DuckDuckGo ha deciso di rispondere alla corsa agli occhiali con intelligenza artificiale vendendo un paio di normalissimi occhiali da sole. Si chiamano Normal F***ing Sunglasses, costano 35 dollari e sono stati realizzati insieme a Knockaround. Non hanno fotocamere, microfoni, batteria, IA o connessione al cloud. Ed è esattamente questo il prodotto.
Dietro la battuta c’è un tema molto meno leggero: quanto siamo disposti ad accettare dispositivi capaci di vedere e ascoltare ciò che accade intorno a noi? DuckDuckGo, che ha costruito buona parte della propria identità commerciale sulla privacy, utilizza un accessorio volutamente semplice per mettere in discussione l’espansione degli smart glasses.
Cosa sono gli occhiali DuckDuckGo e perché non hanno tecnologia

Gli occhiali DuckDuckGo sono normali occhiali da sole prodotti con Knockaround e presentati come alternativa ironica agli smart glasses. Non registrano video, non ascoltano conversazioni e non inviano dati online perché al loro interno non esiste alcun componente elettronico. La loro funzione tecnologica, in pratica, consiste proprio nell’assenza di tecnologia.
La montatura è nera opaca con il logo DuckDuckGo e il prezzo annunciato negli Stati Uniti è di 35 dollari. Il produttore Knockaround propone diversi occhiali da sole in una fascia di prezzo simile attraverso il proprio catalogo ufficiale.
Il progetto è soprattutto una campagna di comunicazione. DuckDuckGo non sta entrando seriamente nel mercato dell’ottica né ha sviluppato una tecnologia capace di neutralizzare telecamere o riconoscimento facciale. Il messaggio è più semplice: chi indossa questi occhiali non porta sul viso una videocamera connessa.
L’operazione è coerente con la strategia dell’azienda. DuckDuckGo ha già cercato di differenziarsi dai servizi delle grandi piattaforme puntando sul controllo dei dati, dal browser DuckDuckGo per Windows agli strumenti pensati per ridurre alcune forme di tracciamento online.
Perché DuckDuckGo prende di mira gli smart glasses
Gli occhiali connessi stanno diventando dispositivi molto più completi rispetto alle prime generazioni. I Ray-Ban Meta, per esempio, integrano fotocamera, microfoni, altoparlanti, connessione wireless e funzioni basate su Meta AI. Questo permette di scattare fotografie, registrare video, telefonare e interagire con un assistente senza prendere in mano lo smartphone.
Sono funzioni utili, ma introducono un problema particolare: una telecamera indossabile può essere meno evidente rispetto a quella di un telefono tenuto davanti al viso. Il tema della privacy riguarda quindi anche chi si trova davanti agli occhiali e non soltanto chi li possiede.
Una persona può accorgersi facilmente che qualcuno la sta fotografando con uno smartphone, mentre interpretare ciò che sta facendo chi indossa un paio di smart glasses può essere meno immediato. Gli indicatori visivi associati alla registrazione aiutano, ma non eliminano il dibattito sull’uso sociale di dispositivi che combinano telecamera, microfoni e IA.
Le caratteristiche dei modelli commerciali mostrano quanto questi prodotti siano ormai vicini a piccoli computer indossabili. Per questo il confronto non riguarda soltanto autonomia e qualità delle fotocamere, ma anche consenso, gestione delle registrazioni e trattamento dei dati.
La battuta sugli occhiali nasconde una domanda più grande sulla privacy

La provocazione funziona anche perché arriva mentre l’elettronica di consumo incorpora funzioni connesse in oggetti sempre più comuni. Televisori, automobili, elettrodomestici, auricolari e dispositivi indossabili raccolgono quantità crescenti di informazioni per offrire servizi personalizzati.
Questo non significa che un prodotto privo di elettronica sia automaticamente migliore. Gli smart glasses possono essere utili per fotografia a mani libere, traduzione, comunicazione, accessibilità e assistenza contestuale. Il problema è capire quando una funzione connessa offre un vantaggio sufficiente a giustificare la raccolta e l’elaborazione dei dati.
È un principio che vale anche sul Web. Valutare quanto DuckDuckGo sia realmente orientato alla privacy significa conoscere quali dati vengono raccolti e quali limiti restano. Lo stesso ragionamento sta iniziando a riguardare gli oggetti che indossiamo.
Gli occhiali DuckDuckGo non risolvono quindi alcun problema tecnico e non vogliono farlo. Servono piuttosto a rendere visibile un paradosso: nel settore tecnologico l’aggiunta di sensori, IA e connessioni viene spesso presentata come un’evoluzione naturale, mentre anche scegliere di non raccogliere un dato può diventare una caratteristica del prodotto.
Se gli smart glasses continueranno a diffondersi, il confronto non riguarderà soltanto risoluzione delle fotocamere, autonomia e qualità degli assistenti. Diventeranno altrettanto importanti la riconoscibilità della registrazione, il consenso delle persone riprese e il modo in cui immagini e audio vengono elaborati. DuckDuckGo ha scelto una battuta da 35 dollari per ricordarlo, ma la questione è destinata a restare.