Il telescopio spaziale Swift è destinato a rientrare nell’atmosfera terrestre dopo che NASA e Katalyst Space hanno rinunciato alla missione progettata per rialzarne l’orbita. Il problema non è un improvviso guasto del telescopio: a fallire è stato LINK, il veicolo robotico che avrebbe dovuto raggiungere Swift, agganciarlo e trascinarlo verso un’orbita più alta.
La decisione è arrivata il 19 agosto 2026, dopo settimane di tentativi per recuperare il controllo di LINK. I persistenti problemi al sistema di controllo dell’assetto hanno reso troppo rischiosa la fase decisiva della missione. Senza il boost orbitale, Swift continuerà quindi a perdere quota fino al rientro nell’atmosfera previsto nel corso del 2026.
È l’epilogo della missione che avevamo seguito fin dall’inizio, quando NASA aveva preparato un razzo lanciato da un aereo per tentare di salvare il telescopio Swift.
Perché il telescopio Swift cadrà sulla Terra?

Swift orbita relativamente vicino alla Terra e, nonostante si trovi nello spazio, incontra ancora una tenuissima quantità di atmosfera terrestre.
Questa genera resistenza aerodinamica, chiamata atmospheric drag, che sottrae gradualmente energia all’orbita del satellite. Di conseguenza, l’altitudine diminuisce lentamente.
Nel caso di Swift il fenomeno è stato aggravato negli ultimi anni dalla maggiore attività del Sole. Quando l’attività solare aumenta, gli strati più esterni dell’atmosfera terrestre si riscaldano e si espandono, aumentando la resistenza incontrata dai satelliti in orbita bassa. NASA aveva già individuato questo processo come una delle cause dell’accelerazione del decadimento orbitale dell’osservatorio.
Il problema fondamentale è che Swift non dispone di un sistema di propulsione capace di riportarlo autonomamente verso un’orbita più alta.
Da qui era nata la missione LINK.
| Domanda | Risposta |
|---|---|
| Swift funziona ancora? | Sì, il problema principale è la perdita di quota |
| Perché perde quota? | Resistenza dell’atmosfera terrestre |
| L’attività solare influisce? | Sì, può aumentare il drag atmosferico |
| Swift può rialzarsi da solo? | No |
| Chi doveva salvarlo? | LINK di Katalyst Space |
| Perché il salvataggio è stato abbandonato? | Problemi persistenti al controllo d’assetto di LINK |
| Cosa succederà a Swift? | Continuerà a perdere quota |
| Quando rientrerà? | Secondo le stime attuali, nel corso del 2026 |
Cosa è successo alla missione LINK
LINK era un veicolo robotico costruito da Katalyst Space specificamente per una missione mai tentata prima in queste condizioni: raggiungere un satellite che non era stato progettato per essere riparato, catturarlo e modificarne l’orbita.
Il veicolo è stato lanciato il 3 luglio 2026 con un razzo Pegasus XL di Northrop Grumman, sganciato in volo dall’aereo Stargazer sopra l’area di Kwajalein, nel Pacifico.
L’obiettivo era avvicinarsi a Swift, individuare strutture sufficientemente robuste per afferrarlo con i sistemi robotici e successivamente utilizzare i propulsori di LINK per aumentare gradualmente l’altitudine dell’osservatorio.
La missione, però, ha iniziato ad avere problemi poche settimane dopo il lancio.
LINK ha perso il controllo dell’assetto
Il 28 luglio NASA aveva comunicato che il sistema di controllo d’assetto di LINK aveva sviluppato gravi anomalie.
Due delle tre reaction wheel del veicolo non risultavano operative e anche il sistema di propulsori a gas freddo aveva perso parte delle proprie funzionalità. Il satellite aveva iniziato a ruotare, rendendo intermittenti anche le comunicazioni con Terra.
Le reaction wheel sono ruote interne utilizzate dai satelliti per controllare con estrema precisione il proprio orientamento senza consumare continuamente propellente.
Per un normale satellite un problema simile è già serio. Per LINK era ancora più delicato, perché avrebbe dovuto avvicinarsi e agganciare un altro veicolo spaziale senza urtarlo.
NASA sembrava essere riuscita a recuperare LINK

La missione non era stata abbandonata immediatamente.
I tecnici di Katalyst erano riusciti prima a ridurre la rotazione incontrollata del veicolo e successivamente avevano sviluppato nuovi algoritmi di controllo capaci di utilizzare gli attuatori rimasti disponibili.
