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Curiosità e rumorTecnologia

Project Tango: perché Google lo chiuse e trasformò l’AR in software

Project Tango richiedeva sensori dedicati. ARCore portò la realtà aumentata su molti più smartphone Android.

Giovanni Frassineti 1 ora fa Commenta! 8
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Project Tango sembrava il futuro della realtà aumentata su smartphone, ma aveva un problema: per funzionare bene chiedeva hardware speciale. Google lo trasformò in un laboratorio tecnologico capace di insegnare ai telefoni a capire movimento, profondità e spazio. Poi, nel 2017, cambiò strategia: invece di convincere i produttori a costruire dispositivi Tango dedicati, portò gran parte di quel lavoro in ARCore, un SDK pensato per funzionare su milioni di normali smartphone Android.

Contenuti di questo articolo
Che cos’era Project TangoIl limite: servivano telefoni costruiti appostaARCore cambiò completamente la strategiaGoogle chiuse Tango pochi mesi dopoChe cosa è rimasto di TangoPerché Tango è una storia più interessante di un semplice flopDa Tango agli animali 3D di GoogleCosa insegna oggi Project Tango

È una delle storie più interessanti di Google perché non finisce con un semplice fallimento. Tango venne dismesso, ma alcune delle sue idee fondamentali continuarono a vivere in una piattaforma molto più scalabile.

Che cos’era Project Tango

Tango era una tecnologia di computer vision progettata per permettere a un dispositivo mobile di comprendere l’ambiente circostante in tre dimensioni. Il sistema combinava tracciamento del movimento, percezione della profondità e comprensione dello spazio, così che un telefono potesse sapere non soltanto dove si trovava, ma anche come erano disposte superfici e oggetti intorno a lui.

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Nel 2016 Google e Lenovo portarono questa idea sul mercato con il Phab 2 Pro, indicato da Google come il primo smartphone abilitato a Tango. Il telefono poteva eseguire applicazioni che misuravano ambienti, posizionavano mobili virtuali in una stanza o costruivano esperienze AR più stabili grazie ai sensori dedicati. Google raccontò il lancio sul proprio blog ufficiale dedicato a Tango.

Fotocamera 3d tof per la realtà aumentata

Il limite: servivano telefoni costruiti apposta

Il vantaggio di Tango era anche il suo limite. Per ottenere una mappa tridimensionale dell’ambiente con precisione servivano fotocamere e sensori aggiuntivi, oltre a una calibrazione specifica. Questo rendeva la tecnologia potente, ma difficile da portare su larga scala.

Google stessa descrisse Tango come una tecnologia fondamentale per la realtà aumentata e virtuale. Nel maggio 2017 spiegò inoltre che WorldSense, il sistema di tracking usato nei visori Daydream standalone, derivava da Tango. In altre parole, il progetto non era soltanto una prova per smartphone: era un insieme di tecnologie di percezione spaziale che Google stava riutilizzando in più prodotti.

Il problema commerciale restava però evidente: un ecosistema AR cresce più facilmente se gli sviluppatori possono raggiungere molti telefoni già in circolazione, non soltanto pochi modelli con sensori dedicati.

ARCore cambiò completamente la strategia

Il 29 agosto 2017 Google annunciò ARCore. Nel comunicato ufficiale l’azienda fu molto chiara: ARCore era costruito sul lavoro svolto nei tre anni precedenti con Tango, ma poteva funzionare senza hardware aggiuntivo. Il primo obiettivo era portare la realtà aumentata su milioni di dispositivi Android, iniziando da Pixel e Samsung Galaxy S8.

Google descrisse tre capacità centrali: motion tracking, comprensione dell’ambiente e stima della luce. Invece di chiedere a ogni produttore di integrare un sistema Tango completo, ARCore sfruttava la fotocamera principale e i sensori già presenti nel telefono. Il passaggio è documentato nell’annuncio ufficiale ARCore: Augmented reality at Android scale.

