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Quantum computing: la svolta made in Australia che potrebbe cambiare tutto

Gli ingegneri dell'Università del Nuovo Galles del Sud (UNSW) hanno compiuto un importante progresso nel campo del calcolo quantistico: hanno creato “stati quantistici entangled" utilizzando gli spin di due nuclei atomici. Questi stati di entanglement sono la risorsa chiave che conferisce ai computer quantistici il loro vantaggio rispetto a quelli convenzionali.

Quantum computing
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Gli ingegneri dell’UNSW (Università del Nuovo Galles del Sud) hanno appena compiuto un passo storico nel campo del calcolo quantistico (quantum computing); per la prima volta, sono riusciti a creare stati entangled (intrecciati quantisticamente) tra due nuclei atomici separati, usando la rotazione (spin) dei loro nuclei ed è un risultato cruciale per l’evoluzione dei microchip quantistici del futuro.

Quantum computing: la svolta made in australia che potrebbe cambiare tutto

La scoperta è stata pubblicata il 18 settembre 2025 sulla prestigiosa rivista Science e potrebbe segnare l’inizio della vera scalabilità del quantum computing, portandolo fuori dai laboratori e sempre più vicino al mondo reale.

Quantum computing: che cos’è l’entanglement e perché è importante?

Nel mondo quantistico, due particelle entangled sono così profondamente connesse da non comportarsi più in modo indipendente: agire su una influenza istantaneamente anche l’altra, a prescindere dalla distanza ed è proprio questa caratteristica (definita da Einstein “azione spettrale a distanza”) a rendere i computer quantistici potenzialmente migliaia di volte più potenti di quelli classici.

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Quantum computing: la svolta made in australia che potrebbe cambiare tutto

Fino a oggi, però, c’erano grandi limiti pratici: per creare entanglement servivano particelle molto vicine tra loro e legate allo stesso elettrone, condizione difficile da controllare e poco scalabile.

Il genio dietro la scoperta: Holly Stemp e Andrea Morello

Il team guidato dalla dott.ssa Holly Stemp e dal prof. Andrea Morello ha risolto un problema che tormentava i fisici da decenni: far “parlare” tra loro i nuclei atomici pur mantenendoli isolati dal rumore esterno, condizione fondamentale per mantenere intatta l’informazione quantistica.

“Siamo riusciti a far comunicare gli oggetti quantistici più puri alla stessa scala dei chip in silicio usati oggi negli smartphone e nei PC”, spiega la dott.ssa Stemp.

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In pratica, hanno usato elettroni come “telefoni quantistici”: grazie alla loro capacità di espandersi nello spazio, due elettroni possono “toccare” nuclei distanti tra loro e farli comunicare in modo entangled, senza che siano nello stesso punto fisico.

Distanze microscopiche, impatto macroscopico

Nel loro esperimento, i nuclei erano separati da circa 20 nanometri, ossia un millesimo dello spessore di un capello umano. Eppure, grazie a questa innovazione, sono riusciti a creare un entanglement stabile, su una distanza compatibile con i processi produttivi attuali del settore microelettronico.

“Se ogni nucleo fosse grande come una persona, la distanza tra loro sarebbe come quella tra Sydney e Boston”, scherza la ricercatrice.

Ed è proprio qui che arriva la vera rivoluzione: oggi i transistor nei nostri dispositivi mobili sono prodotti su scala 20 nm. Quindi, l’infrastruttura produttiva è già pronta per ospitare questa nuova architettura quantistica. Non serve ripensare tutto da zero.

Compatibile con l’industria di oggi

Il chip usato nell’esperimento è stato realizzato con tecnologie standard: atomi di fosforo impiantati in silicio ultrapuro. Nessun materiale esotico o futuristico, ma una piattaforma compatibile con la produzione attuale dei chip.

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“Eliminando la necessità che più nuclei condividano lo stesso elettrone, abbiamo rimosso il principale ostacolo alla scalabilità dei computer quantistici basati sul silicio”, afferma il prof. Morello.

E non si fermano qui: i prossimi passi prevedono l’aggiunta di più elettroni, modellandoli in forme allungate per collegare nuclei ancora più distanti, rendendo più semplice e precisa l’interazione quantistica su scala industriale.

Verso un futuro davvero quantistico?

La strada verso un computer quantistico completo è ancora lunga, ma questo studio rappresenta una pietra miliare: per la prima volta, l’entanglement tra nuclei è stato ottenuto a scala di chip, aprendo la porta alla produzione su larga scala con tecnologie già mature.

Con le big tech sempre più interessate a questa corsa (Google, IBM, Intel, Microsoft…), il traguardo potrebbe non essere poi così lontano.

E forse, un giorno, avremo in tasca un dispositivo che non solo calcola, ma prevede, simula, ottimizza… a velocità che oggi possiamo solo immaginare.

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