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NotiziaPsicologia

Social vietati agli under 15 in Francia: ora l’Italia prepara la stretta

Social vietati agli under 15 in Francia dal settembre 2026: come funzionerà il blocco e quali misure sta preparando l’Italia per proteggere i minori.

Massimo 51 secondi fa Commenta! 10
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La Francia ha deciso di tracciare un confine che fino a pochi anni fa sembrava impossibile: prima dei 15 anni non si potrà aprire un account sui principali social network.

Contenuti di questo articolo
Come funzionerà il divieto franceseTikTok, Instagram e Snapchat saranno bloccati?Più complessa è la situazione di YouTube e WhatsApp.Perché la Francia ha scelto proprio i 15 anniCosa sta preparando l’ItaliaIn Italia i social non sono ancora vietati agli under 15La Francia potrebbe accelerare la legge italianaIl vero problema sarà impedire che il divieto venga aggiratoCosa potrebbe succedere ora in ItaliaLa differenza è sostanziale.

Il Parlamento francese ha approvato definitivamente la misura il 21 luglio 2026, trasformando Parigi nel primo grande Paese dell’Unione europea a introdurre un divieto generale di accesso ai social per i più giovani. Non si tratta quindi di una semplice proposta politica o di una raccomandazione rivolta alle famiglie, ma di una legge destinata a modificare concretamente il funzionamento di piattaforme come TikTok, Instagram e Snapchat.

La domanda che si stanno facendo molti genitori italiani è inevitabile: dopo la Francia, anche l’Italia vieterà i social agli under 15?

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La risposta, per ora, è che Roma si sta muovendo nella stessa direzione, ma non ha ancora approvato una norma definitiva identica a quella francese.

Come funzionerà il divieto francese

Anedonia sociale

Dal 1° settembre 2026, i ragazzi con meno di 15 anni non potranno creare nuovi profili sulle piattaforme considerate social network.

Per gli account già esistenti sarà previsto un periodo transitorio. Le aziende avranno altri quattro mesi per individuare e chiudere i profili appartenenti agli utenti che non hanno ancora raggiunto l’età richiesta. In sostanza, la cancellazione degli account esistenti dovrebbe essere completata entro l’inizio del 2027.

Il divieto non dovrebbe essere applicato soltanto attraverso una dichiarazione dell’utente. Il sistema attuale, nel quale basta inserire una data di nascita falsa durante l’iscrizione, viene infatti considerato troppo facile da aggirare.

Le piattaforme dovranno adottare strumenti reali di verifica dell’età, approvati dall’autorità francese responsabile della protezione dei dati personali.

Questo è il vero elemento rivoluzionario della legge: non saranno più i genitori o i ragazzi a dover dimostrare di aver rispettato le regole. La responsabilità principale ricadrà direttamente sulle aziende tecnologiche.

TikTok, Instagram e Snapchat saranno bloccati?

La legge francese non contiene un semplice elenco di applicazioni vietate, ma fa riferimento alla definizione europea di servizio di social networking.

Piattaforme basate sulla pubblicazione di contenuti, sui profili personali, sui follower e sulle raccomandazioni algoritmiche rientreranno quasi certamente nel divieto. TikTok, Instagram, Snapchat, Facebook e X sono quindi i servizi maggiormente coinvolti.

Più complessa è la situazione di YouTube e WhatsApp.

YouTube potrebbe continuare a essere utilizzato per guardare determinati video, mentre alcune funzioni legate ai profili personali, ai commenti e alle raccomandazioni potrebbero essere limitate. WhatsApp, essendo principalmente un servizio di messaggistica privata, potrebbe invece ricevere un trattamento differente.

Saranno i regolamenti applicativi e il confronto con l’Unione europea a chiarire il perimetro definitivo.

Perché la Francia ha scelto proprio i 15 anni

Social
Social

Il presidente Emmanuel Macron ha trasformato la tutela dei minori online in uno dei temi centrali dell’ultima parte del suo mandato.

Secondo il governo francese, gli adolescenti vengono esposti troppo presto a meccanismi progettati per mantenere alta l’attenzione: video infiniti, notifiche continue, confronti sociali, contenuti estremi e raccomandazioni basate sulle precedenti interazioni.

Le principali preoccupazioni riguardano:

  • dipendenza dallo smartphone;
  • disturbi del sonno;
  • cyberbullismo;
  • esposizione a contenuti violenti o sessuali;
  • pressione estetica;
  • ansia e perdita di autostima;
  • contenuti che incoraggiano autolesionismo o comportamenti pericolosi.

Il principio alla base della legge non è che ogni social sia necessariamente dannoso, ma che un bambino non possa essere lasciato solo davanti a sistemi algoritmici progettati da aziende che guadagnano dal tempo trascorso online.

Cosa sta preparando l’Italia

Anche in Italia il dibattito è già molto avanzato.

