Pleurocordyceps cornusynnemata è una nuova specie di fungo scoperta nelle foreste tropicali del Borneo malese. La sua particolarità non è attaccare direttamente le formiche, ma colpire un altro fungo già presente nel loro corpo: Ophiocordyceps, il celebre fungo zombie che manipola il comportamento degli insetti.
La scoperta è interessante perché mostra quanto siano complessi i rapporti tra parassiti, ospiti e microrganismi. Anche un organismo che sembra dominare la formica può diventare, a sua volta, il bersaglio di un altro parassita.

Che cos’è Pleurocordyceps cornusynnemata e perché conta
Pleurocordyceps cornusynnemata è stato descritto su Phytotaxa dopo analisi morfologiche e genetiche. I ricercatori hanno usato 2 marcatori, ITS e TEF 1 alpha, per distinguere la nuova specie da funghi simili già noti.
Il nome richiama la sua struttura a forma di corno, osservata sui campioni raccolti nella Danum Valley, nello stato malese di Sabah. Il dettaglio non è solo estetico: in tassonomia, forma, posizione e sviluppo delle strutture riproduttive aiutano a riconoscere specie diverse.
Il punto chiave è il suo comportamento. Questo fungo viene definito iperparassita, perché parassita un altro parassita. Non prende il controllo della formica, ma si nutre del tessuto fungino di Ophiocordyceps, già cresciuto dentro l’insetto.
Il fungo zombie resta il primo bersaglio, ma non è invincibile
I funghi del genere Ophiocordyceps sono noti perché infettano insetti, soprattutto formiche, e alterano il loro comportamento prima della morte. Alcune specie inducono l’ospite a raggiungere posizioni favorevoli alla dispersione delle spore.
Pleurocordyceps cornusynnemata aggiunge un livello in più. La formica è l’ospite finale, Ophiocordyceps è il parassita che la sfrutta, il nuovo Pleurocordyceps è il parassita del parassita. È una catena biologica in 3 passaggi, utile per capire come gli ecosistemi controllano naturalmente le popolazioni microbiche.
Non è la prima volta che la scienza osserva funghi capaci di vivere su altri funghi. Ma in questo caso la combinazione tra ospite, ambiente tropicale e struttura a corno rende la specie notevole. È anche un promemoria: molte scoperte decisive arrivano da luoghi difficili da campionare, come accade per la vita nascosta nelle grotte vulcaniche sotto il fondo oceanico.
Perché una scoperta nel Borneo può interessare anche la medicina
Studiare questi funghi non serve solo a dare un nome a nuove specie. Gli organismi che competono tra loro producono spesso molecole bioattive, cioè sostanze capaci di bloccare altri microrganismi o modificarne la crescita. È uno dei motivi per cui i funghi sono osservati con attenzione nella ricerca su antibiotici e antimicrobici.
C’è anche un possibile interesse agricolo. Un iperparassita specializzato potrebbe ispirare nuove strategie di biocontrollo, cioè metodi per gestire parassiti e patogeni riducendo l’uso di sostanze chimiche. Prima, però, servono studi su sicurezza, specificità e impatto sugli ecosistemi.
Durante le spedizioni nel Borneo è stata segnalata anche una nuova specie di fungo letale per i ragni. Il dato rafforza un messaggio semplice: le foreste tropicali restano archivi biologici enormi, ancora poco letti. Ogni nuova specie può raccontare qualcosa sulle reti invisibili che regolano ambiente, salute e biodiversità, come mostrano anche studi su fenomeni meno evidenti quali le microplastiche nelle nuvole.
La domanda ora è pratica: Pleurocordyceps cornusynnemata resterà una curiosità tassonomica o diventerà un modello per capire meglio parassitismo, evoluzione e nuove molecole utili? La risposta dipenderà dai prossimi studi sul suo ciclo vitale e sulle sostanze che produce.