Il 18 novembre 2026 Voyager 1 raggiungerà un nuovo primato: sarà il primo oggetto costruito dall’uomo a trovarsi a un giorno-luce di distanza dalla Terra. In quel momento la sonda NASA sarà a circa 25,9 miliardi di chilometri da noi, una distanza tale che un segnale radio impiegherà 24 ore per raggiungerla.
Non è soltanto un numero simbolico. Da quel momento, anche nelle condizioni ideali, un comando inviato dalla Terra richiederà un giorno intero per arrivare a Voyager 1 e una risposta impiegherà altre 24 ore per tornare. Il tempo minimo tra una domanda e una risposta sarà quindi di circa 48 ore.
Quando Voyager 1 raggiungerà un giorno-luce dalla Terra
La NASA indica un momento preciso: 18 novembre 2026 alle 2:16:07 del mattino PST. In Italia corrisponderà a circa 11:16 del mattino, con l’ora solare in vigore.
La distanza sarà di 25.902.068.356 chilometri, equivalenti a circa 16,1 miliardi di miglia e a poco più di 173 unità astronomiche. Una unità astronomica corrisponde alla distanza media tra Terra e Sole, circa 150 milioni di chilometri.

Che cosa significa essere a un giorno-luce
Un giorno-luce non misura il tempo della missione, ma una distanza: è lo spazio percorso dalla luce nel vuoto in 24 ore. Poiché le onde radio viaggiano alla velocità della luce, lo stesso limite vale per le comunicazioni con la sonda.
Per capire la scala, la luce impiega circa 1,3 secondi per coprire la distanza media tra Terra e Luna. Dal Sole alla Terra servono circa 8 minuti e 20 secondi. Tra Terra e Marte il ritardo varia indicativamente da 3 a 22 minuti, mentre Nettuno si trova mediamente a oltre quattro ore-luce da noi.
Voyager 1 porterà questa scala a un livello mai raggiunto prima da una macchina costruita dall’uomo.
Da novembre una risposta da Voyager potrà richiedere due giorni
Il traguardo avrà una conseguenza molto concreta per gli ingegneri del Jet Propulsion Laboratory. Se il team inviasse un comando a Voyager 1 nel momento esatto in cui la sonda si trova a un giorno-luce dalla Terra, il segnale arriverebbe dopo 24 ore.
Se Voyager 1 potesse rispondere immediatamente, anche il segnale di ritorno avrebbe bisogno di altre 24 ore. Il ciclo completo di comunicazione richiederebbe quindi almeno due giorni. Nella pratica può servire ancora più tempo perché la sonda deve eseguire i comandi, raccogliere dati e trasmetterli attraverso una connessione estremamente lenta.
È una delle ragioni per cui riparare un guasto su Voyager è un lavoro particolare: ogni tentativo richiede tempi lunghissimi e non esiste la possibilità di correggere rapidamente un comando dopo averlo inviato.
Voyager 1 non uscirà dal Sistema Solare il 18 novembre
Il traguardo può creare un equivoco. Essere a un giorno-luce dalla Terra non significa che Voyager 1 uscirà dal Sistema Solare il 18 novembre. La sonda si trova già nello spazio interstellare dal 2012, quando ha attraversato l’eliopausa e ha lasciato la bolla di particelle e campi magnetici generata principalmente dal Sole.
Questo non equivale però ad aver lasciato completamente la regione gravitazionalmente dominata dal Sole. La Nube di Oort, considerata una delle zone più esterne del Sistema Solare, si estende molto più lontano e Voyager 1 impiegherà ancora secoli per raggiungerne le regioni interne.

Dopo quasi 50 anni Voyager 1 sta ancora inviando dati
Voyager 1 è stata lanciata il 5 settembre 1977. Quando raggiungerà il giorno-luce saranno trascorsi 49 anni, due mesi e 11 giorni dal lancio.
La sonda continua a funzionare, ma l’energia disponibile diminuisce ogni anno. Nell’aprile 2026 la NASA ha spento lo strumento LECP, dedicato alle particelle cariche a bassa energia, per risparmiare potenza. Restano attivi due strumenti scientifici: il magnetometro e il Plasma Wave Subsystem, che continuano a misurare l’ambiente interstellare.
La gestione dell’energia è diventata una parte fondamentale della missione. Voyager utilizza un generatore termoelettrico a radioisotopi e perde circa quattro watt di potenza disponibile ogni anno. Gli ingegneri hanno quindi spento progressivamente strumenti e riscaldatori per mantenere operativi i sistemi più importanti.
Nel 2024 la sonda era tornata a inviare dati scientifici regolari dopo un lungo problema alle comunicazioni. Sul sito abbiamo raccontato il ritorno di Voyager 1 alla trasmissione dei dati e, in un approfondimento precedente, i primi 45 anni della missione Voyager 1.
Dove sta andando Voyager 1
Voyager 1 continua ad allontanarsi a circa 61.000 km/h. La sua traiettoria la porterà nella direzione della stella Gliese 445, conosciuta anche come AC +79 3888.
Non si tratta però di una destinazione programmata. Tra circa 40.000 anni la sonda passerà a circa 1,7 anni-luce dalla stella, continuando poi il proprio viaggio nella Via Lattea anche quando non avrà più energia sufficiente per comunicare con la Terra.
Voyager 2 raggiungerà lo stesso traguardo più tardi
Voyager 2 è stata lanciata prima della gemella, il 20 agosto 1977, ma ha seguito un percorso differente per sorvolare anche Urano e Nettuno. Per questo oggi è più vicina alla Terra rispetto a Voyager 1.
Secondo le stime NASA, Voyager 2 raggiungerà la distanza di un giorno-luce nel novembre 2035, circa nove anni dopo Voyager 1.
Un traguardo che rende visibile la scala dello spazio
Il valore scientifico della missione non cambia improvvisamente il 18 novembre, ma il giorno-luce rende comprensibile una distanza che altrimenti resta astratta. Una macchina costruita negli anni Settanta sarà così lontana che un messaggio inviato dalla Terra avrà bisogno di un’intera giornata per raggiungerla.
È anche una misura della longevità della missione Voyager. La sonda era stata progettata per esplorare i pianeti esterni, non per comunicare con noi a quasi 26 miliardi di chilometri di distanza mezzo secolo dopo il lancio. Eppure continua a farlo.