Go bag significa zaino di emergenza: una borsa pronta con ciò che serve per restare autonomi per almeno 72 ore. Non è un accessorio da survivalisti. L Unione Europea la collega a crisi molto concrete: blackout, eventi climatici estremi, cyberattacchi, evacuazioni e interruzioni dei servizi essenziali.
Il tema è tornato centrale dopo il 2022, con la guerra in Ucraina e l aumento delle campagne di preparazione civile in Europa. Nel 2025 la Commissione europea ha presentato la Preparedness Union Strategy, chiedendo agli Stati membri di aiutare i cittadini a gestire le prime ore di una crisi senza dipendere subito dai soccorsi.
Go bag da 72 ore: a cosa serve

Una go bag serve a coprire bisogni essenziali quando acqua, luce, rete mobile, trasporti o farmacie non funzionano normalmente. Le prime 72 ore sono considerate critiche perché i soccorsi devono valutare i danni, ripristinare i servizi e raggiungere le aree più colpite.
La strategia europea sulla preparazione parla di minacce diverse: tensioni geopolitiche, rischi informatici, manipolazione delle informazioni, cambiamento climatico e disastri naturali. In Italia il concetto si collega alle indicazioni della Protezione civile, che insiste da anni su prevenzione, piani familiari e comportamenti corretti prima dell emergenza.
Non è solo una questione domestica. La resilienza passa anche da infrastrutture, dati e territorio. Lo si vede in scenari di guerra e crisi, come nel caso dei record di biodiversità salvati in Ucraina, dove conservare informazioni e risorse diventa parte della risposta all emergenza.
Cosa mettere nella go bag senza riempirla di cose inutili
Il principio è semplice: la go bag deve essere raggiungibile, trasportabile e aggiornata. Uno zaino troppo pesante finisce per restare in casa. Meglio puntare su pochi oggetti essenziali, scelti in base alle persone presenti in famiglia, ai farmaci necessari e ai rischi della zona.
- Acqua: almeno 3 litri a persona al giorno, quindi circa 9 litri per 72 ore
- Cibo non deperibile, apriscatole, barrette, alimenti pronti e leggeri
- Farmaci personali, kit di primo soccorso, occhiali di riserva se necessari
- Torcia, radio a batterie, powerbank, batterie cariche e cavi
- Copie cartacee dei documenti, contanti, numeri utili e mappa locale
La parte tecnologica non va sottovalutata. Powerbank, radio e torcia possono fare la differenza quando smartphone e rete mobile diventano inaffidabili. Allo stesso tempo, una mappa cartacea resta utile perché non dipende da GPS, segnale o batteria.
Dal Giappone all Europa: perché la preparazione civile torna attuale

In Giappone la cultura bōsai, legata alla prevenzione dei disastri, è parte della vita quotidiana. Il primo settembre si celebra il Disaster Prevention Day, nato dal ricordo del terremoto del Kantō del 1923. Nei Paesi nordici e baltici, invece, la preparazione civile è rimasta viva per ragioni storiche e geopolitiche.
Nel 2024 la Svezia ha distribuito a milioni di famiglie l opuscolo In case of crisis or war, mentre altri Paesi europei hanno aggiornato manuali e guide. Il punto non è creare paura, ma ridurre la vulnerabilità nelle prime ore. Lo stesso approccio si vede in contesti estremi di ricostruzione, come i mattoni nati dalle macerie a Gaza, dove la risposta alla crisi passa anche da soluzioni pratiche e rapide.
Preparare una go bag non significa aspettarsi il peggio ogni giorno. Significa ammettere che servizi, energia e comunicazioni possono fermarsi. La domanda vera è più semplice: se per tre giorni dovessi contare solo su quello che hai in casa, saresti pronto?