Artemis 3 cambia peso dentro il programma lunare della NASA: non sarà la missione del nuovo allunaggio, ma il banco di prova dei lander che dovranno portarci lì. Nel 2027 Orion resterà in orbita terrestre e proverà il rendezvous con i prototipi di Starship e Blue Moon Mark 2.
La scelta conta perché sposta il rischio prima del viaggio verso la Luna. Invece di scoprire eventuali problemi vicino al nostro satellite, NASA vuole verificare aggancio, software, comunicazioni e procedure con equipaggio in un ambiente più gestibile.
Artemis 3 servirà a testare i lander prima della Luna
Artemis 3 sarà una missione con equipaggio in orbita terrestre bassa: Orion dovrà agganciarsi a uno o due dimostratori commerciali sviluppati da SpaceX e Blue Origin. L’obiettivo è ridurre i rischi prima di Artemis 4, indicata dalla NASA come prima missione con allunaggio umano del nuovo programma.
Il Human Landing System della NASA è il mezzo che dovrà trasferire gli astronauti dall’orbita lunare alla superficie e poi riportarli a Orion. Non è un modulo secondario: è la parte che decide se il ritorno umano sulla Luna resta una tabella di marcia o diventa una missione realistica.
NASA ha annunciato il 9 giugno 2026 un equipaggio di quattro persone per Artemis 3: Randy Bresnik, Luca Parmitano, Andre Douglas e Frank Rubio. La presenza di Parmitano porta un astronauta ESA in una missione centrale del programma Artemis.
SpaceX punta su Starship anche come stadio verso la Luna
La modifica più delicata riguarda SpaceX. Il piano aggiornato prevede l’aggancio tra Orion e Starship in orbita terrestre, non in NRHO, la particolare orbita lunare pensata in origine per molte operazioni Artemis. Dopo l’aggancio, Starship dovrebbe eseguire la manovra di iniezione translunare con Orion collegata.
Il vantaggio dichiarato è doppio: il docking più critico avviene vicino alla Terra e il profilo di missione potrebbe richiedere meno propellente. Resta però un punto aperto: il numero aggiornato di lanci tanker necessari per rifornire Starship non è stato comunicato.
È un passaggio da leggere insieme ad altri test spaziali dove il valore sta nel provare prima i sistemi, come accadde con la missione DART. Lo stesso principio vale nello spazio commerciale: il caso Rassvet e il satellite perso mostra quanto un guasto possa pesare su una roadmap tecnologica.
Blue Origin semplifica Blue Moon, ma il calendario resta stretto
Per Blue Origin il cambio architetturale riguarda Blue Moon Mark 2. Il vecchio concetto basato su un trasportatore criogenico viene messo da parte a favore di stadi di trasferimento derivati da Blue Moon Mark 1. Tradotto: meno elementi nuovi da sviluppare, quindi meno punti di possibile ritardo.
Artemis 4, prevista per l’inizio del 2028, resta il vero obiettivo: due astronauti dovrebbero scendere vicino al Polo Sud lunare per circa una settimana, secondo il profilo descritto dalla missione Artemis IV della NASA. Artemis 3 diventa quindi il filtro tecnico che dirà quanto sia credibile quella data.
Il punto ora è semplice: Artemis 3 non porta ancora astronauti sulla Luna, ma può decidere se il nuovo allunaggio del 2028 avrà basi solide o se resterà intrappolato tra ambizione, carburante, docking e calendario industriale.