Intelligenza artificiale e industria della difesa stanno diventando due nuovi motori della domanda di minerali critici. Rame, litio, cobalto, gallio e terre rare servono non soltanto a batterie e impianti rinnovabili, ma anche a data center, chip avanzati, sistemi radar, velivoli militari e reti di comunicazione.
Un rapporto pubblicato il 14 luglio 2026 dall’Oakland Institute sostiene che oltre il 70% della domanda attuale derivi da industrie tradizionali, beni di consumo, ampliamento delle reti elettriche, applicazioni militari e infrastrutture digitali. La stima mette in discussione l’idea che la nuova estrazione mineraria sia determinata soprattutto dalla transizione energetica.
Perché IA e difesa richiedono sempre più minerali critici

I data center richiedono grandi quantità di rame per cavi, trasformatori, server, sistemi di alimentazione e raffreddamento. I chip ad alte prestazioni utilizzano inoltre materiali come gallio, germanio e tantalio. La difesa impiega molti degli stessi minerali in aerei, missili, radar, satelliti, munizioni e apparati di guida.
La crescita dell’intelligenza artificiale non riguarda quindi soltanto elettricità e semiconduttori. Ogni nuovo centro di calcolo richiede edifici, collegamenti alla rete, gruppi di continuità e migliaia di componenti elettronici. L’Agenzia internazionale dell’energia indica rame, alluminio, silicio, gallio, terre rare e materiali per batterie tra le risorse necessarie all’espansione dei data center.
La pressione arriva anche dalla spesa militare. Il rapporto cita una previsione secondo cui la domanda delle forze armate per dieci minerali strategici potrebbe crescere nel prossimo decennio a un ritmo superiore del 135% rispetto ai dieci anni precedenti. Un caccia F-35 conterrebbe più di 400 chilogrammi di terre rare, mentre un cacciatorpediniere della classe Arleigh Burke ne richiederebbe oltre 2,2 tonnellate.
Il collegamento tra tecnologie spaziali, difesa e materie prime emerge anche nei programmi per nuove infrastrutture orbitali. Progetti come la difesa missilistica orbitale proposta da Lockheed Martin richiedono sensori, sistemi di comunicazione e componenti elettronici costruiti con filiere minerarie complesse.
Il rame mostra la dimensione della nuova competizione industriale
Il rame è il caso più evidente perché viene utilizzato praticamente ovunque circoli elettricità. Serve nelle reti, negli impianti fotovoltaici, nelle turbine eoliche, nei veicoli, nei data center, negli edifici e nei sistemi militari. È quindi difficile attribuire la crescita della domanda a un solo settore.
S&P Global prevede che il consumo mondiale di rame possa aumentare da circa 28 milioni di tonnellate nel 2025 a 42 milioni nel 2040. Senza nuovi progetti minerari, maggiore riciclo o sostituzioni tecnologiche, il divario tra domanda e offerta potrebbe raggiungere 10 milioni di tonnellate annue.
Le applicazioni legate a intelligenza artificiale e difesa sarebbero tra quelle con la crescita più rapida. La loro domanda congiunta potrebbe aggiungere circa 4 milioni di tonnellate di rame entro il 2040, una quantità vicina a un sesto dell’attuale produzione mondiale annua.
Le industrie tradizionali continueranno comunque a rappresentare la quota maggiore. Costruzioni, manifattura, elettronica di consumo e reti elettriche assorbono già grandi volumi. L’arrivo dei data center non sostituisce questi impieghi, ma si aggiunge a un mercato nel quale aprire una nuova miniera può richiedere molti anni.
Più miniere possono creare nuovi costi ambientali e sociali
L’estrazione di minerali critici può comportare consumo d’acqua, eliminazione della vegetazione, produzione di scarti e rischio di contaminazione del suolo. Gli effetti cambiano in base al minerale, al metodo estrattivo e ai controlli applicati, ma la crescita rapida dei progetti aumenta la possibilità di conflitti con le comunità locali.
Il rapporto riporta oltre 36.000 conflitti collegati alle attività minerarie in 4.293 località tra il 2015 e il 2022. Il dato comprende dispute sulla proprietà dei terreni, sull’accesso all’acqua, sugli impatti ambientali e sulla sicurezza dei bacini destinati ai residui di lavorazione.
Le associazioni del settore sostengono che la decarbonizzazione e lo sviluppo industriale richiedano comunque più estrazione. L’International Council on Mining and Metals afferma che i propri membri adottano impegni verificabili su diritti umani, popolazioni indigene, gestione dell’acqua, sicurezza dei residui e tutela della natura.
La questione non è quindi stabilire se i minerali servano, ma decidere quali usi debbano avere la priorità e con quali garanzie. Espandere contemporaneamente veicoli privati, data center, armamenti, elettronica di consumo e reti energetiche può rendere insufficiente anche una forte crescita dell’offerta.
Riciclo e scelte industriali possono ridurre la pressione sulle miniere
Una parte della domanda può essere contenuta recuperando rame, litio, nichel e cobalto dai prodotti a fine vita. Il riciclo richiede però sistemi di raccolta efficienti, impianti specializzati e prodotti progettati per essere smontati. Non può coprire subito tutta la crescita, perché molti materiali restano incorporati per anni in edifici, veicoli e infrastrutture.
Anche le decisioni politiche cambiano il fabbisogno. Trasporto pubblico, dispositivi più durevoli, riutilizzo dei componenti e reti progettate con maggiore efficienza possono limitare l’estrazione necessaria. Allo stesso tempo, governi e imprese cercano fornitori alternativi per ridurre la dipendenza da pochi Paesi nella raffinazione di gallio, grafite e terre rare.
La corsa ai minerali critici mostra così il lato materiale dell’intelligenza artificiale. Dietro modelli e servizi digitali ci sono miniere, impianti di raffinazione e catene logistiche globali. La prossima sfida sarà stabilire se queste risorse verranno indirizzate verso infrastrutture davvero necessarie o assorbite da una competizione industriale senza limiti condivisi.