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Lettura: Polpi contro il granchio blu a Cesenatico: può funzionare il controllo biologico in mare?
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Polpi contro il granchio blu a Cesenatico: può funzionare il controllo biologico in mare?

Migliaia di piccoli polpi sono stati affidati all’Adriatico: in laboratorio il granchio blu è una preda, ma la vera prova comincia adesso in mare.

Massimo 1 ora fa Commenta! 14
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Al largo di Cesenatico sono stati liberati migliaia di giovanissimi polpi nati in ambiente controllato, insieme a una femmina adulta, con un obiettivo preciso: capire se uno dei predatori naturali dei crostacei possa contribuire a frenare l’espansione del granchio blu nell’Adriatico.

Contenuti di questo articolo
Cosa è successo al largo di CesenaticoPerché proprio i polpi contro il granchio blu?I piccoli polpi liberati non mangeranno subito i granchi bluIl polpo liberato a Cesenatico è una specie aliena?Il granchio blu non è arrivato ieriPerché il granchio blu è così difficile da fermare?Perché mangiare i granchi blu non bastaPerché colpire le femmine potrebbe avere un effetto maggioreMa i polpi potrebbero mangiare anche specie nativePerché non si possono liberare polpi ovunqueLa vera domanda: quanti dei polpi liberati sopravvivranno?Il caso Cesenatico racconta un problema molto più grande

Non si tratta però di gettare in mare polpi che inizieranno immediatamente a divorare i granchi. Il progetto Octo-Blu, promosso dalla Regione Emilia-Romagna insieme all’Università di Bologna, è un esperimento di controllo biologico molto più complesso: prima bisognerà dimostrare che i piccoli polpi sopravvivano, crescano e riescano a stabilirsi nell’ambiente. Solo successivamente sarà possibile capire quanto possano incidere realmente sulla popolazione del granchio blu.

Ed è proprio questo il punto interessante: il laboratorio ha mostrato che il polpo può essere un predatore estremamente efficace, ma il mare non è una vasca di laboratorio.

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Cosa è successo al largo di Cesenatico

Polpi contro il granchio blu a cesenatico: può funzionare il controllo biologico in mare?

Il 24 agosto 2026 i ricercatori dell’Università di Bologna hanno effettuato un nuovo rilascio nell’Adriatico, al largo di Cesenatico, con il supporto della Capitaneria di Porto.

Secondo la Regione Emilia-Romagna, sono stati affidati al mare polpi di pochi giorni di età e una femmina precedentemente mantenuti negli impianti universitari.

Il progetto Octo-Blu è nato nel 2024 e ha richiesto quasi due anni di lavoro tra studio del granchio blu, prove di predazione, riproduzione dei polpi in ambiente controllato e prime schiuse.

I primi rilasci erano già avvenuti l’11 e il 17 giugno nei pressi di barriere artificiali sommerse, mentre le attività sono proseguite durante agosto.

L’esperimento è quindi entrato nella fase più difficile: passare dal laboratorio al vero ecosistema marino.

Perché proprio i polpi contro il granchio blu?

Il polpo comune è un predatore opportunista che si nutre anche di crostacei. Durante le prove condotte dai ricercatori dell’Università di Bologna ha mostrato una capacità di attacco notevole nei confronti del granchio blu.

Secondo quanto spiegato dal ricercatore Antonio Casalini alla TGR Emilia-Romagna, un polpo di circa un chilogrammo può riuscire a predare un granchio blu di circa 400 grammi.

Nelle vasche sperimentali i risultati sono stati abbastanza promettenti da giustificare il passaggio alla sperimentazione in mare.

Ma c’è una differenza fondamentale.

Un granchio chiuso in una vasca insieme a un polpo ha possibilità di fuga e ambienti disponibili completamente diversi da quelli che incontrerebbe nell’Adriatico.

In laboratorioIn mare
spazio limitatospazio enorme
preda facilmente incontrabilegranchi dispersi
condizioni controllatetemperatura e correnti variabili
assenza di molti altri predatorirete alimentare completa
polpo facilmente monitorabilepolpo libero di spostarsi
cibo controllatonumerose prede alternative

Per questo la capacità del polpo di mangiare il granchio blu è già stata osservata; ciò che ancora non sappiamo è se questa predazione possa diventare abbastanza frequente da modificare una popolazione invasiva su scala reale.

I piccoli polpi liberati non mangeranno subito i granchi blu

Polpi contro il granchio blu a cesenatico: può funzionare il controllo biologico in mare?

È probabilmente il dettaglio più facile da perdere leggendo la notizia.

Le migliaia di paralarve liberate al largo di Cesenatico misurano pochi millimetri e durante la prima fase della loro vita si alimentano soprattutto di minuscoli organismi dello zooplancton.

Non sono quindi migliaia di piccoli “cacciatori di granchi” già operativi.

La strategia è un’altra.

