Admiral Nakhimov è tornata a Severomorsk dopo quasi 29 anni fuori linea. La nave russa, costruita in epoca sovietica e poi rimasta per decenni tra cantieri e rinvii, è rientrata nella base della Flotta del Nord il 26 giugno 2026, durante l’ultima fase delle prove in mare. Non è una nave nuova, e questo va detto subito. È uno scafo enorme, riempito di sistemi aggiornati e pensato per portare molti missili lontano dalla costa.
Admiral Nakhimov: Il ritorno pesa

Il ritorno dell’Admiral Nakhimov pesa per tre motivi: dimensioni, autonomia e missili. La nave appartiene alla classe Kirov, misura circa 252 metri e usa propulsione nucleare. Non serve per pattugliare vicino a riva. Serve a scortare unità russe più delicate, soprattutto i sottomarini nucleari nel Nord.
La parte più discussa riguarda le celle di lancio verticale. Le stime parlano di circa 176 celle, un numero enorme per una nave di superficie. Qui però conviene restare freddi: Mosca non pubblica sempre dati tecnici chiari, quindi la configurazione finale va controllata con fonti militari indipendenti.
Missili e difesa: cosa avrebbe cambiato il refit
Il vecchio arsenale sovietico dovrebbe aver lasciato spazio a missili più recenti, tra cui Kalibr, Oniks e forse Zircon. La nave avrebbe ricevuto anche sistemi antisommergibile come Paket-NK e Otvet, più elicotteri Kamov Ka-27 per cercare sommergibili. In mare aperto, il punto è questo: vedere prima, sparare prima, resistere a siluri e missili in arrivo.
Il confronto con altri mezzi ad alta velocità aiuta a leggere il tema senza propaganda. Quando si parla di missili e tempi di reazione, pochi secondi cambiano tutto, come accade anche nel caso del NASA X-59 e del volo supersonico. La differenza è che qui non si parla di ricerca aeronautica, ma di armi.
- Lunghezza stimata: circa 252 metri
- Equipaggio: oltre 700 persone
- Propulsione: nucleare
- Rientro a Severomorsk: 26 giugno 2026
- Celle verticali indicate dalle stime: circa 176
Il limite grosso resta lo scafo: è enorme e si vede
Il problema dell’Admiral Nakhimov è nello scafo. È grande, alto, nato prima delle navi con forme studiate per ridurre la traccia radar. Non è una nave invisibile. Può portare molti missili, ma può anche essere seguita da satelliti, radar, aerei da pattugliamento e droni navali.
Questo non la rende inutile. La rende diversa da come viene spesso raccontata. Non è un fantasma del mare. È una piattaforma armata, costosa da proteggere e utile soprattutto se lavora dentro una rete di radar, sottomarini, aerei e difese costiere.
La posizione di Severomorsk spiega il resto. La base si trova nella zona della Flotta del Nord, vicino alle rotte artiche e ai sottomarini russi con missili balistici. Anche le immagini spaziali, come mostra il caso di Earthrise restaurato dalla NASA, ricordano una cosa semplice: oggi vedere, tracciare e trasmettere dati conta quasi quanto sparare.
Admiral Nakhimov può dare alla Russia una nave con molti lanciatori e lunga autonomia. Ma resta un bersaglio grande, nato da un progetto vecchio e rimesso in mare dopo troppi anni di lavori. Il dato da guardare ora non è il rientro in porto. È quanto dureranno i test e se la nave riuscirà a operare davvero con il resto della flotta, non solo nelle foto ufficiali.