Il dato delle 22 città in allerta rossa fotografa la giornata di lunedì 29 giugno 2026. Il giorno dopo, martedì 30 giugno, il bollettino del Ministero della Salute è salito a 25 città con livello 3, il massimo previsto dal sistema nazionale per le ondate di calore. Il punto non è solo il termometro vicino ai 40 gradi. Il bollino rosso scatta quando il caldo può creare problemi anche a persone sane, non solo ad anziani, bambini o malati cronici.
Cosa significa davvero allerta rossa per il caldo
Il Ministero della Salute usa quattro livelli. Il livello 0 indica assenza di rischio. Il livello 1 segnala condizioni da tenere d’occhio. Il livello 2 indica rischio elevato. Il livello 3, cioè il bollino rosso, arriva quando le condizioni di rischio durano per più giorni e possono pesare sulla salute nelle successive 24 o 48 ore.
Non è una semplice previsione meteo. Il sistema guarda temperatura, umidità, durata dell’ondata, ventilazione e risposta dell’organismo. Per questo due città con la stessa massima possono avere un livello diverso. Un pomeriggio a 38 gradi con aria secca non pesa come una notte a 29 gradi con umidità alta e case che non si raffreddano.
Il Ministero monitora 27 città italiane e pubblica bollettini con previsioni a 24, 48 e 72 ore. Nel bollettino del 29 giugno le città rosse erano Ancona, Bari, Bologna, Bolzano, Brescia, Campobasso, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Genova, Latina, Milano, Napoli, Palermo, Perugia, Pescara, Rieti, Roma, Torino, Venezia, Verona e Viterbo. Cagliari, Catania e Trieste erano ancora arancioni.
Perché il caldo estremo colpisce così tante città

La mappa non riguarda solo il Sud. Milano, Torino, Bolzano, Brescia e Venezia sono dentro la fascia rossa perché il caldo resta bloccato anche nelle aree urbane del Nord. Asfalto, cemento e palazzi trattengono calore durante il giorno e lo rilasciano di notte. Così il corpo recupera peggio, soprattutto se in casa non c’è ventilazione.
Il rischio cresce quando la temperatura resta alta per più giorni. Il corpo suda di più, perde liquidi e sali, il cuore lavora di più per raffreddare la pelle. Chi prende diuretici, farmaci per la pressione o vive con problemi cardiaci e respiratori può peggiorare in poche ore. Anche chi sta bene può finire nei guai se lavora al sole, fa sport nelle ore centrali o beve poco.
Martedì 30 giugno il numero delle città rosse è salito a 25, con picchi previsti intorno ai 40 gradi in diverse zone. Restavano fuori dal livello massimo solo Messina e Reggio Calabria, indicate con rischio più basso nei bollettini diffusi nelle stesse ore.
Cosa fare quando la tua città è in bollino rosso

Il bollino rosso chiede scelte molto concrete. Uscire alle 14 per fare commissioni non è la stessa cosa che uscire alle 8. Tenere le finestre aperte tutto il giorno può peggiorare la temperatura interna, se fuori l’aria è più calda della casa. Meglio chiudere tapparelle e finestre nelle ore più calde, arieggiare presto al mattino e dopo il tramonto.
Il Ministero indica anche il numero 1500 “Proteggiamoci dal caldo”, attivo per dare informazioni ai cittadini. Serve soprattutto a chi vive con persone fragili o non sa a chi rivolgersi in caso di dubbi.
Il consiglio meno comodo resta il più utile: controllare chi vive da solo. Una telefonata a un anziano, a un vicino o a un parente può pesare più di molte raccomandazioni generiche. Se in casa ci sono confusione, debolezza, pelle molto calda, svenimento o respiro difficile, non bisogna aspettare che “passi”. In quelle condizioni il caldo non è fastidio estivo. È un problema sanitario.