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Blue Origin chiede 50 lanci l’anno: il piano per New Glenn

Dal nuovo stabilimento ai booster riutilizzabili: il piano industriale per lanciare più spesso, senza confondere obiettivi e autorizzazioni.

New glenn terzo volo blue origin risultato
New Glenn terzo volo Blue Origin risultato
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Blue Origin vuole trasformare New Glenn in un razzo capace di sostenere lanci molto più frequenti: il 16 ottobre 2026 ha illustrato un piano industriale in Florida che include nuove fabbriche, rampe e piattaforme di recupero. L’azienda ha chiesto di aumentare il numero di lanci autorizzati al Launch Complex 36 da 12 a 50 all’anno. È una richiesta, non un’autorizzazione già concessa. Il progetto complessivo punta a rendere possibili più missioni alla settimana entro la fine del decennio.

Il passaggio è importante perché, per competere nel mercato spaziale, non basta costruire un razzo potente: servono linee di produzione, strutture per preparare i satelliti e procedure per recuperare e riutilizzare rapidamente gli stadi. Il piano è descritto nel comunicato pubblicato da Blue Origin il 16 ottobre, firmato dal responsabile delle operazioni Ian Richardson.

Da 12 a 50 lanci l’anno: cosa ha chiesto Blue Origin

Blue Origin ha presentato una valutazione ambientale per portare il limite di lanci richiesto al complesso LC-36 da 12 a 50 missioni annue. La cifra rappresenta un potenziale tetto operativo per la rampa, non un calendario di voli confermati. Le autorizzazioni, la disponibilità del razzo, i clienti e l’affidabilità dei sistemi determineranno la frequenza effettiva.

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Al centro del progetto ci sono due infrastrutture: LC-36A, in ripristino dopo l’anomalia verificatasi durante un test nel maggio 2026, e LC-36B, in costruzione per la versione New Glenn 9×4. L’azienda prevede anche altre rampe sulla Space Coast, ma non ha trasformato questa previsione in una data definitiva di apertura.

La distinzione conta: nel nostro articolo sul ritorno al volo di New Glenn dopo l’incidente al banco di prova abbiamo analizzato le difficoltà del programma. L’annuncio di ottobre descrive invece come Blue Origin vuole aumentare i voli nel medio periodo, una volta completati impianti e qualifiche.

Una nuova fabbrica da 330 milioni di dollari

Nel complesso industriale Rocket Park, vicino al Kennedy Space Center, è in corso un ampliamento da 330 milioni di dollari dedicato al secondo stadio della configurazione New Glenn 9×4. Blue Origin indica l’estate 2027 come obiettivo per il completamento: a regime, l’impianto dovrebbe consentire una capacità produttiva fino a 150 stadi superiori all’anno.

Questo dato non equivale a 150 lanci: descrive una capacità teorica di fabbricazione, non la domanda commerciale né il ritmo di missioni programmato. L’azienda parla anche di automazione della saldatura, della lavorazione e dei controlli, con l’obiettivo di rendere la produzione più ripetibile e ridurre i colli di bottiglia.

La vera sfida è preparare più missioni contemporaneamente

Una nuova struttura per i carichi utili, realizzata con la US Space Force a Cape Canaveral, prevede quattro aree di preparazione dei payload, due di incapsulamento e spazi per più carichi sulla stessa missione. Una struttura di integrazione verticale permetterà di allestire i veicoli mentre prosegue il lavoro sugli altri lanciatori. Il sistema è pensato anche per missioni di sicurezza nazionale.

Blue Origin afferma di avere investito oltre 3 miliardi di dollari nelle proprie infrastrutture in Florida. Secondo i dati aziendali, oggi le sue operazioni nella regione coinvolgono più di 5.000 dipendenti, 500 fornitori e oltre 20 siti. Sono cifre dichiarate dal produttore, non una valutazione indipendente sull’efficienza futura del programma.

Due nuove piattaforme in mare per recuperare i booster

Il primo stadio di New Glenn è progettato per tornare su una piattaforma marittima. Blue Origin utilizza già Jacklyn, ormeggiata nella zona di Port Canaveral, e sta lavorando a due ulteriori piattaforme di atterraggio. A terra, i booster recuperati dovranno essere ispezionati e preparati per i voli successivi.

Il punto decisivo è il tempo necessario fra un recupero e la successiva missione: nuove rampe senza manutenzione e riutilizzo rapidi non garantirebbero una vera accelerazione. Anche i test dei componenti restano essenziali. A luglio abbiamo raccontato l’accordo con NASA per provare lo stadio superiore di New Glenn a Stennis, un tassello distinto ma complementare del programma.

Quando potranno partire davvero 50 missioni?

Non esiste ancora una data confermata per raggiungere 50 lanci annuali. Blue Origin parla di un’infrastruttura in grado di sostenere più voli alla settimana entro la fine degli anni Venti, ma ammettere tale capacità operativa richiederà il completamento degli stabilimenti, l’approvazione delle necessarie autorizzazioni e una sequenza di missioni sufficientemente affidabile.

La novità del 16 ottobre, quindi, non è un razzo che improvvisamente volerà 50 volte l’anno: è la decisione di investire sull’intera filiera industriale per rendere possibile una cadenza elevata. Sarà il confronto tra obiettivi annunciati e voli effettivamente completati a misurare il successo del piano.

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