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Telescopio Swift: perché cadrà sulla Terra e perché la NASA non può più salvarlo

LINK si è fermato a 12-15 km da Swift: il telescopio NASA ha ripreso parte delle osservazioni, ma il rientro resta inevitabile.

Telescopio swift
Telescopio Swift
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Aggiornamento dell’11 settembre 2026: LINK è arrivato a circa 12-15 km dal telescopio Swift, ma non tenterà né la cattura né il rialzo dell’orbita. NASA e Katalyst Space hanno completato gli ultimi test di prossimità del veicolo robotico e confermato che non ci saranno avvicinamenti ulteriori. Il salvataggio è quindi definitivamente escluso, ma la missione ha comunque raccolto dati utili per il futuro servicing dei satelliti.

Nel frattempo Swift ha ripreso a fare scienza: il 26 agosto NASA ha riattivato l’Ultraviolet/Optical Telescope (UVOT) e l’X-Ray Telescope (XRT), due dei tre strumenti dell’osservatorio. Il Burst Alert Telescope (BAT) era ancora fermo nell’ultimo aggiornamento ufficiale disponibile. Il problema orbitale, però, non è cambiato: senza un boost esterno Swift continuerà a perdere quota fino al rientro nell’atmosfera.

SituazioneDato aggiornato
Distanza minima LINK-Swiftcirca 12-15 km
Cattura di SwiftAnnullata
Rialzo orbitaleAnnullato
UVOT e XRTRiattivati il 26 agosto
BATAncora fermo nell’ultimo aggiornamento NASA
LINKDeorbit previsto 2-3 settimane dopo il 4 settembre, secondo Katalyst
SwiftContinua a perdere quota e resta destinato al rientro
Telescopio swift della nasa in orbita terrestre

Il nuovo aggiornamento della NASA del 4 settembre chiude una delle ultime domande rimaste aperte dopo l’annullamento del salvataggio. Katalyst ha rialzato l’orbita di LINK e l’ha allineata con quella di Swift, poi ha dispiegato tutti e tre i bracci robotici e acceso contemporaneamente i tre propulsori elettrici alimentati a xenon.

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Il veicolo è arrivato a una distanza compresa tra 7,5 e 9 miglia, cioè circa 12-15 km. È abbastanza vicino per una dimostrazione tecnologica in orbita, ma non per completare l’obiettivo originale: LINK non si avvicinerà ulteriormente e non proverà ad afferrare Swift.

Questo dettaglio è importante perché nelle settimane precedenti la missione era rimasta in una zona intermedia: il boost era stato cancellato, ma NASA e Katalyst volevano ancora capire quante capacità del veicolo potessero essere dimostrate senza aumentare il rischio. I test di settembre mostrano che LINK è riuscito comunque a eseguire manovre, dispiegamento robotico e operazioni di prossimità dopo i problemi di controllo dell’assetto che avevano compromesso la missione.

La missione era stata ridimensionata il 19 agosto 2026. LINK aveva avuto problemi al sistema di controllo dell’assetto: due reaction wheel non risultavano operative e anche il sistema a gas freddo aveva perso parte delle proprie capacità. Un aggiornamento software aveva permesso di recuperare il controllo, ma non con un margine sufficiente per affrontare la fase più delicata.

Un rendezvous ravvicinato richiede infatti precisione molto maggiore di un semplice passaggio a chilometri di distanza. Swift è stato progettato nei primi anni Duemila e non dispone di un’interfaccia di docking pensata per una futura manutenzione robotica. LINK avrebbe dovuto identificare e afferrare strutture fisiche del satellite senza danneggiarlo.

Con un controllo d’assetto degradato, un errore avrebbe potuto provocare una collisione e creare detriti in orbita. Per questo NASA e Katalyst hanno preferito fermarsi prima della cattura e utilizzare ciò che restava della missione come banco di prova tecnologico.

Swift ha ripreso le osservazioni scientifiche?

Sì, ma non ancora con tutti e tre gli strumenti. Nella nota ufficiale del 28 agosto, NASA ha comunicato che UVOT e XRT sono stati riaccesi il 26 agosto. Erano stati spenti a febbraio per ridurre la resistenza aerodinamica e guadagnare tempo in vista del tentativo di boost.

Il Burst Alert Telescope era invece stato fermato ad aprile per ridurre il consumo energetico e consentire un orientamento dei pannelli solari più favorevole alla riduzione del drag. NASA indicava di essere al lavoro per riportarlo alla raccolta dati nelle settimane successive, ma nell’ultimo aggiornamento ufficiale qui considerato non ne confermava ancora la riattivazione.

La ripresa di UVOT e XRT chiarisce un punto: Swift non sta finendo la propria missione perché gli strumenti scientifici siano diventati inutilizzabili. L’osservatorio continua a produrre dati, ma l’orbita sta decadendo più rapidamente di quanto il satellite possa compensare, perché non possiede propulsori per rialzarsi autonomamente.

