangue, ma invitano a non trattare automaticamente ogni struttura osservata come un globulo rosso originale.
La paleontologa molecolare Mary Schweitzer ha espresso dubbi sulla forma e sulle dimensioni delle strutture, che non mostrerebbero alcune caratteristiche tipiche degli eritrociti di uccelli e rettili. Ha invece considerato plausibile la presenza di residui chimici nell’osso. Le interpretazioni richiederanno confronti con altri fossili e analisi indipendenti: lo studio documenta un reperto specifico, non una conservazione universale del sangue dei dinosauri.
Il fossile contiene anche DNA?
No: i risultati pubblicati non dimostrano il recupero di DNA di Aratasaurus. Le molecole legate all’eme non sono sequenze genetiche, mentre le strutture mineralizzate non equivalgono a cellule funzionali. Un’analisi riportata dai ricercatori non ha individuato DNA antico nel campione. Di conseguenza non esiste alcuna base scientifica per parlare di clonazione a partire da questo ritrovamento.
Come si possono conservare tracce chimiche per 115 milioni di anni
Gli autori ipotizzano che le condizioni di seppellimento, l’attività di comunità microbiche e particolari minerali abbiano favorito la stabilizzazione di strutture e composti. La mineralizzazione può lasciare una traccia chimica quando il tessuto originale è stato profondamente trasformato. Non è dunque corretto immaginare un osso che contiene sangue fresco rimasto immutato dal Cretaceo.
Aratasaurus è stato descritto scientificamente nel 2020 a partire da resti trovati nel 2008. Questo nuovo studio riguarda la composizione microscopica del fossile già noto, non la scoperta di una nuova specie. Nel nostro archivio abbiamo raccontato anche il ritrovamento del dinosauro Doolysaurus in Corea del Sud e cosa suggerisce Norellraptor sull’evoluzione del volo: sono ricerche diverse, utili per capire quanto le tecniche di studio dei fossili possano rispondere a domande su anatomia ed evoluzione.
Che cosa resta da verificare
Il risultato più solido è la combinazione di evidenze microscopiche e di marcatori dell’eme; la discussione sull’interpretazione cellulare rende necessaria prudenza. Le analisi future potranno stabilire quanto questo tipo di conservazione sia raro e se altri reperti museali conservino segnali analoghi. Ultimo controllo: 4 novembre 2026.




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