I ricercatori sperano che una parte delle paralarve riesca a:

  1. sopravvivere alla fase planctonica;
  2. crescere;
  3. raggiungere il fondale;
  4. trovare rifugi adeguati;
  5. diventare giovani polpi;
  6. iniziare successivamente a predare crostacei, compreso il granchio blu.

Secondo i responsabili del progetto, la fase planctonica può durare circa 40 giorni. Il monitoraggio con immersioni subacquee servirà proprio a verificare se i piccoli rilasciati riescano a superarla e trasformarsi in giovanili.

Quindi il primo risultato interessante non sarà trovare mucchi di granchi divorati.

Sarà molto più semplice: ritrovare i polpi vivi e cresciuti.

Il polpo liberato a Cesenatico è una specie aliena?

No. Ed è una distinzione fondamentale.

Il progetto non cerca di combattere una specie aliena introducendone un’altra.

Il polpo comune è una specie già presente naturalmente nell’Adriatico e viene pescato regolarmente nelle acque della zona. I ricercatori stanno quindi studiando un rafforzamento locale di un predatore autoctono, non l’introduzione di una nuova specie estranea all’ecosistema.

Il granchio blu, al contrario, è originario delle coste occidentali dell’Atlantico.

Le specie marine aliene possono raggiungere nuovi mari in diversi modi. L’ISPRA indica tra le principali vie di introduzione le acque di zavorra delle navi, il trasporto sugli scafi, l’acquacoltura e il passaggio attraverso il Canale di Suez.

Quando una specie riesce non soltanto a sopravvivere, ma a moltiplicarsi e alterare significativamente gli ecosistemi o le attività umane, può diventare invasiva.

Il granchio blu non è arrivato ieri

Polpi contro il granchio blu a cesenatico: può funzionare il controllo biologico in mare?

Anche qui c’è un dettaglio che cambia molto la percezione del fenomeno.

Il granchio blu, scientificamente Callinectes sapidus, non è comparso improvvisamente nei mari italiani nel 2023.

La sua presenza nel Mediterraneo risale a molti decenni fa e in Italia esistono segnalazioni già dalla metà del Novecento.

Ciò che è cambiato è la dimensione della popolazione.

Negli ultimi anni il numero di granchi è aumentato enormemente in alcune aree dell’Adriatico settentrionale, trasformando una presenza già conosciuta in un problema ecologico ed economico.

Uno studio pubblicato nel 2026 su Frontiers in Marine Science conferma che nell’Adriatico le popolazioni si trovano in differenti stadi dell’invasione: alcune aree mostrano popolazioni ormai stabilite, mentre altre presentano molti individui giovani e caratteristiche compatibili con una fase di ulteriore espansione.

In altre parole, l’invasione non è uniforme e non è ancora necessariamente arrivata allo stesso punto in tutto l’Adriatico.

Questa informazione potrebbe diventare importante anche per decidere dove concentrare gli interventi.

Perché il granchio blu è così difficile da fermare?

Il successo del granchio blu deriva dalla combinazione di numerose caratteristiche.

È un animale molto adattabile, tollera differenti condizioni ambientali, è mobile e possiede una dieta estremamente ampia.

Può nutrirsi di:

  • molluschi;
  • altri crostacei;
  • pesci;
  • organismi del fondale;
  • materiale animale disponibile nell’ambiente.

Il problema economico maggiore nell’Adriatico riguarda soprattutto vongole e altri molluschi allevati.

La Regione Emilia-Romagna riferisce che in alcune zone la proliferazione del granchio blu ha contribuito a ridurre di oltre il 70% la produzione di vongole di taglia commerciale, tanto che dal 2023 sono stati stanziati milioni di euro tra sostegni alle imprese, raccolta, smaltimento e commercializzazione dei granchi.

E uno studio recente sulla struttura delle popolazioni adriatiche conferma che la specie è ormai largamente distribuita e capace di modificare funzioni dell’ecosistema e attività economiche locali.

Perché mangiare i granchi blu non basta

La pesca commerciale è comunque uno degli strumenti utili per ridurne il numero.

Il granchio blu è commestibile e in altri Paesi rappresenta da tempo una risorsa ittica.

Trasformare una specie invasiva in una risorsa economica può creare un incentivo continuo alla cattura.

Ma difficilmente può essere l’unica risposta.

Quando una popolazione invasiva è ormai molto diffusa bisogna combinare diversi strumenti:

pesca mirata + monitoraggio + protezione degli allevamenti + studio della riproduzione + eventuale controllo biologico.

Octo-Blu aggiunge proprio quest’ultimo elemento.

Non punta necessariamente a eliminare il granchio blu dall’Adriatico, obiettivo che oggi apparirebbe estremamente difficile, ma a capire se sia possibile ridurne localmente la pressione attraverso un predatore già appartenente all’ecosistema.

