Le rocce più strane fotografate su Marte non sono oggetti artificiali: nella maggior parte dei casi sono il risultato di acqua antica, deposizione di minerali, impatti e milioni o miliardi di anni di erosione. Alcune forme, però, non hanno ancora una spiegazione definitiva. È proprio questo che le rende scientificamente interessanti.
Perseverance e Curiosity hanno incontrato sfere quasi perfette, superfici a “popcorn”, venature chiare, strutture simili a coralli e rocce con geometrie insolite. Una fotografia può sembrare sorprendente, ma per capire come si è formata una roccia servono contesto geologico, composizione chimica e osservazioni ravvicinate.
Le sfere di St. Pauls Bay: perché sembrano quasi perfette
Nel marzo 2025 il rover Perseverance ha osservato una roccia chiamata St. Pauls Bay, nella regione di Witch Hazel Hill, sul bordo del cratere Jezero. La superficie mostrava centinaia di piccole sfere grigio scuro grandi circa pochi millimetri. Alcune erano tonde, altre ellittiche, altre ancora spezzate o con piccoli fori.
La NASA ha spiegato che forme simili erano già state osservate su Marte. Opportunity aveva trovato le celebri “blueberries” di ematite a Meridiani Planum, mentre Curiosity aveva incontrato altre sferule nel cratere Gale.
In diversi casi queste sfere sono state interpretate come concrezioni minerali: strutture che possono crescere quando l’acqua sotterranea attraversa i pori della roccia e favorisce la precipitazione di minerali. Ma non tutte le sferule devono per forza avere questa origine. Sulla Terra possono formarsi anche durante eruzioni vulcaniche o dopo impatti meteoritici, quando materiale fuso o vaporizzato si raffredda rapidamente.
Le rocce a “popcorn” di Perseverance
Nel 2024 Perseverance aveva già incontrato a Bright Angel rocce chiare con una texture definita informalmente dal team come “popcorn”. Quelle rocce presentavano piccole sfere e numerose creste minerali.
Secondo il team della missione Perseverance, l’associazione tra sferule e venature suggerisce che, dopo la deposizione della roccia, acqua sotterranea sia passata al suo interno. È un dettaglio importante perché permette di ricostruire non solo l’aspetto di Marte, ma anche ciò che avveniva sotto la sua superficie.

Paposo, la roccia che sembra un piccolo corallo
Una delle forme più spettacolari è stata fotografata da Curiosity il 24 luglio 2025. Il team l’ha soprannominata Paposo: una piccola struttura che, vista da vicino, ricorda un corallo o un ramo pietrificato.
In questo caso il processo è meglio compreso. La NASA descrive Paposo come il risultato di una storia in due fasi. Miliardi di anni fa, quando su Marte esisteva acqua liquida, minerali disciolti penetrarono nelle fratture delle rocce e si depositarono al loro interno. In seguito il vento marziano consumò lentamente il materiale più fragile, lasciando esposte le parti mineralizzate più resistenti.
Il risultato è una forma che sembra biologica, ma che può essere spiegata da processi geologici. È lo stesso principio che può produrre strutture bizzarre anche sulla Terra: materiali con resistenze diverse non vengono erosi alla stessa velocità.
Venature chiare: la firma di fluidi antichi
Molte rocce marziane sono attraversate da linee chiare. Non sono crepe riempite artificialmente, ma venature minerali. Quando un fluido attraversa una frattura può trasportare elementi disciolti; se le condizioni cambiano, parte di quei minerali precipita e resta nella roccia.
Curiosity ha osservato più volte venature compatibili con minerali solfati. Perseverance, invece, ha studiato rocce del cratere Jezero in cui venature e alterazioni chimiche raccontano episodi diversi di interazione con l’acqua.
Questo è uno dei motivi per cui le immagini dei rover sono molto più che semplici fotografie spettacolari: le forme visibili indicano agli scienziati dove concentrare misure chimiche e mineralogiche.
Perché alcune rocce sembrano costruite
Su Marte l’erosione agisce in condizioni molto diverse da quelle terrestri. Non esistono oggi piogge e fiumi capaci di rimodellare continuamente il paesaggio, mentre vento, sabbia, sbalzi termici e impatti lavorano per tempi enormi.
Una roccia attraversata da strati, fratture o minerali più duri può quindi perdere il materiale più debole e conservare soltanto una parte della struttura originale. Da qui nascono bordi sottili, lastre verticali, piccoli archi e forme che possono ricordare oggetti costruiti.
Un processo simile aiuta a leggere anche altre formazioni osservate da Curiosity. Su Tech abbiamo approfondito, per esempio, i misteriosi poligoni a nido d’ape scoperti su Marte, un’altra struttura in cui fratture e antica circolazione di fluidi hanno lasciato una geometria sorprendente.

Una fotografia non basta per spiegare una roccia
Qui sta il limite più importante. La forma da sola non identifica il processo che l’ha prodotta. Due strutture molto simili possono avere origini completamente diverse. Per questo i rover combinano immagini con spettrometri, laser, strumenti a raggi X, abrasioni della superficie e, nel caso di Perseverance, prelievo di campioni.
St. Pauls Bay è un esempio perfetto: le sue sferule sono reali, ma la NASA non ha attribuito loro una singola origine definitiva. Il fatto che quella roccia fosse un blocco non più nella sua posizione originaria rende ancora più difficile collegarla allo strato geologico da cui proviene.
Pareidolia: perché vediamo oggetti nelle rocce di Marte
C’è poi un fenomeno percettivo molto umano: la pareidolia. Il cervello tende a riconoscere forme familiari in strutture casuali, come volti nelle nuvole o animali nelle rocce. Su Marte questo effetto è amplificato da ombre nette, prospettiva e immagini spesso riprese da un solo punto di vista.
Questo non significa che le rocce siano poco interessanti. Al contrario: separare l’impressione visiva dall’interpretazione geologica permette di capire cosa raccontano davvero. Le sferule possono indicare processi legati all’acqua, le venature registrano il passaggio di fluidi e le strutture residue mostrano quanto profondamente l’erosione abbia modificato il terreno.
Per osservare quanto siano dettagliate le immagini moderne del Pianeta Rosso, abbiamo spiegato anche cosa c’è davvero dietro le immagini di Marte in 8K e perché alcuni colori non corrispondono a ciò che vedrebbe l’occhio umano.
Cosa ci raccontano davvero queste forme
Le rocce più insolite di Marte sono quindi una sorta di archivio geologico. Alcune conservano tracce di acqua sotterranea, altre registrano impatti o alterazioni minerali, altre ancora mostrano il lavoro lentissimo del vento.
Ed è proprio l’incertezza a renderle preziose: quando una forma non ha ancora una spiegazione definitiva, diventa un punto di partenza per nuove misure. Su Marte una piccola sfera di pochi millimetri può raccontare una storia lunga miliardi di anni.