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Vaccino universale antinfluenzale BPL-1357: cosa dice il primo test sull’uomo

Risultati dello studio clinico di fase 1: cosa mostrano le risposte immunitarie e perché l'efficacia non è ancora dimostrata

Verso vaccini più duraturi e piani personalizzati
Verso vaccini più duraturi e piani personalizzati
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Il vaccino antinfluenzale sperimentale BPL-1357 ha superato una prima verifica di sicurezza e risposta immunitaria su 45 adulti sani, ma non è ancora dimostrato che protegga dall’influenza. È il risultato di uno studio clinico di fase 1 pubblicato il 12 ottobre 2026 su Nature Communications. La ricerca valuta un approccio che punta a coprire più ceppi del virus, senza provare per il momento che possa sostituire il vaccino stagionale.

La domanda importante per chi legge è semplice: siamo finalmente vicini a un vaccino universale? Non ancora. I ricercatori hanno misurato la tollerabilità e gli anticorpi prodotti dai volontari, non il numero di infezioni evitate. È una distinzione decisiva per interpretare correttamente la notizia.

Che cos’è BPL-1357 e perché è diverso dai vaccini stagionali

BPL-1357 è un candidato vaccinale composto da quattro virus influenzali aviari a bassa patogenicità, inattivati in modo da non essere in grado di replicarsi. L’idea è stimolare una risposta immunitaria contro componenti presenti in più sottotipi dell’influenza. I vaccini antinfluenzali impiegati ogni stagione, invece, vengono aggiornati per contrastare i ceppi ritenuti più probabili in circolazione.

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È utile distinguere anche le ricerche che si assomigliano nel titolo ma non nella tecnologia. Nel nostro precedente approfondimento sul vaccino universale raccontavamo un diverso candidato sperimentale basato su un vettore virale e studiato nei primati. BPL-1357 è un altro approccio: in questo caso sono disponibili i risultati di una prima sperimentazione su esseri umani.

Immagine di laboratorio dei virus influenzali, contesto dello studio bpl-1357

Come è stato condotto lo studio sui 45 volontari

Lo studio, randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo, ha coinvolto 45 adulti sani. I partecipanti sono stati assegnati alla somministrazione intramuscolare, alla somministrazione intranasale oppure al placebo. Il protocollo prevedeva due dosi distanziate di 28 giorni.

L’obiettivo principale era registrare gli eventi avversi e gli eventi avversi gravi fino a 28 giorni dopo il richiamo. Tra le valutazioni aggiuntive rientravano la sicurezza nel periodo successivo e diversi indicatori della risposta immunitaria: anticorpi IgG nel sangue e IgA nasali contro componenti del virus.

I risultati: risposta nel sangue, ma il vaccino nasale convince meno

Il vaccino somministrato con iniezione ha aumentato gli anticorpi IgG contro antigeni H3, H5 e H7 rispetto al placebo. Le percentuali di partecipanti che hanno mostrato una risposta sono state rispettivamente del 71,4%, 71,4% e 85,7% nei gruppi analizzati dagli autori. Sono state rilevate anche risposte neutralizzanti e specifiche contro la neuraminidasi.

Non è emersa invece, dopo l’iniezione, una risposta significativa degli anticorpi IgA sulle mucose nasali contro gli antigeni misurati. La somministrazione intranasale ha prodotto segnali immunitari più deboli, sia a livello locale sia nel sangue. Questo suggerisce che le due vie di somministrazione non siano equivalenti e che la formulazione nasale richieda ulteriore ricerca.

Gli effetti indesiderati registrati sono stati in prevalenza lievi. Il dolore nel punto dell’iniezione, anch’esso lieve, è risultato più comune nel gruppo intramuscolare. Gli autori definiscono quindi il candidato generalmente ben tollerato nelle condizioni dello studio, senza estendere la conclusione a gruppi di popolazione non testati.

Vaccinazione, immagine illustrativa di una ricerca clinica

Che cosa manca prima di parlare di protezione reale

Una maggiore quantità di anticorpi non equivale automaticamente alla prevenzione di un’infezione o di un ricovero. Lo studio non era progettato per dimostrare l’efficacia clinica contro l’influenza, né per stabilire durata e ampiezza della protezione negli anziani, nei bambini o nelle persone fragili. Prima di ipotizzare un impiego su larga scala serviranno studi più ampi, dosaggi ottimizzati e misure di efficacia sulla malattia.

Per chi vuole capire che cosa sappiamo dell’influenza nella stagione 2026-27, la distinzione tra vaccini disponibili e candidati sperimentali è fondamentale: BPL-1357 non cambia oggi le indicazioni sulla prevenzione stagionale e non è una soluzione accessibile al pubblico.

I dati sono consultabili nello studio originale pubblicato su Nature Communications, che identifica la sperimentazione clinica come NCT05027932. Il prossimo passaggio sarà capire se la risposta immunitaria osservata possa tradursi in protezione concreta, contro quali ceppi e per quanto tempo.

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