Perché colpire le femmine potrebbe avere un effetto maggiore

Uno degli aspetti più interessanti del progetto riguarda il luogo scelto per alcuni rilasci.

Il granchio blu utilizza ambienti costieri ed estuarini, ma le femmine si spostano anche verso acque più salate durante il ciclo riproduttivo.

L’idea è quindi che una popolazione stabile di polpi possa incontrare anche le femmine riproduttive.

Da un punto di vista ecologico predare una femmina prima della deposizione delle uova può teoricamente avere un effetto maggiore rispetto alla cattura di un singolo giovane individuo.

È però importante parlare ancora al condizionale.

Non sappiamo quanti polpi sopravvivranno, quanti incontreranno effettivamente granchi blu, quali dimensioni raggiungeranno e quale parte della loro dieta sarà composta dalla specie invasiva.

Ed è precisamente per rispondere a queste domande che esiste l’esperimento.

Ma i polpi potrebbero mangiare anche specie native

Polpi contro il granchio blu a cesenatico: può funzionare il controllo biologico in mare?

Sì.

Il polpo non riconosce il granchio blu come una specie da eliminare.

È semplicemente un predatore.

Può quindi mangiare altri crostacei e animali presenti naturalmente nell’Adriatico. Lo stesso responsabile tecnico-scientifico del progetto ha riconosciuto questo punto spiegando però che anche una predazione limitata sulle femmine di granchio blu potrebbe contribuire a ridurne la capacità riproduttiva.

È uno degli aspetti che renderà essenziale il monitoraggio.

Un buon progetto di controllo biologico non può misurare soltanto quanti animali invasivi vengono mangiati, ma deve verificare cosa succede all’intera comunità biologica.

Perché non si possono liberare polpi ovunque

Un altro limite interessante emerge proprio dalle dichiarazioni dei ricercatori.

Octo-Blu non è pensato per essere applicato automaticamente in tutte le zone colpite dal granchio.

Per esempio, secondo il team la Sacca di Goro presenta condizioni di profondità, temperatura e salinità poco adatte al polpo, mentre la sperimentazione è maggiormente orientata verso aree marine come quelle di Cesenatico, Rimini e Cattolica.

Questo mostra perché la lotta alle specie invasive raramente può essere risolta con un’unica soluzione.

Lo stesso animale invasivo può occupare:

  • porti;
  • canali;
  • lagune;
  • foci dei fiumi;
  • acque costiere;
  • zone più profonde.

E ogni ambiente richiede strategie differenti.

La vera domanda: quanti dei polpi liberati sopravvivranno?

Questo, più del numero di granchi che un polpo riesce a mangiare in laboratorio, sarà probabilmente il dato da seguire nei prossimi mesi.

Per capire se Octo-Blu funziona servirebbero almeno quattro risultati consecutivi:

FaseCosa bisogna dimostrare
1le paralarve sopravvivono dopo il rilascio
2una parte riesce a insediarsi sul fondale
3i giovani polpi raggiungono dimensioni sufficienti
4la loro predazione riduce realmente i granchi blu presenti nell’area

E poi ce ne sarebbe una quinta, ancora più importante:

dimostrare che il beneficio ottenuto supera eventuali effetti sugli altri organismi dell’ecosistema.

È qui che il progetto passa da esperimento curioso a ricerca ecologica vera.

Il caso Cesenatico racconta un problema molto più grande

Il granchio blu è soltanto una delle numerose specie non native ormai presenti nel Mediterraneo.

Secondo ISPRA, le specie marine aliene possono entrare nel bacino attraverso trasporto navale, acquacoltura e collegamenti artificiali tra mari. Il riscaldamento delle acque può inoltre rendere più semplice l’insediamento di organismi provenienti da regioni più calde.

Uno studio del 2026 dedicato proprio all’Adriatico sottolinea come riscaldamento rapido, attività umane e forte connettività rendano il Mediterraneo uno degli hotspot mondiali per le invasioni biologiche marine.

Questo significa che il problema del futuro potrebbe non essere semplicemente fermare il prossimo granchio blu.

Sarà riuscire a individuare rapidamente le nuove specie, capire quali possano diventare invasive e intervenire prima che raggiungano popolazioni talmente grandi da rendere impossibile l’eradicazione.

Ed è forse questa la lezione più interessante di Octo-Blu.

Una volta che un organismo alieno è diventato parte stabile di un mare, riportare l’ecosistema esattamente alla situazione precedente può essere estremamente difficile.

A quel punto la domanda cambia.

Non è più soltanto “come eliminiamo il granchio blu?”, ma “come impediamo che una nuova presenza diventi dominante?”

Cesenatico sta provando una delle risposte possibili: aiutare un predatore che nel mare c’era già.

Se funzionerà, non lo sapremo dal numero di polpi liberati, ma da quello che accadrà mesi dopo, sotto la superficie dell’Adriatico.

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