Terafab non è soltanto una nuova fabbrica di chip. Il progetto annunciato da Tesla, SpaceX e xAI nasce con un obiettivo molto più ampio: aumentare drasticamente la capacità di produrre hardware per l’intelligenza artificiale e arrivare a realizzare processori destinati anche ai futuri sistemi di calcolo in orbita.
Il punto importante è distinguere ciò che esiste già da ciò che è ancora un obiettivo industriale. La pagina ufficiale di Terafab parla di una capacità di lungo periodo pari a 1 terawatt di compute all’anno, con produzione integrata di logica, memoria e packaging avanzato. Nei documenti pubblici di SpaceX il progetto viene descritto come parte della strategia per costruire hardware destinato sia alla Terra sia allo spazio.

Cos’è Terafab e perché nasce adesso
Terafab punta a riunire nello stesso impianto passaggi che normalmente sono distribuiti tra più aziende e più Paesi: progettazione delle maschere litografiche, produzione dei chip logici e di memoria, test e packaging avanzato. L’idea è accorciare i cicli di sviluppo e aumentare la velocità con cui un nuovo progetto può essere prodotto, testato e modificato.
SpaceX ha confermato nei propri documenti finanziari che la collaborazione con Tesla è stata annunciata nel marzo 2026 e che Intel si è aggiunta al progetto in aprile. La società precisa però anche che i singoli progetti, le tempistiche e gli investimenti dovranno essere definiti con accordi separati. In altre parole, l’obiettivo è reale, ma non equivale a una fabbrica già capace di produrre oggi un terawatt di hardware AI.
Il famoso 2%: cosa significa davvero
Nel video diventato virale viene ripetuta una frase attribuita a Elon Musk: sommando la capacità delle fab esistenti, si arriverebbe a circa il 2% di ciò che servirebbe al progetto Terafab. Il dato va letto con cautela. Non significa che le aziende di Musk consumino già il 98% in più di tutti i chip prodotti oggi nel mondo.
Si tratta di una stima prospettica riferita al fabbisogno futuro immaginato per un progetto da un terawatt di capacità di calcolo annuale. Non è quindi una fotografia della domanda attuale, né una misura indipendente della produzione mondiale di semiconduttori. È soprattutto un modo per spiegare la scala che Musk vuole raggiungere e il motivo per cui Tesla, SpaceX e xAI vogliono controllare direttamente una parte della produzione.
Una parte dei chip è pensata per lo spazio
È qui che Terafab diventa particolarmente interessante. Nel prospetto di SpaceX viene spiegato che il progetto dovrebbe supportare due famiglie principali di chip: processori per inferenza terrestre, destinati soprattutto ai veicoli Tesla e ai robot Optimus, e componenti ottimizzati per l’ambiente spaziale da utilizzare nella futura infrastruttura di calcolo orbitale.

Il collegamento con i data center AI in orbita di SpaceX è quindi diretto. SpaceX sostiene di voler sfruttare l’esperienza maturata con migliaia di satelliti Starlink per gestire in futuro costellazioni dedicate anche al calcolo AI, distribuendo i carichi tra Terra e spazio.
Perché portare il calcolo AI in orbita
I grandi data center terrestri stanno incontrando limiti sempre più concreti: disponibilità di energia, connessioni alla rete, autorizzazioni, terreni, sistemi di raffreddamento e costi infrastrutturali. SpaceX presenta l’orbita come una possibile alternativa di lungo periodo, soprattutto grazie alla disponibilità di energia solare e alla possibilità di costruire una rete di satelliti specializzati.
Questo non elimina i problemi, li sposta. Portare hardware in orbita richiede lanci frequenti e molto economici, satelliti capaci di gestire grandi quantità di calore, elettronica resistente alle radiazioni e collegamenti ad altissima velocità tra nodi in movimento. A tutto questo si aggiungono manutenzione, sostituzione dei satelliti e gestione dei detriti.
Il raffreddamento nello spazio non è automaticamente più facile
Uno degli equivoci più comuni riguarda il raffreddamento. Lo spazio è freddo, ma è anche quasi privo di materia: non esiste aria che possa portare via il calore per convezione. Un data center orbitale deve quindi dissipare l’energia soprattutto tramite radiazione termica, usando superfici radianti dimensionate per il carico di lavoro.
Per questo un satellite AI ad alta potenza sarebbe molto diverso da un normale server spostato fuori dall’atmosfera. Chip, alimentazione, pannelli solari, radiatori, schermature e comunicazioni devono essere progettati insieme. Terafab potrebbe diventare importante proprio perché SpaceX vuole produrre processori specifici per questo ambiente invece di adattare semplicemente hardware terrestre.
Terafab non sostituirà subito TSMC e Samsung
Un altro punto che ridimensiona alcune ricostruzioni sui social arriva direttamente da SpaceX. Nei documenti societari l’azienda afferma che, anche con Terafab, continuerà a comprare una parte significativa dell’hardware da fornitori esterni. Il progetto viene descritto come complementare alla filiera attuale, non come una sostituzione immediata di giganti come TSMC o Samsung.
Il motivo è semplice: costruire una fabbrica di semiconduttori avanzati richiede impianti estremamente complessi, competenze specialistiche, materiali ultra-puri e macchinari che arrivano da una filiera globale difficile da replicare rapidamente. La scala dichiarata da Terafab è quindi un obiettivo di lungo periodo, non qualcosa che può essere raggiunto con la velocità di una normale Gigafactory automobilistica.
Il vero progetto è controllare tutta la filiera dell’AI
Terafab si inserisce in una strategia più ampia. Musk sta cercando di controllare sempre più livelli della filiera: modelli AI con xAI, data center, produzione di energia, robot, veicoli, satelliti, lanci e ora anche semiconduttori. Su Tech avevamo già visto questa tendenza parlando dell’acquisizione di APR Energy per alimentare i data center di xAI.
Anche il tema energetico resta centrale. La stessa Terafab collega il progetto a oltre 1 TW di potenza solare e SpaceX considera l’accesso all’energia una delle principali limitazioni alla crescita dell’AI. È lo stesso problema affrontato nel nostro approfondimento su Elon Musk, energia solare e infrastrutture AI.
Cosa è concreto oggi e cosa resta da dimostrare
Oggi sono concreti la collaborazione industriale, il coinvolgimento dichiarato di Tesla, SpaceX, xAI e Intel, le assunzioni dedicate a Terafab e l’obiettivo di sviluppare chip specifici per applicazioni terrestri e orbitali. Sono invece ancora da dimostrare la scala finale dell’impianto, il ritmo produttivo, il costo reale dei chip e soprattutto la convenienza economica di una grande infrastruttura AI nello spazio.
Il progetto merita quindi attenzione, ma senza trasformare le ambizioni in risultati già raggiunti. Se Terafab riuscirà davvero ad avvicinarsi alla capacità dichiarata, il punto non sarà soltanto avere una fabbrica più grande: significherà tentare di costruire una filiera AI quasi completamente verticale, dalla produzione del chip fino al satellite che lo utilizza.
Il riferimento più dettagliato resta il prospetto europeo di SpaceX, che descrive Terafab come parte della strategia di integrazione verticale dell’hardware AI e chiarisce che tempistiche e investimenti dei singoli progetti devono ancora essere definiti.