Attorno alla nana bianca WD J1328−1450 gli astronomi hanno individuato due anelli di gas separati, immersi in un disco di polveri. La spiegazione proposta è che due corpi planetari sopravvissuti alla trasformazione della stella continuino ad alimentare il gas. I due oggetti, però, non sono stati osservati direttamente: questa distinzione è essenziale per capire la scoperta.
Il risultato, presentato dall’ESO il 27 ottobre 2026 e descritto in uno studio su Nature Astronomy, riguarda un sistema a circa 1.600 anni luce dalla Terra. Offre un modo per studiare che cosa resta dei pianeti quando la loro stella ha terminato la fase principale della propria vita.
Immagine in evidenza: rappresentazione artistica del sistema, non fotografia dei corpi ipotizzati. Crediti: ESO/L. Calçada, CC BY 4.0.
Che cosa hanno misurato attorno a J1328−1450?
Il gruppo guidato da Nicola Pietro Gentile Fusillo, dell’Università di Trieste e associato all’INAF, ha impiegato lo spettrografo X-shooter del Very Large Telescope, in Cile. Lo strumento scompone la luce e permette di analizzare le firme del materiale attorno alla stella.
Nei dischi gassosi analoghi già conosciuti, le righe di emissione mostravano due picchi. In questo caso ne compaiono quattro. La ricostruzione li attribuisce a due anelli concentrici in rotazione. Secondo la comunicazione dell’ateneo, le osservazioni ripetute tra il 2021 e il 2023 mostrano una configurazione stabile per oltre due anni: la notizia è recente, i dati non sono stati raccolti tutti nell’ottobre 2026.
Come si riconoscono due anelli senza fotografarli?
Il gas emette luce a determinate lunghezze d’onda. Quando si muove verso di noi o si allontana, queste cambiano per effetto Doppler. In un anello in rotazione, una parte si avvicina e l’altra si allontana: da qui una coppia di picchi.
Due anelli che ruotano a velocità diverse possono produrre due coppie. L’anello esterno, più lento, genera picchi più vicini fra loro. La forma del segnale contiene quindi informazioni sulla geometria del gas, anche senza un’immagine che risolva ogni componente.

I due corpi planetari sono già confermati?
No: sono l’interpretazione proposta per spiegare il doppio disco. Nel lavoro scientifico disponibile tramite ESO, gli autori discutono come l’interazione tra corpi solidi e polvere possa produrre gas in due regioni distinte.
Le dimensioni dipendono da ipotesi su densità, resistenza e distanza dalla nana bianca. I confronti con asteroidi, Plutone o la Luna rappresentano possibilità e limiti dei modelli, non diametri misurati. Dire “trovato un pianeta grande come Plutone” darebbe dunque una certezza che lo studio non offre.
| Elemento | Che cosa significa |
|---|---|
| Quattro picchi nelle righe spettrali | Segnale osservato, interpretato con due anelli di gas. |
| Due corpi solidi sopravvissuti | Spiegazione fisica proposta per alimentare gli anelli. |
| Dimensioni simili a Plutone o alla Luna | Confronti modellistici, non misure dirette di due nuovi pianeti. |
Perché la composizione del gas conta?
L’ESO segnala calcio, ossigeno, magnesio e ferro, compatibili con materiale planetario roccioso. I due anelli differiscono però nella presenza relativa di magnesio: una traccia utile per ricostruire l’origine dei detriti.
Potrebbero provenire da corpi con storie diverse oppure da parti differenti di un oggetto originario. Il materiale chimicamente diverso, da solo, non consente di contare con certezza i pianeti distrutti.
È questo il futuro del Sistema solare?
Il Sole attraverserà una fase di gigante rossa prima di lasciare una nana bianca. La NASA descrive un’evoluzione che coinvolgerà Mercurio e Venere e potrebbe inglobare anche la Terra. Il confronto con J1328 aiuta a esplorare gli esiti possibili di questa evoluzione, senza prevedere la disposizione precisa dei futuri resti del nostro sistema.
Per distinguere scenari diversi puoi leggere il caso del possibile pianeta nato dopo la morte della propria stella: lì si discute una possibile nuova formazione, qui di corpi sopravvissuti. Anche le collisioni planetarie studiate da Webb mostrano perché la polvere sia un archivio di eventi da interpretare.
La domanda lasciata aperta dalla scoperta comunicata dall’ESO riguarda proprio i meccanismi che mantengono separati i due anelli. Quale dettaglio ti incuriosisce di più: i corpi che potrebbero essere sopravvissuti o il modo in cui riusciamo a riconoscerne le tracce nella luce?




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