Dopo l’incidente aereo avvenuto nei pressi delle Linee di Nazca, una delle domande che viene spontaneo porsi è piuttosto semplice: il vento può davvero far precipitare un piccolo aereo?
La risposta breve è sì, condizioni di vento particolarmente difficili possono contribuire alla perdita di controllo di un velivolo, soprattutto a bassa quota. Ma la questione è molto più complessa di quanto possa sembrare.
Un valore come “40 km/h di vento”, preso da solo, dice infatti molto poco sulla reale pericolosità di una situazione.
Nel caso di Nazca, Reuters riferisce che il giorno precedente allo schianto alcuni voli turistici erano stati sospesi a causa di venti superiori ai 40 km/h, capaci di sollevare polvere e ridurre la visibilità. Questo dato, però, non dimostra che il vento abbia causato l’incidente del Cessna Caravan: le cause dello schianto sono ancora oggetto di indagine.
Perché il vento può diventare pericoloso per un aereo

Un aeroplano vola grazie alla velocità dell’aria che scorre sulle sue ali.
Per questo motivo non conta soltanto quanto velocemente l’aereo si stia muovendo rispetto al terreno: è fondamentale anche come si muove la massa d’aria all’interno della quale sta volando.
Un vento costante, anche relativamente intenso, può essere perfettamente gestibile.
I problemi aumentano quando velocità e direzione cambiano rapidamente.
È qui che entrano in gioco fenomeni come:
- raffiche improvvise;
- vento trasversale;
- turbolenza;
- wind shear;
- microburst.
Sono condizioni molto diverse tra loro e non hanno tutte lo stesso livello di pericolosità.
Cos’è il wind shear e perché preoccupa i piloti

Il wind shear è una variazione significativa della velocità o della direzione del vento su una distanza relativamente breve.
Può avvenire sia verticalmente sia orizzontalmente.
La Federal Aviation Administration considera particolarmente importante il low-level wind shear, quello che si verifica entro circa 2.000 piedi dal suolo, perché può interessare le fasi più delicate del volo: decollo e atterraggio.
Il motivo è semplice.
Immaginiamo che un aereo stia volando controvento. Se improvvisamente quel vento diminuisce oppure diventa vento in coda, la velocità dell’aria che attraversa le ali può ridursi rapidamente.
La conseguenza può essere una riduzione temporanea della portanza.
A quota elevata il pilota dispone normalmente di più spazio e tempo per correggere la situazione. A poche centinaia di metri dal terreno, invece, il margine è molto più ridotto.
La FAA considera il fenomeno abbastanza serio da utilizzare sistemi specifici per rilevare wind shear, microburst e bruschi cambiamenti del vento negli aeroporti.
Perché un piccolo aereo può risentire maggiormente delle raffiche

Un piccolo aeromobile ha generalmente massa e inerzia inferiori rispetto a un grande jet commerciale.
Questo significa che una raffica o una variazione improvvisa del vento può produrre variazioni di assetto e velocità più evidenti.
Non vuol dire che un piccolo aereo sia necessariamente insicuro.
Significa semplicemente che il suo comportamento in presenza di determinate condizioni atmosferiche può essere diverso da quello di un Airbus o di un Boeing da decine di tonnellate.
Piloti e costruttori tengono conto proprio di questo aspetto stabilendo limiti e procedure operative.
Un vento di 40 km/h è pericoloso per un aereo?
È probabilmente la domanda più interessante nel caso di Nazca.
La risposta è: dipende.
Quaranta chilometri orari corrispondono a circa 22 nodi, ma il numero da solo non basta per capire se un volo sia sicuro.
Bisogna conoscere almeno:
- direzione del vento;
- intensità delle raffiche;
- componente laterale rispetto alla pista;
- tipo e peso dell’aeromobile;
- fase del volo;
- visibilità;
- eventuale turbolenza;
- conformazione del terreno circostante.
Un vento frontale relativamente costante può persino essere favorevole durante alcune fasi di decollo o atterraggio.
Lo stesso vento proveniente lateralmente può invece rendere la manovra più impegnativa.
La FAA, nella gestione delle piste aeroportuali, considera esplicitamente direzione e velocità del vento, raffiche, vento trasversale, wind shear e microburst tra i fattori che possono influenzare la sicurezza delle operazioni.
Quindi “vento a 40 km/h” non significa automaticamente “volo pericoloso”.
Cos’è il vento trasversale

Quando il vento soffia lateralmente rispetto alla direzione della pista si parla di crosswind, cioè vento trasversale.
Durante un atterraggio il pilota deve compensarlo per mantenere l’aereo allineato con la pista.
Più aumenta la componente laterale, più questa operazione può diventare impegnativa.
Ogni velivolo ha caratteristiche differenti e i piloti valutano le condizioni prima di effettuare decollo o atterraggio.
Per questo due aeroporti che registrano la stessa velocità del vento possono presentare situazioni completamente differenti: conta l’orientamento delle piste rispetto alla direzione da cui arriva il vento.
E le raffiche?