L’11 agosto NASA annunciava che un aggiornamento del software di volo aveva ristabilito il controllo dell’assetto di LINK e che il satellite si preparava a continuare il proprio avvicinamento a Swift.
Sembrava quindi che il salvataggio potesse ancora riuscire.
Le verifiche successive hanno però mostrato che i problemi non erano stati risolti a un livello tale da rendere sicura la parte più complessa dell’operazione.
Il 19 agosto NASA e Katalyst hanno quindi deciso di eliminare dalla missione la cattura e il rialzo orbitale di Swift.
Perché LINK non può semplicemente provare ad agganciare Swift?
Perché un errore durante un rendezvous orbitale può trasformare due satelliti funzionanti o parzialmente funzionanti in una nube di detriti.
LINK avrebbe dovuto avvicinarsi a Swift mantenendo posizione e orientamento con grande precisione.
Swift, inoltre, è stato progettato nei primi anni Duemila e non possiede un’interfaccia di docking realizzata pensando a una futura manutenzione robotica.
Il veicolo Katalyst avrebbe quindi dovuto identificare strutture dell’osservatorio utilizzabili per la cattura e afferrarle con i propri sistemi robotici.
Con un controllo dell’assetto degradato, continuare avrebbe aumentato il rischio di collisione.
Rinunciare al boost non significa quindi che LINK sia completamente fuori controllo: il veicolo potrà ancora effettuare alcune operazioni di prossimità, utili a raccogliere dati e verificare tecnologie che potrebbero servire in future missioni di manutenzione satellitare.
Cosa succederà adesso al telescopio Swift

Senza un intervento esterno, Swift continuerà a perdere altitudine.
Più l’orbita scende, più aumenta la densità dell’atmosfera incontrata dal veicolo. Aumenta quindi la resistenza, che fa diminuire ulteriormente l’altitudine.
Si crea così un processo progressivamente più rapido fino al rientro.
Swift dovrebbe infine entrare negli strati più densi dell’atmosfera e disintegrarsi a causa delle enormi temperature generate durante il rientro. NASA non sta quindi prevedendo un telescopio da centinaia di milioni di dollari che precipita integro al suolo.
La data precisa resta comunque soggetta a variazioni.
Il decadimento orbitale dipende anche dall’attività solare e dalle condizioni dell’atmosfera superiore, quindi le previsioni vengono aggiornate man mano che l’altitudine diminuisce.
Swift è già stato spento?
Non completamente, ma la situazione operativa è cambiata.
NASA aveva temporaneamente sospeso alcune osservazioni puntate effettuate con UVOT, l’Ultraviolet/Optical Telescope, e XRT, l’X-Ray Telescope, mentre attendeva il tentativo di rialzo dell’orbita.
Questo dettaglio è importante perché Swift non viene perso a causa dell’obsolescenza scientifica.
Dopo oltre vent’anni nello spazio, l’osservatorio continuava a produrre risultati scientifici rilevanti.
Poche settimane prima dell’annullamento della missione di salvataggio, Swift aveva contribuito persino all’osservazione di un enorme buco nero lontano dal centro della propria galassia mentre distruggeva una stella.
Cos’è il Neil Gehrels Swift Observatory
Swift è stato lanciato il 20 novembre 2004 e deve il proprio nome attuale all’astrofisico Neil Gehrels, principale responsabile scientifico originale della missione.
Era stato costruito soprattutto per studiare i gamma-ray burst, o lampi di raggi gamma: esplosioni estremamente energetiche che possono essere generate, per esempio, dal collasso di stelle molto massicce o dalla fusione di oggetti compatti.
Il grande vantaggio di Swift è racchiuso nel suo nome.
Quando rileva un evento improvviso, può ruotare rapidamente e puntare i propri strumenti verso la sorgente, consentendo agli astronomi di osservarne l’evoluzione prima che il fenomeno svanisca.
Swift utilizza tre strumenti principali:
- Burst Alert Telescope (BAT), che individua i lampi di raggi gamma;
- X-Ray Telescope (XRT), dedicato alle osservazioni nei raggi X;
- Ultraviolet/Optical Telescope (UVOT), che osserva nell’ultravioletto e nella luce visibile.
Questa combinazione permette di osservare lo stesso fenomeno in diverse lunghezze d’onda e di avvisare rapidamente anche altri telescopi.
