Le microplastiche sono ormai presenti nell’acqua, nel terreno, nell’aria e in numerosi alimenti. Evitarle completamente non è realistico, ma è possibile ridurre alcune delle principali fonti di esposizione domestica, soprattutto limitando il contatto tra cibi, bevande, calore e materiali plastici deteriorati.
La prima cosa da chiarire è che non bisogna cadere nell’allarmismo. L’Autorità europea per la sicurezza alimentare, l’EFSA, non ha ancora completato una valutazione complessiva del rischio legato alle microplastiche e alle nanoplastiche negli alimenti. Al momento, quindi, non è possibile stabilire con certezza quali quantità possano provocare effetti sulla salute umana.
Anche la Food and Drug Administration statunitense precisa che la semplice presenza di microplastiche in un alimento non dimostra automaticamente un rischio sanitario. Le conoscenze sono ancora incomplete e i metodi utilizzati dagli studi non sono sempre facilmente confrontabili.
Questo non significa ignorare il problema. Significa adottare il principio più ragionevole: ridurre l’esposizione quando è semplice farlo, senza trasformare la spesa e la cucina in una fonte di ansia.
Cosa sono le microplastiche

Le microplastiche sono frammenti di materiale plastico generalmente più piccoli di cinque millimetri. Le particelle ancora più piccole, inferiori a un micrometro, vengono chiamate nanoplastiche.
Possono essere prodotte intenzionalmente in dimensioni microscopiche oppure derivare dalla degradazione di oggetti più grandi, come bottiglie, confezioni, utensili, tessuti sintetici e contenitori.
Il problema è che queste particelle sono persistenti, mobili e difficili da rimuovere dall’ambiente. Sono state rilevate nel mare, nei suoli, nell’acqua potabile, nell’aria e nella catena alimentare.
1. Non scaldare il cibo nella plastica
La regola più importante è evitare di riscaldare alimenti e bevande in contenitori di plastica quando esiste un’alternativa pratica.
Il calore può aumentare il deterioramento del materiale e favorire il rilascio di particelle o altre sostanze presenti nella plastica. È quindi preferibile trasferire il cibo in un contenitore di:
- vetro;
- ceramica adatta al microonde;
- acciaio, quando non si utilizza il microonde.
La scritta “adatto al microonde” indica che il contenitore è stato progettato per quell’impiego, ma non significa necessariamente che non possa rilasciare alcuna particella durante l’uso.
Il consiglio prudenziale è semplice: nel microonde usa vetro o ceramica, soprattutto per alimenti grassi, acidi o destinati a essere riscaldati a lungo.
2. Non versare liquidi bollenti nelle bottiglie di plastica

Tè, caffè, brodo e altre bevande molto calde non dovrebbero essere versati in normali bottiglie o bicchieri di plastica monouso.
Utilizza invece:
- tazze in ceramica;
- bicchieri di vetro resistente al calore;
- borracce in acciaio inossidabile;
- thermos progettati per bevande calde.
Lo stesso vale per l’acqua appena bollita. È meglio lasciarla raffreddare prima di trasferirla in un contenitore di plastica, anche quando questo viene venduto come riutilizzabile.
3. Sostituisci i contenitori graffiati e deformati
Un contenitore di plastica molto graffiato, opaco, scolorito o deformato non dovrebbe essere utilizzato per conservare cibi caldi o grassi.
I graffi aumentano la superficie deteriorata e possono favorire il distacco di piccoli frammenti durante:
- il lavaggio;
- lo sfregamento con le posate;
- il congelamento;
- il riscaldamento;
- l’uso ripetuto.
Non è necessario gettare immediatamente ogni contenitore di plastica presente in casa. Quelli ancora integri possono essere destinati ad alimenti freddi e asciutti oppure a usi non alimentari. Conviene invece sostituire per primi quelli più vecchi e rovinati.
4. Usa vetro e acciaio per le preparazioni frequenti

Per ridurre il contatto quotidiano con la plastica, si può procedere gradualmente. Non serve cambiare tutta la cucina in una volta.
Le sostituzioni più utili riguardano gli oggetti utilizzati ogni giorno:
- bottiglia o borraccia;
- contenitore del pranzo;
- ciotole per impastare;
- contenitori per avanzi;
- mestoli e spatole deteriorati;
- recipienti usati nel microonde.
Il vetro è utile per conservare e riscaldare. L’acciaio è leggero e resistente per acqua, pranzi freddi e alimenti da trasportare.
5. Valuta il tagliere che utilizzi
I taglieri di plastica possono rilasciare particelle durante il taglio, soprattutto quando la superficie è molto segnata.
Alcuni studi hanno identificato i taglieri in plastica come una possibile fonte di microplastiche trasferite agli alimenti durante la preparazione.
Una possibile alternativa è un tagliere in legno duro, purché venga:
- lavato correttamente;
- lasciato asciugare completamente;
- sostituito quando presenta crepe profonde;
- utilizzato separatamente per carne cruda e alimenti pronti.
Il vetro, invece, è facile da pulire ma tende a rovinare rapidamente il filo dei coltelli e può risultare scivoloso. Non è necessariamente la scelta migliore per l’uso quotidiano.
6. Limita l’acqua lasciata a lungo nelle bottiglie al caldo

