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NotiziaAnimali

Perché i cani hanno l’antiparassitario e noi no? La risposta non è quella che immagini

Massimo 9 ore fa Commenta! 11
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Collari, pipette e compresse proteggono gli animali per settimane o mesi. Per gli esseri umani esistono invece soprattutto repellenti temporanei: una differenza legata a sicurezza, abitudini e rapporto tra rischi e benefici.

Contenuti di questo articolo
Gli antiparassitari umani esistono, ma hanno un altro scopoIl cane è esposto alle zecche in modo molto diversoAlcuni prodotti per cani entrano nel sangueUomini e cani non metabolizzano le sostanze allo stesso modoPerché non sviluppare una compressa specifica per noi?Una protezione simile esiste, ma si mette sui vestitiIl repellente non funziona come l’antiparassitario del caneNon provare mai una pipetta per animali sulla pelleLa nostra protezione richiede più attenzione

Chi vive con un cane conosce bene la routine: una pipetta sulla schiena, un collare antiparassitario oppure una compressa e l’animale rimane protetto per diverse settimane contro pulci e zecche.

Per gli esseri umani, invece, la prevenzione sembra molto più rudimentale. Prima di entrare in un bosco dobbiamo applicare un repellente, indossare pantaloni lunghi e controllare attentamente la pelle al ritorno.

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La domanda, quindi, è inevitabile: perché non esiste anche per noi una compressa o una pipetta capace di tenere lontane le zecche per un mese?

Rfk

In realtà, dire che gli antiparassitari per umani non esistono sarebbe inesatto. Esistono farmaci contro alcuni parassiti, prodotti per trattare pidocchi e scabbia e repellenti capaci di ridurre il rischio di essere punti. Ciò che manca è soprattutto l’equivalente umano dei prodotti veterinari preventivi a lunga durata.

E dietro questa assenza ci sono diverse ragioni.

Gli antiparassitari umani esistono, ma hanno un altro scopo

Perché i cani hanno l’antiparassitario e noi no? La risposta non è quella che immagini

Nella medicina umana vengono utilizzati numerosi farmaci antiparassitari. Alcuni combattono i parassiti intestinali, altri vengono impiegati contro la scabbia o i pidocchi.

La permetrina, per esempio, può essere utilizzata in specifiche formulazioni medicinali per trattare scabbia e pediculosi. Questo però non significa che una crema alla permetrina possa essere applicata liberamente ogni mese per prevenire le punture di zecca.

Una cosa è trattare un’infestazione già presente per un periodo limitato. Un’altra è esporre continuativamente una persona sana a un insetticida o a un principio attivo sistemico, nella speranza che un eventuale parassita venga respinto o ucciso.

Per la prevenzione delle punture di zecca, l’Istituto Superiore di Sanità indica invece l’utilizzo di repellenti contenenti sostanze come DEET o icaridina, da applicare seguendo attentamente le istruzioni riportate sull’etichetta.

Il cane è esposto alle zecche in modo molto diverso

Zecche

Un cane può attraversare quotidianamente prati, cespugli, fossati e zone frequentate da altri animali. Può sdraiarsi sull’erba e portare il muso direttamente nella vegetazione, senza poter controllare o rimuovere autonomamente i parassiti.

La sua esposizione è quindi spesso frequente e continua. Una zecca nascosta tra il pelo, inoltre, può essere difficile da individuare prima che inizi a nutrirsi.

Per molte persone, invece, il rischio è occasionale e concentrato in attività precise: escursioni, campeggio, giardinaggio o passeggiate in zone con vegetazione fitta.

Dal punto di vista medico, avrebbe poco senso sottoporre tutta la popolazione a un trattamento permanente per proteggere persone che potrebbero incontrare una zecca soltanto poche volte all’anno.

È una questione di rapporto tra beneficio e rischio. Un medicinale preventivo deve offrire un vantaggio sufficientemente grande da giustificare l’esposizione al principio attivo e i suoi possibili effetti indesiderati.

Alcuni prodotti per cani entrano nel sangue

Non tutti gli antiparassitari veterinari funzionano allo stesso modo.

Alcuni prodotti spot-on o collari rilasciano sostanze sulla pelle e sul mantello. Altri medicinali, compresi diversi prodotti orali, vengono assorbiti dall’organismo dell’animale.

In alcuni casi la zecca deve iniziare a nutrirsi prima di assumere il principio attivo e morire. Il cane, quindi, non diventa necessariamente invisibile alle zecche: il trattamento impedisce principalmente che il parassita rimanga attaccato e continui ad alimentarsi.

Tra i medicinali veterinari più recenti figurano quelli appartenenti alla classe delle isossazoline. La FDA segnala che questi prodotti possono essere utilizzati in sicurezza nella maggior parte dei cani e dei gatti, ma sono stati associati, in alcuni animali, a possibili reazioni neurologiche come tremori, difficoltà di coordinazione e convulsioni.

Questo non significa che tali medicinali siano generalmente pericolosi per gli animali. Dimostra però perché non sia possibile prendere un principio attivo sviluppato per un cane e trasferirlo automaticamente all’uomo.

Uomini e cani non metabolizzano le sostanze allo stesso modo

Un prodotto sicuro per una specie può essere tossico per un’altra. Il metabolismo, gli enzimi del fegato, il peso corporeo, la distribuzione del grasso e la capacità di eliminare una sostanza possono cambiare profondamente tra animali diversi.

