Vai al contenuto
iCrewPlay.com Un progetto editoriale indipendente
Continua con Cambiamenti climatici

Metano oceanico: scoperta una fonte nascosta nei microbi

Uno studio su PNAS spiega perché l’oceano aperto può produrre metano anche in acque ricche di ossigeno

Gas. Stufa elettrica
gas. Stufa elettrica
Tempo di lettura3 minuti
Commenta

Metano oceanico: un nuovo studio identifica una fonte nascosta nelle acque aperte, dove microbi marini producono questo gas serra quando i nutrienti scarseggiano. La scoperta può aiutare a spiegare un’anomalia nota da anni e migliorare le previsioni sul riscaldamento globale.

Metano oceanico: cosa hanno scoperto i ricercatori

Il metano oceanico può essere prodotto da batteri in acque superficiali ricche di ossigeno quando il fosfato è scarso. Lo studio, pubblicato nel 2026, indica che la carenza di nutrienti funziona come interruttore biologico per un processo finora difficile da spiegare.

Emissioni di metano

La ricerca della University of Rochester sul metano oceanico ha combinato un dataset globale con modelli al computer. Il lavoro, pubblicato su PNAS con DOI 10.1073/pnas.2521235123, chiarisce perché l’oceano aperto possa rilasciare metano anche dove, in teoria, l’ossigeno dovrebbe limitarne la formazione.

Pubblicità

Il punto è climatico, non solo microbiologico. Se gli oceani più caldi riducono il rimescolamento verticale, meno fosfato risale dagli strati profondi. Questo può favorire i microbi produttori di metano, creando un possibile ciclo di retroazione simile ad altri rischi climatici che abbiamo visto parlando di piogge estreme e alluvioni urbane.

Microbi marini e fosfato: il meccanismo che preoccupa

Per anni gli scienziati hanno osservato un paradosso: l’oceano superficiale rilascia metano pur essendo ricco di ossigeno. Di solito il metano si associa ad ambienti poveri di ossigeno, come zone umide, sedimenti o profondità marine. Il nuovo studio sposta l’attenzione sulla carenza di fosfato.

Quando questo nutriente diventa limitato, alcuni microbi degradano materiale organico attraverso vie metaboliche che possono generare metano. Non significa che ogni area oceanica stia per diventare una sorgente enorme, ma che le regioni povere di nutrienti meritano più attenzione nei modelli climatici.

La scoperta dialoga con un tema più ampio: il riscaldamento non agisce solo sull’aria, ma modifica la circolazione degli oceani, la disponibilità di nutrienti e la vita microscopica. È lo stesso quadro sistemico che rende centrale il monitoraggio del ghiaccio artico in scioglimento e dei processi che amplificano il cambiamento climatico.

Clima e oceani: perché questa fonte può cambiare i modelli

Il metano è un gas serra potente e le sue emissioni naturali restano una delle variabili più difficili da stimare. Secondo gli autori, questa interazione tra ambiente che cambia e sorgenti naturali di gas serra non è ancora inclusa in molti grandi modelli climatici.

Il rischio è una sottostima: oceani più stratificati, meno nutrienti in superficie e più attività microbica metanogena potrebbero aggiungere pressione al sistema climatico. Per ora il risultato non quantifica un aumento globale definitivo, ma indica un meccanismo che va misurato meglio.

La prossima sfida sarà trasformare questa scoperta in numeri utili per le previsioni: quanto metano oceanico può arrivare davvero in atmosfera, in quali regioni e con quale velocità? La risposta potrebbe incidere sul modo in cui leggiamo il ruolo degli oceani nel riscaldamento globale.

La tua opinione in un clic

Cosa ne pensi?

La sala è aperta

Entra nella conversazione

Condividi il tuo punto di vista: non serve creare un account. I contributi restano soggetti alla moderazione editoriale.

Traguardo della community0 / 5
Mancano 5 interventi al prossimo traguardo.

Aggiungi la tua voce

Partecipazione libera: inserisci i dati richiesti e pubblica senza registrarti.