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MAVEN: cosa lascia la sonda NASA che ha studiato Marte

Dopo la perdita del segnale, la missione chiude una fase decisiva nello studio dell’atmosfera marziana

Redazione 3 giorni fa 4
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Contenuti di questo articolo
MAVEN: perché la missione NASA su Marte era importanteAtmosfera marziana, aurore e acqua persa nello spazioLa perdita del segnale e l’eredità scientifica di MAVEN

MAVEN, la sonda NASA dedicata all’atmosfera di Marte, ha concluso la sua missione dopo oltre 11 anni in orbita. Il segnale è stato perso il 6 dicembre 2025, dopo un passaggio dietro il Pianeta Rosso, e la missione è stata dichiarata non recuperabile nel 2026.

Il valore della missione non sta solo nella durata. MAVEN ha aiutato a rispondere a una domanda centrale: come ha fatto Marte a passare da pianeta potenzialmente più umido e abitabile a mondo freddo, secco e con un’atmosfera molto sottile?

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MAVEN: perché la missione NASA su Marte era importante

Maven: cosa lascia la sonda nasa che ha studiato marte

La missione NASA MAVEN, sigla di Mars Atmosphere and Volatile Evolution, è stata progettata per studiare atmosfera superiore, ionosfera e interazione tra Marte e Sole. In pratica, ha osservato come vento solare e tempeste solari strappano particelle all’atmosfera marziana.

Questo processo è cruciale perché Marte non possiede un campo magnetico globale come quello terrestre. Senza una protezione stabile, l’atmosfera viene esposta più direttamente alle particelle cariche provenienti dal Sole. Nel tempo, questa perdita ha contribuito a rendere il pianeta meno adatto alla presenza di acqua liquida in superficie.

La sonda ha anche lavorato come ponte di comunicazione per i rover marziani. Questo ruolo tecnico è meno visibile della ricerca scientifica, ma resta essenziale: senza orbiter affidabili, i dati raccolti sulla superficie arrivano sulla Terra con più difficoltà. È lo stesso nodo infrastrutturale che rende delicata ogni missione, come mostra il caso di un satellite perso in orbita.

Atmosfera marziana, aurore e acqua persa nello spazio

Tra i risultati più importanti c’è lo studio dello sputtering atmosferico. È un processo in cui particelle energetiche colpiscono l’atmosfera e spingono molecole e atomi verso lo spazio. MAVEN lo ha misurato osservando anche l’argon, un gas utile perché non reagisce facilmente con altri elementi.

La missione ha mostrato che le tempeste solari possono aumentare in modo significativo la perdita atmosferica. Ha inoltre documentato diversi tipi di aurore marziane, comprese quelle generate da protoni, che su Marte possono comparire in zone molto più ampie rispetto a quanto accade sulla Terra.

Un altro tassello riguarda le tempeste di polvere. Nel 2018, una grande tempesta globale avvolse Marte e alterò l’atmosfera superiore. I dati di MAVEN hanno indicato che il riscaldamento prodotto dalla polvere può spingere l’acqua più in alto, facilitandone la fuga nello spazio.

La perdita del segnale e l’eredità scientifica di MAVEN

Prima della perdita del contatto, la telemetria indicava sottosistemi normali. Dopo il passaggio dietro Marte, la Deep Space Network non ha più ricevuto il segnale. L’analisi preliminare indica che la sonda era in modalità di sicurezza e ruotava troppo velocemente, con probabile scaricamento delle batterie.

La causa principale resta da chiarire, ma l’archivio scientifico resta enorme: la missione ha prodotto oltre 800 pubblicazioni e continuerà a essere usata dagli scienziati. MAVEN ha anche osservato la cometa interstellare 3I/ATLAS, tema legato alle discussioni recenti su NASA e 3I/ATLAS.

La fine della missione non chiude il lavoro su Marte. Al contrario, rende più chiaro il prossimo obiettivo: capire quanto l’ambiente spaziale condizioni l’abitabilità dei pianeti e quanto servirà proteggere le future missioni umane dalle stesse forze che hanno cambiato Marte.

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