Anche qui la parola chiave è variazione.
Un vento stabile di 20 nodi è diverso da un vento che passa continuamente, per esempio, da 10 a 25 nodi.
Nel secondo caso l’aereo deve affrontare continui cambiamenti della massa d’aria.
Le raffiche possono modificare velocità, assetto e traiettoria e richiedere correzioni da parte del pilota.
Per i piccoli aeromobili queste variazioni possono risultare particolarmente percepibili.
Il fenomeno più pericoloso: il microburst
Esiste poi una situazione molto più estrema: il microburst.
Si tratta di una potente corrente discendente localizzata che, arrivando vicino al terreno, si espande in diverse direzioni.
Un aeroplano che attraversa un microburst può incontrare in pochissimo spazio variazioni molto forti della componente del vento.
È proprio uno degli scenari nei quali il wind shear può diventare particolarmente pericoloso.
La FAA utilizza sistemi aeroportuali progettati appositamente per identificare microburst, fronti di raffica e variazioni improvvise del vento e avvisare i controllori del traffico aereo.
Un aereo può semplicemente “cadere” per una raffica?
Normalmente no.
L’immagine dell’aereo che viene colpito da una raffica e improvvisamente cade dal cielo è una rappresentazione troppo semplicistica.
Un aeroplano continua ad avere inerzia, velocità e capacità di controllo.
Il vero rischio nasce quando una variazione dell’aria provoca una perdita importante di velocità o portanza in un momento nel quale l’aereo dispone di poco margine per recuperare.
Per questo decollo e atterraggio sono generalmente le fasi nelle quali wind shear e microburst ricevono maggiore attenzione.
Cosa c’entra tutto questo con l’incidente di Nazca?

Il collegamento deve essere fatto con molta cautela.
Il Cessna Caravan C-208 di Aerodiana precipitato il 1° agosto aveva segnalato una situazione di emergenza alla torre di Nazca poco prima della perdita dei contatti.
Reuters riferisce inoltre che il giorno precedente alcuni voli nella zona erano stati sospesi perché venti superiori ai 40 km/h avevano sollevato polvere e ridotto la visibilità.
Sono informazioni rilevanti.
Ma non sappiamo ancora se le condizioni meteorologiche abbiano avuto un ruolo nello schianto.
Gli investigatori dovranno confrontare i dati meteorologici con lo stato del velivolo, le comunicazioni dell’equipaggio e gli altri elementi raccolti durante l’inchiesta.
Attribuire oggi l’incidente al vento sarebbe quindi prematuro.
Perché la visibilità conta quanto il vento
C’è infine un elemento meno spettacolare, ma molto importante: la polvere.
Un forte vento in un ambiente desertico può sollevare grandi quantità di materiale e ridurre rapidamente la visibilità.
Reuters riferisce che proprio questo fenomeno aveva contribuito alla sospensione dei voli nell’area di Nazca il giorno precedente all’incidente.
Le condizioni atmosferiche possono quindi creare problemi non soltanto modificando il comportamento aerodinamico dell’aereo, ma anche rendendo più difficile vedere il terreno, individuare riferimenti esterni e operare normalmente.
È un principio che vale anche in altri contesti. Su tech.iCrewPlay abbiamo spiegato, ad esempio, come cenere e particelle nell’atmosfera possano influenzare le operazioni degli aeroporti durante un’eruzione vulcanica.
Quindi il vento può causare un incidente aereo?
Sì, il vento può essere uno dei fattori coinvolti in un incidente, soprattutto quando entrano in gioco wind shear, microburst, forti raffiche o condizioni molto variabili a bassa quota.
Ma non basta conoscere la velocità del vento per stabilire se un volo fosse pericoloso.
Bisogna ricostruire direzione, raffiche, condizioni locali, quota dell’aereo, fase del volo e caratteristiche del velivolo.
Ed è esattamente per questo che, nel caso dell’incidente di Nazca, il dato dei 40 km/h va trattato come un elemento da analizzare e non come una spiegazione già trovata.
L’aviazione moderna utilizza previsioni, sensori e sistemi di rilevamento proprio per identificare questi fenomeni prima che possano mettere in difficoltà un aeromobile.
Nel nostro approfondimento sulla sicurezza dei voli e sulle tecnologie che hanno ridotto gli incidenti aerei abbiamo analizzato più in generale come tecnologia, procedure e addestramento abbiano modificato il rischio nell’aviazione moderna.