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NotiziaCuriosità e rumor

Gli antenati dei mammiferi deponevano le uova: la conferma arriva da un embrione di 250 milioni di anni fa

Un embrione di Lystrosaurus di 250 milioni di anni fa, analizzato con luce di sincrotrone, conferma che gli antenati dei mammiferi deponevano le uova.

Redazione 2 mesi fa Commenta! 9
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Il sospetto era presente da decenni nella comunità scientifica, ma mancava la prova diretta. Adesso quella prova esiste: gli antenati dei mammiferi deponevano le uova, e a confermarlo è un embrione perfettamente conservato all’interno di un uovo fossile risalente a 250 milioni di anni fa, depositato da un Lystrosaurus, animale estinto considerato uno dei precursori dei mammiferi. Lo studio, pubblicato sulla rivista Plos One, è frutto della collaborazione tra l’Università del Witwatersrand in Sudafrica e la struttura europea ESRF, che ha messo a disposizione la propria tecnologia a luce di sincrotrone per osservare l’embrione senza distruggerlo.

Contenuti di questo articolo
Chi era il Lystrosaurus: un sopravvissuto straordinarioLa scoperta: un fossile trovato nel 2008, analizzato nel 2026La prova tecnica: la mandibola non fusaUova dal guscio molle: perché sono così rareUova grandi e ricche di tuorlo: una strategia evolutiva vincenteIl significato evolutivo: il confine tra rettili e mammiferi

Chi era il Lystrosaurus: un sopravvissuto straordinario

Mammiferi

Prima di entrare nel dettaglio della scoperta, vale la pena inquadrare il protagonista di questa storia. Il Lystrosaurus era un vertebrato terrestre appartenente al gruppo dei dicinodontia, erbivori con due zanne caratteristiche e un becco corneo, vissuto principalmente tra la fine del Permiano e l’inizio del Triassico, tra circa 255 e 245 milioni di anni fa. Nonostante la sua forma esteriormente simile a quella di un maiale tozzo, il Lystrosaurus è filogeneticamente posizionato nel ramo degli Synapsida, il gruppo che include gli antenati diretti di tutti i mammiferi odierni.

La caratteristica che rende questo animale particolarmente interessante per la ricerca evoluzionistica non riguarda solo la sua posizione nell’albero della vita, ma la sua straordinaria capacità di sopravvivenza. Il Lystrosaurus è l’unico grande vertebrato terrestre noto ad aver attraversato indenne la Grande Estinzione del Permiano, avvenuta circa 252 milioni di anni fa, l’evento di estinzione di massa più catastrofico nella storia del nostro pianeta, che eliminò oltre il 90% delle specie marine e circa il 70% di quelle terrestri.

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Mentre quasi tutto scompariva, il Lystrosaurus non solo sopravvisse, ma dominò gli ecosistemi del Triassico inferiore per milioni di anni in un mondo caratterizzato da temperature elevate, siccità prolungate e ambienti profondamente alterati. Capire come ci riuscì è una delle domande che questo studio contribuisce a rispondere.

La scoperta: un fossile trovato nel 2008, analizzato nel 2026

La storia di questo reperto inizia quasi vent’anni fa. Jennifer Botha, ricercatrice dell’Istituto di studi evoluzionistici dell’Università del Witwatersrand in Sudafrica e co-autrice dello studio, ha raccontato che il fossile fu individuato durante una spedizione sul campo che lei stessa guidò nel 2008. Fu il suo preparatore fossile, John Nyaphuli, a notare un piccolo nodulo che inizialmente mostrava solo minuscoli frammenti di osso.

Mentre Nyaphuli procedeva alla preparazione del campione, emerse qualcosa di inatteso: un cucciolo di Lystrosaurus perfettamente raggomitolato, in posizione fetale. Botha sospettava già allora che l’animale fosse morto all’interno dell’uovo, ma la tecnologia disponibile all’epoca non permetteva di confermarlo senza danneggiare il reperto.

Ci sono voluti quasi diciassette anni per ottenere quella conferma. La svolta è arrivata grazie alla luce di sincrotrone dell’ESRF, la European Synchrotron Radiation Facility di Grenoble, una delle infrastrutture di ricerca più avanzate al mondo. La luce di sincrotrone si comporta come un microscopio di potenza straordinaria, capace di attraversare materiali opachi e rivelare strutture interne con una risoluzione che nessun altro strumento può raggiungere senza distruggere il campione.

