Un nuovo studio mostra che alcune cellule umane possono completare sintesi di DNA anche dopo la mitosi, nella fase G1, soprattutto in regioni fragili come telomeri e centromeri. Il processo, chiamato post-MiDAS, sembra aiutare a gestire DNA rimasto incompleto dopo stress replicativo. La ricerca è stata svolta soprattutto in cellule tumorali con il meccanismo ALT dei telomeri e non dimostra che il fenomeno abbia la stessa importanza in tutti i tessuti umani.

Che cos’è la post-MiDAS
La maggior parte del DNA viene copiata durante la fase S del ciclo cellulare. Quando la replicazione incontra ostacoli, però, alcune porzioni possono restare incomplete e persistere fino alla mitosi. Era già noto un processo chiamato MiDAS, cioè sintesi di DNA durante la mitosi.
Il nuovo lavoro descrive in modo più dettagliato una fase successiva: dopo la divisione, nelle cellule figlie in G1 compaiono segnali di nuova sintesi di DNA associati alle lesioni ereditate. Gli autori chiamano questo fenomeno post-MiDAS.
Dove avviene: telomeri e centromeri
Lo studio individua attività post-MiDAS in due regioni particolarmente difficili da replicare: telomeri e centromeri. I telomeri proteggono le estremità dei cromosomi, mentre i centromeri sono essenziali per la corretta segregazione cromosomica.
Su iCrewPlay Tech abbiamo appena approfondito la struttura del nucleosoma CENP-A del centromero umano. Il nuovo studio mostra un altro aspetto della vulnerabilità di queste regioni: possono richiedere sintesi di DNA anche dopo la mitosi.

Il ruolo dei telomeri ALT
Una parte importante degli esperimenti riguarda cellule tumorali ALT-positive. ALT, Alternative Lengthening of Telomeres, è un meccanismo usato da alcuni tumori per mantenere i telomeri senza ricorrere alla telomerasi.
Gli autori osservano che la post-MiDAS è promossa da SUMOilazione locale e dal reclutamento della proteina BLM in strutture nucleari associate ad ALT. Sono coinvolti anche fattori di tolleranza al danno del DNA e proteine già note per MiDAS e ALT.
Perché CDH1 è importante
Lo studio identifica un ulteriore livello di controllo: il complesso APC/C insieme al co-attivatore CDH1 limita una sintesi post-mitotica eccessiva in G1. Quando CDH1 viene ridotto, le cellule ALT-positive mostrano una vulnerabilità selettiva nella sopravvivenza.
Questo dato suggerisce una possibile debolezza biologica delle cellule tumorali che dipendono da ALT, ma è ancora un risultato preclinico. Non equivale a una nuova terapia anticancro pronta all’uso.
Che rapporto c’è con il cancro
Lo stress replicativo è una caratteristica frequente delle cellule tumorali e può favorire instabilità genomica. Capire come una cellula gestisce il DNA non completamente replicato può quindi aiutare a ricostruire i punti vulnerabili dei tumori.
Il tema si collega anche al nostro approfondimento sui telomeri e il loro rapporto con il rischio di cancro, ma qui l’attenzione è sulla riparazione e sul completamento della replicazione dopo la divisione cellulare.
Cosa non dimostra lo studio
- non mostra che tutte le cellule umane usino post-MiDAS con la stessa frequenza;
- molti esperimenti riguardano linee tumorali ALT-positive;
- l’effetto di CDH1 indica una vulnerabilità sperimentale, non un trattamento clinico già validato;
- servono ulteriori studi per capire quanto il fenomeno contribuisca alla stabilità del genoma nei tessuti normali.
La fonte scientifica
La fonte primaria è Characterization of post-mitotic DNA synthesis and its regulation in human cells, pubblicata su Nature Communications il 28 settembre 2026.
In sintesi: alcune cellule possono continuare a sintetizzare DNA dopo la mitosi per gestire regioni fragili rimaste incomplete, con telomeri e centromeri tra i principali siti coinvolti. Il fenomeno apre una nuova finestra sui meccanismi che proteggono il genoma dopo lo stress replicativo.