Il governo ha lavorato a un disegno di legge che prevede l’iscrizione autonoma ai social soltanto a partire dai 15 anni. Tra le misure considerate ci sono anche sistemi di controllo parentale attivati automaticamente sui dispositivi utilizzati dai minori e pacchetti telefonici specifici per bambini e adolescenti.

I sistemi allo studio potrebbero limitare alcune funzioni dello smartphone, consentendo solamente:

  • chiamate telefoniche e numeri di emergenza;
  • messaggi verso contatti autorizzati;
  • accesso a siti compatibili con l’età;
  • blocco dei contenuti considerati pericolosi;
  • registrazione delle pagine visitate.

La proposta italiana attribuirebbe inoltre un ruolo più forte ai genitori, che potrebbero essere gli unici autorizzati a disattivare o modificare i filtri installati sui dispositivi dei figli.

Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha confermato che il governo sta cercando una soluzione che non possa essere aggirata semplicemente dichiarando un’età falsa.

In Italia i social non sono ancora vietati agli under 15

Anedonia sociale

È importante distinguere le proposte dalla legge già in vigore.

Attualmente, in Italia, il consenso al trattamento dei dati personali può essere espresso autonomamente a partire dai 14 anni. Sotto questa soglia è necessario il consenso di chi esercita la responsabilità genitoriale.

Questo non significa però che i controlli funzionino davvero. Nella maggior parte dei casi le piattaforme si limitano ancora a chiedere all’utente di indicare la propria data di nascita.

Il nuovo intervento italiano potrebbe alzare la soglia a 15 anni e introdurre verifiche più rigide, ma al momento il testo è ancora oggetto di discussione parlamentare. Non è quindi corretto sostenere che il divieto sia già stato approvato anche nel nostro Paese.

La Francia potrebbe accelerare la legge italiana

La decisione francese rischia però di cambiare rapidamente il quadro politico.

Quando un grande Paese europeo obbliga TikTok, Meta, Snap e le altre piattaforme a introdurre sistemi di verifica dell’età, diventa più semplice per gli altri governi adottare misure simili.

L’Italia non dovrebbe più costruire tutto da zero. Potrebbe utilizzare tecnologie già sviluppate per la Francia oppure adottare il sistema europeo di verifica dell’età.

La Commissione europea ha infatti realizzato una soluzione che consente di dimostrare di aver superato una certa soglia anagrafica senza comunicare alla piattaforma nome, indirizzo o altri dati personali. Lo strumento, inizialmente pensato per i contenuti riservati agli adulti, può essere adattato anche a soglie come 13 o 15 anni.

Il sistema dovrebbe funzionare come una certificazione anonima: il social riceve soltanto la conferma che l’utente possiede l’età richiesta, senza ottenere il documento completo.

Il vero problema sarà impedire che il divieto venga aggirato

Scorri, clicca, irritati: l'uso eccessivo dei social media aumenta l'irritabilità

Approvare una legge è relativamente semplice. Farla rispettare è molto più complicato.

Un adolescente potrebbe utilizzare l’account di un adulto, collegarsi tramite strumenti che modificano la posizione geografica oppure cercare piattaforme più piccole e meno controllate.

Esiste anche il rischio che il divieto sposti i ragazzi verso servizi meno conosciuti, con sistemi di moderazione peggiori rispetto a quelli delle grandi piattaforme.

Per questo un blocco anagrafico, da solo, non può risolvere ogni problema. Servono educazione digitale, controlli familiari comprensibili e piattaforme progettate in modo differente per gli utenti più giovani.

Anche la verifica dell’età dovrà evitare un effetto contrario: proteggere i minori senza costringere milioni di persone a consegnare documenti e dati biometrici alle aziende private.

Cosa potrebbe succedere ora in Italia

Lo scenario più probabile è che la decisione francese acceleri il confronto già aperto al Senato italiano.

Il Parlamento potrebbe scegliere tra due modelli.

Il primo sarebbe un divieto completo simile a quello francese, con accesso autonomo soltanto dopo i 15 anni. Il secondo manterrebbe la possibilità di utilizzare alcuni servizi con il consenso dei genitori, introducendo però verifica dell’età e modalità obbligatorie dedicate ai minori.

La differenza è sostanziale.

Nel modello francese la responsabilità viene trasferita soprattutto alle piattaforme. Nel modello italiano attualmente discusso rimarrebbe invece centrale anche il ruolo della famiglia, attraverso parental control e autorizzazioni.

La Francia ha comunque aperto una strada dalla quale sarà difficile tornare indietro. Dopo anni in cui i social hanno chiesto agli utenti soltanto di dichiarare la propria età, l’Europa sembra pronta a imporre controlli veri.

Per i ragazzi italiani non cambierà tutto immediatamente. Ma il messaggio politico è ormai evidente: l’accesso libero e senza verifiche ai social network potrebbe avere i mesi contati anche in Italia.

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