La permetrina offre un esempio particolarmente evidente: alcune formulazioni antiparassitarie destinate ai cani possono essere estremamente pericolose per i gatti. Le autorità britanniche avvertono esplicitamente di non applicare ai gatti prodotti spot-on alla permetrina destinati esclusivamente ai cani.

Anche diversi medicinali veterinari riportano indicazioni come “non destinato all’uso umano” e avvertono che il contatto accidentale può causare irritazione, prurito, arrossamento o altri problemi.

Usare sulla pelle una pipetta per cani non rappresenta quindi una scorciatoia: significa applicare un medicinale mai valutato, dosato o autorizzato per l’organismo umano.

Perché non sviluppare una compressa specifica per noi?

In teoria, un farmaco umano capace di uccidere una zecca durante il pasto di sangue potrebbe essere studiato. Il problema è stabilire se sarebbe davvero utile e sufficientemente sicuro.

Una persona dovrebbe assumere il medicinale prima di sapere se incontrerà una zecca. Il principio attivo dovrebbe rimanere nel sangue abbastanza a lungo da colpire il parassita, ma senza provocare effetti significativi sull’organismo umano.

Inoltre, un prodotto che uccide la zecca dopo l’inizio del pasto non impedirebbe necessariamente la puntura. Il parassita potrebbe comunque attaccarsi e iniziare a nutrirsi.

Per ottenere l’autorizzazione, un simile farmaco dovrebbe dimostrare attraverso studi clinici di ridurre concretamente le malattie trasmesse dalle zecche e di essere più vantaggioso rispetto a metodi molto meno invasivi, come repellenti, abbigliamento protettivo e controlli della pelle.

È probabilmente questo il vero ostacolo: per la maggior parte delle persone, i possibili vantaggi di un trattamento sistemico continuativo non supererebbero i rischi e i costi.

Una protezione simile esiste, ma si mette sui vestiti

La soluzione più vicina a un antiparassitario esterno umano è rappresentata dagli indumenti trattati con permetrina.

Il CDC raccomanda, per chi frequenta zone a rischio, di trattare scarpe, pantaloni, tende e attrezzatura con prodotti contenenti permetrina allo 0,5%, oppure di acquistare indumenti già trattati. La sostanza può respingere o uccidere le zecche che entrano in contatto con il tessuto e la protezione può resistere a diversi lavaggi.

Esiste però una distinzione fondamentale: i prodotti destinati al trattamento dei vestiti non devono essere applicati direttamente sulla pelle, salvo che l’etichetta di una specifica formulazione ne autorizzi espressamente l’utilizzo.

Sulla cute esposta vengono invece utilizzati repellenti autorizzati, come quelli a base di DEET o icaridina. La loro efficacia è temporanea e può richiedere una nuova applicazione secondo le indicazioni del produttore.

Il repellente non funziona come l’antiparassitario del cane

Il repellente cerca soprattutto di impedire che la zecca si arrampichi, rimanga sulla persona o trovi un punto in cui mordere.

Molti prodotti veterinari, invece, possono agire uccidendo il parassita dopo il contatto con il mantello o dopo l’inizio del pasto di sangue.

Per questo motivo il repellente umano può sembrare meno pratico: dura meno, deve essere applicato correttamente e non sostituisce il controllo del corpo.

Ma dal punto di vista della sicurezza presenta un vantaggio importante. Viene utilizzato soltanto durante il periodo di esposizione, invece di mantenere continuamente un principio attivo nell’organismo.

Non provare mai una pipetta per animali sulla pelle

Anche quando il principio attivo sembra conosciuto, formulazione e concentrazione possono essere molto diverse da quelle previste per l’uomo.

Una pipetta veterinaria può contenere solventi, eccipienti e quantità progettate per distribuirsi sul mantello di un animale di un determinato peso. Non è stata studiata per essere applicata sulla pelle umana, respirata o trasferita accidentalmente a occhi e bocca.

La FDA ricorda inoltre che alcuni prodotti antiparassitari destinati a una particolare specie possono risultare pericolosi persino per altri animali domestici. (U.S. Food and Drug Administration)

La regola è quindi netta: un antiparassitario veterinario deve essere usato esclusivamente sulla specie e nelle modalità indicate sulla confezione.

La nostra protezione richiede più attenzione

Gli esseri umani non possiedono ancora la comodità di una compressa mensile contro le zecche, ma non siamo completamente privi di difese.

La prevenzione più efficace combina:

repellenti sulla pelle, indumenti protettivi, prodotti specifici sui vestiti, controllo del corpo e rimozione rapida delle zecche eventualmente trovate.

Il CDC raccomanda anche di evitare, quando possibile, erba alta e vegetazione fitta, camminare al centro dei sentieri e controllare accuratamente pelle e abiti al termine delle attività all’aperto.

Il cane può affidarsi a una pipetta perché non può ispezionarsi la pelle, scegliere come vestirsi o applicare un repellente prima di entrare nel bosco.

Noi possiamo farlo. È meno comodo di una compressa mensile, ma per il momento rappresenta il compromesso più ragionevole tra protezione ed esposizione a sostanze antiparassitarie.

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