Neil gehrels swift observatory della nasa

Perché il telescopio Swift sta perdendo quota

Swift orbita abbastanza vicino alla Terra da incontrare ancora una quantità estremamente rarefatta di atmosfera. Le molecole presenti a quelle quote esercitano una piccola resistenza sul satellite. Il fenomeno è debole, ma continuo: nel tempo sottrae energia all’orbita e fa diminuire l’altitudine.

Negli ultimi anni il problema è stato aggravato dall’attività solare. Quando gli strati più esterni dell’atmosfera vengono riscaldati e si espandono, la densità incontrata dai satelliti in orbita bassa aumenta e con essa cresce anche il drag. Swift non ha un sistema di propulsione capace di compensare autonomamente questa perdita.

È proprio per questo che NASA aveva tentato una soluzione esterna con LINK. Abbiamo seguito il progetto fin dall’inizio, quando l’agenzia aveva pianificato di salvare Swift con il veicolo Katalyst lanciato da un Pegasus XL.

Quando rientrerà Swift nell’atmosfera?

Non c’è ancora una data precisa. NASA aveva calcolato che le operazioni a basso drag avrebbero mantenuto Swift sopra i 300 km di quota almeno fino a ottobre 2026. Sotto quella soglia operare il telescopio diventa più difficile e la velocità con cui perde altitudine aumenta.

Con la ripresa delle osservazioni scientifiche, l’agenzia stimava a fine agosto che Swift avrebbe raggiunto i 300 km entro uno o due mesi. Il momento effettivo del rientro dipende però dall’attività solare e dalla densità dell’alta atmosfera, quindi la previsione viene raffinata man mano che l’orbita scende.

Durante il rientro la maggior parte del veicolo verrà sottoposta a temperature estreme e si disintegrerà nell’atmosfera. Parlare di un telescopio che “cade sulla Terra” è quindi una semplificazione: non significa che Swift arriverà integro al suolo.

Il veicolo di Katalyst ha a sua volta una vita residua molto breve. Nel comunicato del 4 settembre, il team stimava che LINK sarebbe rientrato dopo altre due o tre settimane. Non essendoci più un tentativo di cattura, il suo compito finale è raccogliere quanti più dati possibili sulle capacità di manovra e servicing.

Il mancato salvataggio non rende quindi la missione completamente inutile. LINK ha permesso di verificare in orbita un veicolo sviluppato in tempi molto stretti, compresi bracci robotici, propulsione elettrica e procedure di prossimità. I problemi incontrati sono a loro volta dati tecnici che possono influenzare la progettazione di futuri sistemi di manutenzione satellitare.

Cos’è il Neil Gehrels Swift Observatory

Swift è stato lanciato il 20 novembre 2004 ed è stato progettato soprattutto per studiare i gamma-ray burst, esplosioni estremamente energetiche che possono essere associate al collasso di stelle molto massicce o alla fusione di oggetti compatti.

La sua forza è la rapidità. Quando rileva un evento improvviso può ruotare e puntare rapidamente gli strumenti verso la sorgente, consentendo agli astronomi di seguirne l’evoluzione e coordinare osservazioni con altri telescopi.

  • BAT, Burst Alert Telescope: individua lampi di raggi gamma.
  • XRT, X-Ray Telescope: osserva le sorgenti nei raggi X.
  • UVOT, Ultraviolet/Optical Telescope: studia gli eventi nell’ultravioletto e nella luce visibile.
Telescopio spaziale swift e strumenti scientifici nasa

Perché il caso Swift conta per il futuro dei satelliti

LINK doveva dimostrare qualcosa di molto più ampio del semplice salvataggio di un telescopio: la possibilità di raggiungere, catturare e modificare l’orbita di un satellite che non era stato progettato per essere servito. È una capacità che potrebbe diventare importante per prolungare la vita di missioni costose e ridurre la necessità di sostituire hardware ancora scientificamente valido.

Il test non ha raggiunto l’obiettivo massimo, ma è arrivato abbastanza vicino da fornire un caso reale su ciò che funziona e ciò che deve essere migliorato. Per Swift il risultato non cambia: senza un nuovo intervento, che al momento non è previsto, l’orbita continuerà a decadere.

La situazione è quindi paradossale: Swift è tornato a osservare l’Universo proprio mentre si avvicina alla fine della propria vita orbitale. LINK è arrivato a 12-15 km, ha dimostrato parte delle proprie tecnologie, ma non tenterà il contatto. Il telescopio continuerà a lavorare finché condizioni orbitali ed energetiche lo permetteranno, poi il drag atmosferico chiuderà una missione iniziata nel 2004.

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