Quella scelta spostava il valore dal dispositivo speciale al software. Era un compromesso: Tango poteva contare su sensori dedicati, mentre ARCore puntava soprattutto sulla diffusione.

Google chiuse Tango pochi mesi dopo

A dicembre 2017 Google annunciò che avrebbe ridotto il supporto a Tango per concentrare gli sforzi su ARCore. Il messaggio ufficiale parlava esplicitamente di una transizione verso un ecosistema Android più ampio. Non si trattava quindi di una tecnologia semplicemente dimenticata: Google stava scegliendo un’architettura diversa per raggiungere lo stesso obiettivo generale.

Il passaggio è documentato anche nella pagina del secondo Developer Preview di ARCore, dove Google scrisse che, mentre portava la realtà aumentata all’intero ecosistema Android con ARCore, stava riducendo il supporto a Tango.

Che cosa è rimasto di Tango

L’eredità più evidente è il modo in cui oggi uno smartphone può capire la propria posizione e l’ambiente senza dover essere costruito come un dispositivo AR specializzato. La documentazione attuale di ARCore spiega che il sistema usa la fotocamera per individuare punti caratteristici della scena e li combina con i dati dell’IMU per stimare posizione e orientamento del telefono.

La piattaforma moderna può anche creare mappe di profondità. La Depth API di ARCore calcola la profondità usando il movimento della fotocamera e può combinare questi dati con sensori hardware, come un sensore ToF, quando presenti. Il punto importante è che un sensore di profondità dedicato non è sempre necessario.

Sensore 3d tof usato per misurare la profondità

Perché Tango è una storia più interessante di un semplice flop

Definire Project Tango soltanto un prodotto fallito sarebbe riduttivo. I dispositivi Tango non sono diventati una categoria di massa, ma il progetto permise a Google di sperimentare su tracking spaziale, profondità e computer vision quando queste funzioni erano ancora difficili da ottenere con l’hardware standard degli smartphone.

La vera svolta arrivò quando Google concluse che la diffusione contava più della specializzazione. ARCore ridusse la dipendenza dai sensori dedicati e trasformò molte capacità AR in un problema soprattutto software.

Lo stesso tema torna ancora oggi quando si parla di sensori ToF e fotocamere 3D. Su iCrewPlay Tech avevamo già spiegato come un sensore ToF possa aiutare a misurare profondità e spazio, ma la storia di Tango mostra che l’hardware dedicato non è l’unico modo per ottenere queste funzioni.

Da Tango agli animali 3D di Google

Quando Google iniziò a portare esperienze AR a un pubblico più vasto, la tecnologia smise di essere qualcosa riservato a pochi telefoni sperimentali. Applicazioni e contenuti basati su ARCore potevano arrivare su molti più dispositivi, compresi i modelli compatibili con le esperienze 3D nella Ricerca Google.

È il contesto che ha reso possibili anche funzioni molto più semplici e popolari, come gli animali 3D visualizzabili in realtà aumentata. Non sono un’evoluzione diretta di una singola app Tango, ma appartengono allo stesso cambiamento strategico: portare la comprensione dello spazio su una base di dispositivi molto più ampia.

Cosa insegna oggi Project Tango

Project Tango non sparì davvero: cambiò forma. L’idea di dare a un dispositivo mobile una comprensione tridimensionale del mondo sopravvisse, ma Google rinunciò alla parte più difficile da scalare, cioè richiedere un telefono progettato attorno a sensori speciali.

ARCore dimostrò che, con abbastanza computer vision e potenza di calcolo, molte funzioni potevano essere ottenute usando fotocamere e sensori comuni. Oggi i sensori di profondità restano utili e possono migliorare alcuni scenari, ma non sono più il requisito universale che Tango aveva reso centrale.

Per questo Tango è uno dei casi più interessanti di tecnologia abbandonata troppo presto soltanto in apparenza: il prodotto scomparve, mentre una parte significativa della sua filosofia tecnica finì dentro la piattaforma che lo sostituì.

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