Un astronomo amatoriale stava cercando un posto dove andare in campeggio in Quebec quando ha notato una struttura circolare sulle mappe satellitari. Quella forma si è rivelata essere Uhackatik, un cratere da impatto largo circa 25 chilometri e vecchio di circa 390 milioni di anni.
La scoperta è stata rilanciata dalla NASA Earth Observatory, che il 15 settembre 2026 ha pubblicato una nuova immagine Landsat dell’area. Il caso è interessante non solo per le dimensioni del cratere, ma per il modo in cui è stato individuato: tutto è iniziato da un’osservazione fatta su una normale mappa satellitare.
Uhackatik: cosa è stato scoperto in Quebec
La struttura si trova nella remota regione Côte-Nord, vicino al lago Marsal. Il primo a notare la forma circolare è stato Joël Lapointe, astronomo amatoriale che nel 2024 stava pianificando un viaggio in campeggio.
Lapointe segnalò l’anomalia a diversi ricercatori. Inizialmente non era affatto certo che si trattasse di un cratere meteoritico: strutture circolari possono essere prodotte anche da processi vulcanici o geologici. La conferma richiedeva quindi un’indagine sul campo.

Quanto è grande il cratere Uhackatik
Le analisi indicano una struttura di circa 25 chilometri di diametro. Questo la rende una delle scoperte di questo tipo più importanti degli ultimi anni e, secondo la NASA, il più grande cratere da impatto individuato sulla Terra dopo la struttura di Hiawatha, larga circa 31 chilometri e annunciata nel 2018.
| Nome | Uhackatik |
| Località | Côte-Nord, Quebec, Canada |
| Diametro | circa 25 km |
| Età stimata | circa 390 milioni di anni |
| Scoperta iniziale | osservazione di mappe satellitari nel 2024 |
| Verifica sul campo | spedizione scientifica nel 2025 |
Come gli scienziati hanno capito che era un impatto

Nel 2025 una squadra guidata dal geologo planetario Gordon Osinski della Western University raggiunse il sito con una spedizione estremamente complessa. L’area è così remota che il gruppo dovette arrivare in idrovolante e attraversare decine di metri d’acqua con l’attrezzatura prima di raggiungere il terreno da studiare.
Il punto decisivo fu il ritrovamento di rocce e strutture prodotte da pressioni enormi, compatibili con un impatto cosmico. In particolare, i ricercatori hanno identificato shatter cones, strutture coniche nelle rocce considerate tra gli indicatori più affidabili di un evento d’impatto.
I campioni raccolti hanno inoltre permesso di stimare un’età di circa 390 milioni di anni, nel periodo Devoniano.
Perché il cratere era rimasto nascosto così a lungo

Quasi 400 milioni di anni di erosione hanno profondamente modificato il paesaggio. Vegetazione, laghi, ghiaccio e processi geologici hanno cancellato gran parte della forma originale del cratere.
È proprio questo a rendere interessante l’immagine Landsat: dall’alto emerge ancora una geometria circolare che a livello del suolo può essere molto difficile da riconoscere.
La scoperta ricorda quanto sia incompleto il catalogo degli impatti terrestri. Sulla Terra sono conosciute circa 200 strutture da impatto confermate, ma i geologi ritengono plausibile che molte altre siano ancora nascoste dall’erosione, dai sedimenti o dalla vegetazione.
Cosa accadrebbe se un impatto simile avvenisse oggi
Secondo Osinski, un oggetto capace di generare una struttura di queste dimensioni provocherebbe oggi devastazioni su scala regionale e potrebbe avere conseguenze climatiche molto più ampie.
Questo non significa che sia imminente un evento simile. Il valore scientifico di Uhackatik sta invece nella possibilità di ricostruire cosa accade quando un grande corpo colpisce la Terra e come le tracce di quell’evento cambiano durante centinaia di milioni di anni.
Il tema si collega direttamente agli studi sugli impatti antichi. Su Tech abbiamo già analizzato la composizione dell’asteroide associato all’estinzione dei dinosauri e la scoperta del cratere meteoritico più antico conosciuto.
Il ruolo delle immagini satellitari nella scoperta
La parte più sorprendente della storia è che Uhackatik non è stato individuato inizialmente da una missione scientifica dedicata, ma da una persona che stava osservando immagini satellitari disponibili online.
Questo non riduce il ruolo della ricerca professionale: una forma circolare vista dall’alto non basta per dichiarare l’esistenza di un cratere. La scoperta è diventata scientificamente solida solo dopo rilievi geologici, campionamenti e analisi delle rocce.
Mostra però quanto le enormi quantità di dati raccolte dai satelliti possano contenere ancora strutture non riconosciute. Landsat osserva la superficie terrestre da decenni e rende disponibili archivi che possono essere riesaminati con occhi nuovi, algoritmi migliori e strumenti di analisi più potenti.
Uhackatik è già ufficialmente un cratere riconosciuto?
Il gruppo di ricerca considera l’origine da impatto sostanzialmente confermata. Al momento della pubblicazione NASA, resta però attesa la formalizzazione da parte del comitato competente della Meteoritical Society.
Il nome Uhackatik è stato scelto dopo consultazioni con l’Innu Council of Ekuanitshit, nel cui territorio tradizionale si trova la struttura.
La parte più interessante della scoperta è quindi doppia: sulla Terra può esistere ancora un cratere largo decine di chilometri rimasto non riconosciuto per secoli di esplorazione moderna, e un semplice dettaglio osservato su una mappa può trasformarsi, dopo le necessarie verifiche, in una scoperta geologica di rilievo internazionale.