La biodiversità Ucraina rischia di perdere non solo habitat ed ecosistemi, ma anche la memoria scientifica necessaria per comprenderli e proteggerli. Per questo un gruppo di ricercatori ha realizzato uno dei più grandi archivi digitali del Paese, recuperando quasi 73mila record storici relativi a specie animali, vegetali e microrganismi.
Perché salvare i dati sulla biodiversità Ucraina è fondamentale

I dati raccolti non rappresentano semplici elenchi di specie. Ogni record contiene informazioni geografiche e temporali che permettono agli scienziati di ricostruire la distribuzione della vita sul territorio nel corso di oltre un secolo. Senza queste informazioni diventa molto più difficile valutare i danni ambientali provocati dalla guerra o pianificare futuri interventi di recupero.
Il progetto è stato sviluppato dall’Ukrainian Nature Conservation Group e pubblicato attraverso la piattaforma internazionale Global Biodiversity Information Facility, che raccoglie dati sulla biodiversità provenienti da tutto il mondo. Il lavoro ha richiesto il recupero di riviste scientifiche rare, la digitalizzazione dei contenuti e una lunga fase di verifica manuale.
La guerra ha colpito molte infrastrutture scientifiche del Paese, così come è accaduto in altri settori strategici raccontati nell’approfondimento dedicato all’energia verde in Ucraina. La perdita di archivi e collezioni biologiche rischia infatti di avere conseguenze che dureranno decenni.
Come nasce un archivio con decine di migliaia di specie
Gran parte dei dati proviene da pubblicazioni scientifiche degli anni Venti e Trenta del Novecento, un periodo particolarmente attivo per la ricerca naturalistica ucraina. I ricercatori hanno dovuto localizzare documenti spesso dispersi, fotografarli, applicare sistemi di riconoscimento ottico dei caratteri e controllare manualmente ogni informazione.
Uno degli aspetti più complessi riguarda la georeferenziazione. Molte località riportate nei documenti storici hanno cambiato nome oppure non esistono più sulle mappe moderne. Per questo motivo ogni coordinata geografica deve essere verificata singolarmente, rendendo il processo estremamente lento.
- Circa 73mila record già pubblicati
- Dati provenienti da 60 riviste scientifiche storiche
- Possibile espansione futura fino a centinaia di migliaia di nuovi record
Dalla conservazione della natura alla resilienza digitale

Questo progetto dimostra che la protezione della biodiversità passa sempre più attraverso la conservazione digitale dei dati. Senza archivi affidabili non è possibile misurare le trasformazioni degli ecosistemi né valutare ciò che è stato perso. Lo stesso principio vale anche per la sicurezza informatica e la resilienza delle infrastrutture digitali, temi emersi più volte durante il conflitto, come mostrano gli episodi legati a FlyingYeti e ad altre campagne informatiche contro l’Ucraina.
I ricercatori prevedono di aggiungere fino a 300mila nuovi record nei prossimi anni. Se il progetto riuscirà a proseguire, potrebbe diventare uno dei più importanti esempi europei di tutela della memoria scientifica. La domanda è quanto patrimonio naturale e documentale possa ancora essere salvato prima che il conflitto cancelli altre tracce della storia ecologica del Paese.