La NASA ha utilizzato un sistema di allerta quasi in tempo reale per decidere quando lanciare i razzi sonda che osservano i brillamenti solari. Il 14 maggio 2026, dall’Alaska, il razzo con lo strumento FOXSI-5 è partito mentre il Sole era attivo e ha osservato tre piccoli brillamenti. La novità descritta in uno studio pubblicato il 4 novembre non è la previsione esatta di un’eruzione con giorni di anticipo: è la capacità di riconoscere rapidamente un evento, stimarne la durata e capire se il razzo riuscirà a osservarlo prima che finisca.
Che cosa ha osservato FOXSI-5?
Il 14 maggio 2026 alle 11:23 ora locale, un razzo Black Brant IX con il Focusing Optics X-ray Solar Imager, quinta versione (FOXSI-5), è decollato dal Poker Flat Research Range vicino a Fairbanks, in Alaska. Secondo il comunicato NASA del 4 novembre, lo strumento ha raccolto osservazioni di tre piccoli brillamenti nel corso del volo. Il risultato riguarda ciò che il telescopio ha misurato durante una campagna scientifica: non implica che quel giorno si sia verificata una tempesta geomagnetica pericolosa sulla Terra.
Perché serve un allarme per lanciare un razzo?
Un brillamento è una rapida liberazione di energia nelle regioni magneticamente attive del Sole. Può svilupparsi e spegnersi in tempi brevi. Un razzo sonda invece deve essere preparato, lanciato, raggiungere una quota utile e orientare gli strumenti. Una volta sopra l’atmosfera, la finestra di osservazione è di circa cinque minuti. Se il fenomeno è già terminato, il telescopio può perdere proprio la fase più interessante.
I satelliti osservano il Sole per lunghi periodi e forniscono il contesto. Il razzo suborbitale permette di portare strumenti specializzati per una campagna breve, raccogliendo dati su radiazioni che l’atmosfera terrestre assorbe in gran parte, come i raggi X solari. I due approcci sono complementari, non alternativi.
Come funziona il nuovo sistema di allerta?
La procedura descritta dalla NASA combina le misure in raggi X e ultravioletto delle regioni attive del Sole. Tra gli strumenti utilizzati ci sono il Solar Dynamics Observatory della NASA, i satelliti meteorologici GOES della NOAA e osservatori terrestri. I dati aiutano a individuare dove è in corso il brillamento e a stimare, pochi minuti dopo la sua rilevazione, quanto potrebbe durare.
| Domanda | Che cosa può indicare il sistema | Che cosa non garantisce |
|---|---|---|
| Dove sta avvenendo il brillamento? | La sua posizione sul disco solare | Che ogni strumento riesca a osservarlo |
| Durerà abbastanza? | Una stima della persistenza dell’evento | Una durata esatta senza margine d’errore |
| Quando lanciare? | Informazioni tempestive per la decisione dei responsabili | Un lancio automatico o sempre riuscito |
È una forma di previsione a brevissimo termine, non una certezza sul futuro comportamento del Sole. Rispetto a un generico bollettino sulla probabilità di brillamenti nelle ore successive, risponde a una domanda operativa molto più stretta: ci sarà ancora un evento osservabile quando il razzo arriverà in quota?
Quali risultati erano già arrivati nel 2024?
La NASA aveva già utilizzato una versione precedente dell’allerta nell’aprile 2024, quando due razzi partiti dall’Alaska hanno osservato un brillamento ancora in corso. Uno trasportava FOXSI-4, dedicato ai raggi X, e l’altro l’esperimento Hi-C Flare, dedicato all’osservazione della corona solare nell’ultravioletto. Nel maggio 2026, una versione migliorata dell’allerta è stata impiegata per FOXSI-5. Il confronto mostra un progresso della strategia di coordinamento delle osservazioni; non costituisce, da solo, una misura definitiva dell’accuratezza statistica del sistema su tutte le classi di brillamenti.
Può prevedere blackout radio o tempeste geomagnetiche?
Non direttamente, almeno non sulla base di questo esperimento. Un sistema costruito per decidere il lancio di un razzo studia soprattutto posizione e durata di un brillamento. Le conseguenze del meteo spaziale per radio, navigazione satellitare e infrastrutture dipendono anche da altri fenomeni e dalle condizioni vicino alla Terra. La ricerca potrebbe offrire dati utili a migliorare in futuro i modelli, ma non equivale a un nuovo servizio operativo che avvisa i cittadini dei blackout.
Per approfondire il quadro generale si può leggere la nostra guida su come le tempeste solari possono interessare le tecnologie terrestri. Sullo studio delle particelle accelerate dal Sole è disponibile anche l’articolo sulle osservazioni di Solar Orbiter e le particelle energetiche solari: sono ricerche collegate al meteo spaziale, ma rispondono a domande scientifiche diverse.
Quali limiti restano e che cosa accadrà dopo?
Il sistema ha prodotto osservazioni utili in campagne selezionate, ma il successo dei singoli voli non dimostra che funzionerà sempre con brillamenti di intensità, durata e geometria differenti. Contano anche la rapidità dei dati, la posizione del fenomeno, le condizioni operative e la disponibilità del razzo. La NASA riferisce che il gruppo sta perfezionando il metodo con il supporto dell’Early Career Investigator Program. Il lavoro è descritto in uno studio pubblicato il 4 novembre 2026 su The Astrophysical Journal.
La differenza importante, per chi segue le scoperte spaziali, è questa: il passo avanti non consiste nell’aver domato i brillamenti solari, ma nell’aver trasformato dati già osservati in una decisione scientifica presa entro pochi minuti, aumentando la possibilità di fotografare un evento prima che svanisca.




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