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Terremoto in Venezuela, perché si temono fino a 10mila vittime?

Redazione 5 ore fa Commenta! 7
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Il terremoto in Venezuela ha colpito con una violenza rara. Due scosse fortissime, una di magnitudo 7.2 e una di magnitudo 7.5, hanno investito il Paese il 24 giugno 2026, con epicentro nell’area di Yumare e San Felipe. La profondità ridotta, indicata dall’USGS intorno ai 10 chilometri per la scossa più potente, ha reso il sisma molto più pericoloso in superficie.

Contenuti di questo articolo
Perché il bilancio potrebbe salire così tanto?La profondità del sisma ha fatto la differenzaLa Guaira e Caracas tra le zone più colpitePerché i soccorsi sono così difficili?L’allerta tsunami è stata revocata, ma il rischio resta altoCi sono italiani coinvolti?Perché 10mila vittime è una stima e non un dato certo

Il bilancio ufficiale è ancora provvisorio, ma le stime più gravi parlano di un possibile disastro su larga scala. Secondo gli aggiornamenti riportati dalla stampa internazionale, i morti accertati sono saliti ad almeno 164, con quasi mille feriti. Il numero potrebbe crescere perché molte persone risultano ancora sotto le macerie, soprattutto nelle aree più colpite vicino a Caracas e nello stato di La Guaira.

Perché il bilancio potrebbe salire così tanto?

Terremoto in venezuela, perché si temono fino a 10mila vittime?

Il punto centrale è il modello di rischio dell’USGS. Dopo un terremoto di questa intensità, l’agenzia statunitense valuta non solo la magnitudo, ma anche la profondità, la densità della popolazione, la vulnerabilità degli edifici e l’esposizione economica dell’area colpita.

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In questo caso l’allarme è rosso. Significa che il terremoto può produrre un numero elevato di vittime e danni molto estesi. L’USGS ha segnalato per la scossa da magnitudo 7.5 un livello PAGER rosso, collegato a scuotimento violento e potenziale impatto catastrofico.

La soglia delle 10mila vittime non è un bilancio ufficiale. È una stima di rischio. Serve a indicare quanto potrebbe diventare grave la situazione se i crolli, le difficoltà nei soccorsi e i danni alle infrastrutture confermassero lo scenario peggiore.

La profondità del sisma ha fatto la differenza

Un terremoto superficiale tende a provocare danni maggiori rispetto a un sisma più profondo. La scossa più potente in Venezuela è stata registrata a circa 10 chilometri di profondità. Questo vuol dire che l’energia è arrivata in superficie con forza elevata, colpendo edifici, strade, impianti e quartieri abitati.

La sequenza è stata ancora più pericolosa perché le due scosse sono arrivate a pochissima distanza l’una dall’altra. I dati USGS indicano una scossa di magnitudo 7.2 alle 22:04 UTC e una seconda di magnitudo 7.5 alle 22:05 UTC.

Per chi viveva negli edifici già indeboliti dalla prima scossa, la seconda ha potuto aggravare crolli e lesioni strutturali.

La Guaira e Caracas tra le zone più colpite

Terremoto in venezuela, perché si temono fino a 10mila vittime?

Le aree più critiche risultano quelle tra Caracas, La Guaira e la zona costiera. La Guaira è particolarmente esposta perché si trova vicino alla capitale e ospita aree densamente abitate, infrastrutture strategiche e il principale porto del Paese.

Secondo gli aggiornamenti in tempo reale, nello stato di La Guaira sono stati segnalati decine di edifici crollati o gravemente danneggiati. Proprio qui si concentrano molte delle paure sul numero reale delle vittime, perché i soccorritori stanno ancora cercando persone intrappolate.

Anche Caracas ha registrato crolli e scene di panico. La capitale ha un peso enorme nel bilancio potenziale perché ospita milioni di persone e molte costruzioni datate o vulnerabili.

Perché i soccorsi sono così difficili?

Dopo un terremoto di questa portata, il tempo è il fattore decisivo. Ogni ora può cambiare il bilancio. Ma in Venezuela i soccorsi devono affrontare più problemi insieme.

Ci sono edifici crollati, strade danneggiate, blackout, comunicazioni instabili e ospedali sotto pressione. Alcune aree hanno avuto difficoltà a comunicare con l’esterno, rendendo più lenta la valutazione reale dei danni.

La paura delle scosse di assestamento complica tutto. Le persone evitano di rientrare nelle case, i soccorritori devono lavorare su strutture instabili e le autorità devono decidere quali zone evacuare prima.

L’allerta tsunami è stata revocata, ma il rischio resta alto

Dopo le scosse, era stata emessa un’allerta tsunami per alcune aree dei Caraibi, comprese Porto Rico e Isole Vergini. Gli aggiornamenti successivi hanno indicato la revoca della minaccia tsunami, ma questo non riduce la gravità del terremoto sulla terraferma.

Il rischio principale ora riguarda crolli, persone disperse, feriti non ancora raggiunti, ospedali sovraccarichi e possibili repliche.

Ci sono italiani coinvolti?

La Farnesina ha attivato le verifiche sugli italiani presenti in Venezuela. Il ministro Antonio Tajani ha spiegato che l’Unità di crisi è operativa e sta controllando l’eventuale coinvolgimento di connazionali, anche perché nel Paese vivono molte persone con doppio passaporto italiano e venezuelano.

Secondo gli aggiornamenti iniziali citati nel testo di partenza, l’ambasciatore italiano Giovanni Umberto De Vito aveva dichiarato che al momento non risultavano vittime italiane. Il dato resta da verificare con i successivi aggiornamenti ufficiali.

Perché 10mila vittime è una stima e non un dato certo

La cifra delle 10mila vittime va letta con attenzione. Non significa che il Venezuela abbia già registrato quel numero di morti. Significa che i modelli di rischio considerano possibile un bilancio molto alto in base alla violenza della scossa, alla profondità, alla popolazione esposta e alla fragilità degli edifici.

È il motivo per cui la notizia resta in evoluzione. Il bilancio ufficiale può cambiare nelle prossime ore, soprattutto quando i soccorritori raggiungeranno le zone più isolate e completeranno le ricerche sotto le macerie.

Il punto più grave è questo: il terremoto non ha colpito solo aree periferiche. Ha investito zone urbane, quartieri abitati e infrastrutture vicine alla capitale. È questa combinazione a rendere credibile lo scenario peggiore indicato dall’USGS.

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