Circa 80 pagine del centro assistenza WhatsApp hanno esposto nel proprio codice istruzioni destinate a un chatbot di supporto basato sull’intelligenza artificiale. La scoperta, riportata il 19 ottobre 2026 da WIRED sulla base di un’analisi della società Redact, mostra che alcune indicazioni riguardavano non soltanto come rispondere agli utenti, ma anche quali temi evitare. Meta ha riconosciuto la presenza del testo e sostiene che fosse visibile a causa di un bug, ora corretto.
Il dettaglio più significativo è la differenza tra una pagina di aiuto leggibile dall’utente e le istruzioni che possono orientare un assistente automatico. Non è una prova che tutte quelle indicazioni siano state effettivamente applicate nelle conversazioni con i clienti: il comportamento del chatbot rimane una questione distinta da ciò che era contenuto nel codice.
Che cosa è stato trovato nelle pagine WhatsApp
Secondo l’inchiesta originale di WIRED, la società di tutela della privacy Redact ha individuato istruzioni in circa 80 pagine di assistenza. I blocchi erano contrassegnati nel codice con il nome HelpContentGalaxyLLMInclude e non comparivano normalmente nel testo visualizzato dai visitatori.
Tra i passaggi descritti figuravano regole per gestire domande su questioni legali, termini di servizio e privacy. In alcuni casi l’assistente veniva indirizzato a non fornire interpretazioni o riferimenti a determinati documenti legali. L’esistenza di questi testi solleva interrogativi sulla trasparenza dei chatbot di assistenza e sui confini tra indicazioni tecniche, risposte corrette e tutela dell’azienda.
Cosa ha risposto Meta
Un portavoce di WhatsApp, interpellato da WIRED, ha spiegato che le istruzioni erano destinate al chatbot contattabile tramite l’assistenza WhatsApp con AI, non agli utenti direttamente. Meta attribuisce l’esposizione a un errore tecnico e afferma di averlo risolto, rimuovendo il contenuto dalle pagine pubbliche.
È importante distinguere l’esposizione delle istruzioni, documentata dall’indagine, dalla possibilità che terze parti le abbiano sfruttate o che gli utenti abbiano ricevuto risposte influenzate in specifici casi: per questi ultimi aspetti non sono state presentate prove conclusive nell’inchiesta.
Perché questa vicenda è importante per chi usa l’AI
I chatbot di assistenza operano seguendo istruzioni di sistema, materiali di supporto e regole progettate dai gestori del servizio. Questo è normale dal punto di vista tecnico; ciò che rende il caso interessante è che le direttive interne contenevano indicazioni su argomenti da non affrontare e sono finite accessibili nelle pagine di supporto.
Per chi cerca assistenza, il punto non è presumere che qualunque risposta automatica sia falsa. È capire che un servizio AI non coincide necessariamente con una fonte neutrale e completa, specialmente quando si parla di diritti, reclami e condizioni contrattuali. Per queste materie è opportuno consultare anche la documentazione ufficiale pertinente e, quando necessario, fonti istituzionali o professionisti qualificati.
Un caso diverso dalla privacy delle chat
Questa vicenda riguarda il funzionamento delle risposte dell’assistenza, non dimostra una violazione della crittografia end-to-end delle conversazioni personali e non costituisce di per sé una fuga di messaggi degli utenti. Sono due questioni tecnicamente diverse.
Nel nostro archivio abbiamo già approfondito la funzione delle chat anonime con Meta AI su WhatsApp e le scelte di privacy delle chat anonime Meta AI: strumenti e finalità differenti, ma utili a comprendere come Meta stia introducendo l’intelligenza artificiale nei propri servizi.
Che cosa sappiamo e che cosa resta da chiarire
È documentato che istruzioni non destinate alla lettura pubblica erano presenti nel codice di numerose FAQ e che Meta sostiene di aver corretto il bug. Non sappiamo invece per quanto tempo il materiale sia rimasto esposto, se altri chatbot lo abbiano utilizzato o quali risposte concrete siano state modificate da quelle regole. Separare questi livelli di certezza evita di trasformare una scoperta reale in affermazioni non dimostrate.




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