Perché Swift è stato così importante per l’astronomia

Una missione inizialmente costruita attorno ai gamma-ray burst è diventata negli anni uno degli strumenti più versatili dell’astronomia dedicata ai fenomeni transitori.
Swift è stato utilizzato per studiare:
- esplosioni stellari;
- supernovae;
- buchi neri;
- stelle di neutroni;
- eventi di distruzione mareale;
- fusioni di oggetti compatti;
- controparti elettromagnetiche di eventi gravitazionali.
Uno studio pubblicato nell’agosto 2026 descrive proprio come, nonostante l’hardware fosse rimasto sostanzialmente quello del 2004, software e procedure operative di Swift siano stati continuamente aggiornati durante oltre vent’anni di missione, trasformandolo in uno strumento estremamente rapido per l’astronomia multi-messaggera.
La perdita è quindi scientificamente rilevante.
È anche un buon esempio di quanto possa essere lunga la vita di un osservatorio spaziale ben progettato. Altri strumenti NASA continuano a produrre risultati molto oltre le aspettative iniziali, come avviene con Hubble, mentre una nuova generazione è pronta a entrare in servizio: abbiamo approfondito, per esempio, cosa osserverà il telescopio spaziale Nancy Grace Roman.
Perché la NASA aveva deciso di tentare un salvataggio così rischioso
Il contratto assegnato a Katalyst valeva circa 30 milioni di dollari e rappresentava molto più di un semplice tentativo di prolungare la vita di Swift.
Se LINK fosse riuscito a catturare e spostare un satellite che non era stato progettato per essere servito nello spazio, la missione avrebbe dimostrato una capacità potenzialmente utilizzabile su molti altri veicoli.
NASA aveva descritto il progetto come il primo tentativo in cui un veicolo robotico commerciale avrebbe catturato e rialzato l’orbita di un satellite governativo non progettato per la manutenzione in orbita.
Prolungare la vita dei satelliti esistenti potrebbe diventare sempre più importante man mano che le missioni spaziali diventano complesse e costose.
Invece di sostituire un osservatorio ancora scientificamente valido, in alcuni casi potrebbe essere possibile rifornirlo, spostarlo o ripararlo.
La missione Swift doveva essere una prima dimostrazione concreta di questa possibilità.
Il fallimento di LINK significa che il servicing satellitare non funziona?
No.
LINK era una missione sviluppata con tempi estremamente stretti e con un obiettivo tecnologicamente molto ambizioso.
NASA aveva assegnato il contratto a Katalyst nel settembre 2025, quando il decadimento dell’orbita di Swift rendeva necessario intervenire rapidamente. Il lancio è avvenuto meno di un anno dopo.
Il mancato aggancio non dimostra quindi che sia impossibile recuperare satelliti in orbita.
Al contrario, i dati raccolti durante il volo di LINK, compresi quelli relativi ai problemi di controllo d’assetto, potranno essere utilizzati per progettare sistemi più robusti.
L’esperimento interessa direttamente anche il futuro dei grandi osservatori. Hubble, per esempio, orbita anch’esso intorno alla Terra e la sua quota viene influenzata nel tempo dalla resistenza atmosferica, mentre telescopi più recenti sono stati progettati con architetture e destinazioni differenti.
Swift cadrà sulla Terra, ma non perché ha smesso di funzionare
È probabilmente l’aspetto più amaro della storia.
Dopo oltre vent’anni di osservazioni, il Neil Gehrels Swift Observatory non sta arrivando alla fine perché i suoi strumenti abbiano improvvisamente cessato di funzionare.
Sta arrivando alla fine perché la sua orbita è diventata troppo bassa e l’unica missione disponibile per riportarlo più in alto non è riuscita a completare il proprio obiettivo.
Nel dicembre 2025 avevamo raccontato il piano NASA per salvare Swift con un razzo Pegasus XL lanciato da un aereo. Otto mesi dopo, sappiamo come si conclude quella corsa contro il tempo.
LINK resterà comunque una missione sperimentale dalla quale NASA e Katalyst potranno ricavare dati importanti.
Per Swift, invece, senza un nuovo intervento che al momento non è previsto, il destino è ormai segnato: l’orbita continuerà a decadere fino al rientro nell’atmosfera terrestre, chiudendo una missione iniziata nel 2004 e durata più di due decenni.