Metano oceanico: un nuovo studio identifica una fonte nascosta nelle acque aperte, dove microbi marini producono questo gas serra quando i nutrienti scarseggiano. La scoperta può aiutare a spiegare un’anomalia nota da anni e migliorare le previsioni sul riscaldamento globale.
Metano oceanico: cosa hanno scoperto i ricercatori
Il metano oceanico può essere prodotto da batteri in acque superficiali ricche di ossigeno quando il fosfato è scarso. Lo studio, pubblicato nel 2026, indica che la carenza di nutrienti funziona come interruttore biologico per un processo finora difficile da spiegare.

La ricerca della University of Rochester sul metano oceanico ha combinato un dataset globale con modelli al computer. Il lavoro, pubblicato su PNAS con DOI 10.1073/pnas.2521235123, chiarisce perché l’oceano aperto possa rilasciare metano anche dove, in teoria, l’ossigeno dovrebbe limitarne la formazione.
Il punto è climatico, non solo microbiologico. Se gli oceani più caldi riducono il rimescolamento verticale, meno fosfato risale dagli strati profondi. Questo può favorire i microbi produttori di metano, creando un possibile ciclo di retroazione simile ad altri rischi climatici che abbiamo visto parlando di piogge estreme e alluvioni urbane.
Microbi marini e fosfato: il meccanismo che preoccupa
Per anni gli scienziati hanno osservato un paradosso: l’oceano superficiale rilascia metano pur essendo ricco di ossigeno. Di solito il metano si associa ad ambienti poveri di ossigeno, come zone umide, sedimenti o profondità marine. Il nuovo studio sposta l’attenzione sulla carenza di fosfato.
Quando questo nutriente diventa limitato, alcuni microbi degradano materiale organico attraverso vie metaboliche che possono generare metano. Non significa che ogni area oceanica stia per diventare una sorgente enorme, ma che le regioni povere di nutrienti meritano più attenzione nei modelli climatici.
La scoperta dialoga con un tema più ampio: il riscaldamento non agisce solo sull’aria, ma modifica la circolazione degli oceani, la disponibilità di nutrienti e la vita microscopica. È lo stesso quadro sistemico che rende centrale il monitoraggio del ghiaccio artico in scioglimento e dei processi che amplificano il cambiamento climatico.
Clima e oceani: perché questa fonte può cambiare i modelli
Il metano è un gas serra potente e le sue emissioni naturali restano una delle variabili più difficili da stimare. Secondo gli autori, questa interazione tra ambiente che cambia e sorgenti naturali di gas serra non è ancora inclusa in molti grandi modelli climatici.
Il rischio è una sottostima: oceani più stratificati, meno nutrienti in superficie e più attività microbica metanogena potrebbero aggiungere pressione al sistema climatico. Per ora il risultato non quantifica un aumento globale definitivo, ma indica un meccanismo che va misurato meglio.
La prossima sfida sarà trasformare questa scoperta in numeri utili per le previsioni: quanto metano oceanico può arrivare davvero in atmosfera, in quali regioni e con quale velocità? La risposta potrebbe incidere sul modo in cui leggiamo il ruolo degli oceani nel riscaldamento globale.