Il ghiacciaio Thwaites, nell’Antartide occidentale, potrebbe contribuire a innalzare il livello medio globale del mare fino a circa 3 centimetri entro il 2100 in una nuova simulazione: circa il doppio rispetto ai risultati di modelli precedenti confrontati dagli autori. È il risultato di uno studio pubblicato il 12 ottobre 2026 su Nature Communications. Non significa che il mare salirà soltanto di 3 centimetri, né che il ghiacciaio scomparirà nel 2038: si parla del contributo di Thwaites in uno scenario modellistico specifico.
Che cosa hanno scoperto i ricercatori
La novità è nell’acqua oceanica che si insinua per chilometri sotto il ghiaccio, vicino alla zona in cui il ghiacciaio smette di poggiare sul fondale e comincia a galleggiare. Molti modelli rappresentano questa transizione come una linea netta. Il gruppo coordinato da Mattia Poinelli ha invece simulato una fascia di contatto soggetta a fusione larga da 2 a 5 chilometri.
Inserendo questo processo nel modello, gli studiosi hanno ricostruito meglio tre segnali osservati: arretramento della linea di ancoraggio, assottigliamento e accelerazione del ghiacciaio. Le simulazioni sono state confrontate con osservazioni relative al periodo 1996-2023. È il confronto con dati reali, non soltanto una previsione lontana, a rendere interessante il risultato.
Quanto potrebbe aumentare il livello del mare entro il 2100
Nel modello calibrato dagli autori, il contributo di Thwaites arriva fino a 30 ± 6 millimetri entro il 2100. In altri termini, il valore centrale indicato corrisponde a 3 centimetri di livello medio globale. È una stima relativa a questo ghiacciaio e a una specifica configurazione della simulazione: non è una previsione complessiva dell’innalzamento dei mari, che dipende anche da altri ghiacciai, calotte e dilatazione termica degli oceani.
Gli autori hanno mantenuto costante la forzante climatica nella proiezione, per isolare l’effetto della fusione nella zona di ancoraggio. Il risultato quindi non incorpora un futuro riscaldamento aggiuntivo dell’oceano e non va letto come la cifra definitiva per qualsiasi scenario di emissioni.
Perché si parla del 2038
Il modello indica che Thwaites potrebbe perdere il contatto con alcuni rilievi del fondale, che oggi ne rallentano il flusso, già dal 2038. Gli scienziati chiamano questo processo distacco dai punti di ancoraggio. Non equivale al collasso completo del ghiacciaio in quell’anno, né all’immediata sommersione delle coste: identifica un possibile passaggio della sua dinamica.
Una volta diminuito il sostegno fornito dal fondale, il ghiaccio può scorrere più velocemente verso il mare. Il rischio è quindi legato all’evoluzione del sistema, non a una data presentata come scadenza inevitabile.
Che cosa cambia per le coste e che cosa resta incerto
I centimetri di livello medio globale sono importanti per la pianificazione costiera, soprattutto quando si sommano alle altre componenti dell’innalzamento del mare. Gli effetti locali non sono identici ovunque: contano correnti, subsidenza, forma della costa e variazioni regionali del livello marino. Questo studio non fornisce una previsione specifica per Venezia o per le singole città italiane.
Restano limiti nelle misurazioni dirette sotto la piattaforma di ghiaccio e nella rappresentazione completa degli scambi tra oceano e ghiacciaio. Gli stessi autori chiedono modelli più integrati e nuove osservazioni in situ. Per il contesto generale si può leggere il nostro approfondimento su quanta acqua potrebbe aggiungere l’Antartide al mare entro il 2100, mentre un precedente articolo esamina l’indebolimento del ghiacciaio Thwaites.
Il significato dello studio
La ricerca non annuncia un’apocalisse imminente. Mostra invece che trascurare la fusione nelle fasce di ancoraggio può portare a sottostimare l’evoluzione di un ghiacciaio cruciale. Il prossimo passo è verificare quanto questo meccanismo cambi le stime anche per altri settori dell’Antartide, senza trasformare il risultato di un singolo modello in una certezza universale.



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