La prova tecnica: la mandibola non fusa

Mammiferi

L’analisi condotta da Julien Benoit, Jennifer Botha e Vincent Fernandez dell’ESRF ha permesso di osservare un dettaglio anatomico decisivo. Le due metà della mandibola dell’embrione non si erano ancora fuse tra loro, una condizione tipica degli individui in fase di sviluppo prenatale o neonatale molto precoce.

Come ha spiegato Benoit, il fatto che questa fusione non fosse ancora avvenuta dimostra che l’individuo sarebbe stato incapace di nutrirsi da solo. Non si trattava quindi di un cucciolo appena nato e morto precocemente, ma di un embrione che non aveva ancora completato il proprio sviluppo, ancora all’interno dell’uovo al momento della morte.

Questa evidenza anatomica ha fornito la conferma cercata: il Lystrosaurus si riproduceva deponendo uova, come fanno oggi i rettili e gli uccelli, e non partorendo piccoli già sviluppati come avviene nella maggior parte dei mammiferi attuali.

Uova dal guscio molle: perché sono così rare

Uno degli aspetti più interessanti della ricerca riguarda le caratteristiche fisiche delle uova di Lystrosaurus. Secondo i ricercatori, queste uova avevano con ogni probabilità un guscio molle, simile a quello delle uova di alcuni rettili odierni come le lucertole e i serpenti, e non un guscio rigido e mineralizzato come quello delle uova di dinosauro o degli uccelli.

Questa caratteristica spiega in gran parte perché i fossili di uova di Lystrosaurus siano estremamente rari. Le uova a guscio molle si degradano molto più rapidamente nel tempo e difficilmente si fossilizzano, poiché prive della struttura calcarea che favorisce la mineralizzazione e la conservazione su scala geologica. Il reperto descritto nello studio è quindi eccezionale non solo per il suo contenuto, ma per il semplice fatto di essere sopravvissuto fino ai nostri giorni.

Uova grandi e ricche di tuorlo: una strategia evolutiva vincente

Lo studio fornisce anche indicazioni sulla strategia riproduttiva del Lystrosaurus, che potrebbe essere uno dei fattori alla base del suo straordinario successo evolutivo.

I ricercatori ritengono che le uova fossero relativamente grandi rispetto alle dimensioni corporee dell’animale e probabilmente più ricche di tuorlo e nutrienti rispetto alla media. Questa caratteristica avrebbe reso gli embrioni più autonomi durante lo sviluppo, riducendo la dipendenza dall’ambiente esterno per l’approvvigionamento nutritivo.

Una conseguenza probabile di questo sistema è che il Lystrosaurus non allattasse i piccoli dopo la schiusa, a differenza dei mammiferi moderni. Le uova, più resistenti alla disidratazione grazie alla loro struttura, sarebbero state adatte a essere deposte in ambienti aridi e caldi come quelli del Triassico inferiore.

I cuccioli che ne nascevano erano probabilmente precoci: in grado di nutrirsi autonomamente sin dai primi momenti di vita, capaci di sfuggire ai predatori senza assistenza parentale e di raggiungere rapidamente la maturità riproduttiva. Un insieme di caratteristiche che, secondo i ricercatori, contribuisce a spiegare il successo del Lystrosaurus in un mondo post-estinzione dove la capacità di adattarsi rapidamente a condizioni difficili era la differenza tra prosperare e scomparire.

Il significato evolutivo: il confine tra rettili e mammiferi

Mammiferi

Questa scoperta si inserisce in un dibattito scientifico di lungo corso sul momento e le modalità in cui la riproduzione vivipara, ovvero il parto di piccoli già sviluppati, si è affermata nel ramo degli antenati dei mammiferi. I mammiferi attuali si dividono in tre gruppi principali dal punto di vista riproduttivo: i monotremi come l’ornitorinco e l’echidna, che depongono uova; i marsupiali come il canguro, che partoriscono piccoli in fase molto precoce completando lo sviluppo nel marsupio; e i placentati, che includono la maggioranza delle specie di mammiferi inclusa quella umana, il cui sviluppo embrionale avviene interamente nell’utero.

Il fatto che i monotremi depongano ancora le uova era già considerato un indizio che la riproduzione ovipara fosse ancestrale nel ramo dei mammiferi, ma mancava evidenza fossile diretta. Il Lystrosaurus, posizionato nel ramo degli Synapsida molto prima della comparsa dei mammiferi veri e propri, fornisce ora quella conferma per un periodo evolutivo chiave, quello di transizione tra i sinapsidi del Permiano e i mammiferi del Mesozoico.

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