Non lasciare bottiglie di plastica:
- al sole;
- nell’auto calda;
- vicino a termosifoni;
- per lunghi periodi all’aperto;
- in luoghi sottoposti a forti sbalzi di temperatura.
Il calore e la luce possono accelerare l’invecchiamento del materiale.
Una ricerca pubblicata nel 2024 ha rilevato una grande quantità di particelle micro- e nanoplastiche in campioni di acqua in bottiglia. Lo studio ha stimato mediamente circa 240.000 particelle per litro, in gran parte nanoplastiche. Il dato non rappresenta automaticamente un rischio clinico, ma conferma che l’acqua imbottigliata può essere una fonte di esposizione.
Quando l’acqua del rubinetto è potabile e controllata, può quindi essere ragionevole preferirla all’acqua confezionata, anche per ridurre l’uso complessivo di plastica.
7. Non comprare filtri senza sapere cosa trattengono

Non tutti i filtri domestici eliminano le microplastiche nello stesso modo. La capacità dipende da:
- dimensione dei pori;
- tecnologia utilizzata;
- corretta manutenzione;
- stato della cartuccia;
- dimensione delle particelle presenti.
I filtri a carbone attivo possono migliorare odore e sapore e trattenere alcune sostanze, ma non sono automaticamente efficaci contro tutte le particelle più piccole.
I sistemi a membrana, ultrafiltrazione o osmosi inversa possono offrire una filtrazione più spinta, ma hanno costi, manutenzione e consumi maggiori.
Prima di acquistare un impianto, è opportuno controllare:
- quali contaminanti dichiara di ridurre;
- il grado di filtrazione espresso in micron;
- eventuali certificazioni indipendenti;
- frequenza e costo di sostituzione dei filtri.
L’Organizzazione mondiale della sanità sottolinea che i normali sistemi di trattamento dell’acqua possono già rimuovere una parte significativa delle particelle, ma non raccomanda il monitoraggio domestico sistematico delle microplastiche in assenza di un rischio sanitario dimostrato.
8. Fai attenzione a bustine da tè e capsule

Alcune bustine dall’aspetto trasparente o setoso sono realizzate interamente o parzialmente con materiali plastici, come nylon o PET.
Per limitare il contatto con l’acqua bollente si possono scegliere:
- tè sfuso;
- infusori in acciaio;
- bustine dichiarate prive di plastica;
- filtri di carta non termosaldati con materiali plastici.
Anche per il caffè è possibile ridurre l’uso di capsule monouso scegliendo moka, macchina con filtro metallico o capsule riutilizzabili progettate correttamente.
Non tutte le bustine e non tutte le capsule rilasciano le stesse quantità di particelle: materiali, temperature e processi produttivi possono cambiare molto.
9. Non usare pellicola plastica direttamente sui cibi caldi
La pellicola non dovrebbe entrare in contatto diretto con pietanze bollenti, molto grasse o appena cotte.
Per coprire gli alimenti puoi utilizzare:
- piatti in ceramica;
- coperchi in vetro;
- contenitori rigidi;
- involucri riutilizzabili adatti al tipo di alimento.
Quando utilizzi comunque la pellicola, aspetta che il cibo si raffreddi e verifica che il prodotto sia destinato al contatto alimentare.
Anche carta da forno, alluminio e materiali compostabili devono essere impiegati secondo le indicazioni del produttore: “naturale” o “biodegradabile” non significa automaticamente adatto a qualsiasi temperatura o alimento.
10. Riduci gli alimenti molto confezionati, senza demonizzarli
La lavorazione e il confezionamento possono aggiungere occasioni di contatto tra alimenti, macchinari e materiali plastici.
Una dieta basata maggiormente su ingredienti semplici può quindi ridurre non soltanto gli imballaggi, ma anche il numero di passaggi industriali:
- frutta e verdura;
- cereali;
- legumi;
- uova;
- carne e pesce acquistati con imballaggi essenziali;
- alimenti conservati in vetro;
- preparazioni domestiche.
Questo non significa che un prodotto confezionato sia automaticamente pericoloso o contaminato. Il beneficio deriva soprattutto dalla riduzione complessiva della plastica utilizzata e dal minor numero di superfici a contatto con il cibo.
Lavare frutta e verdura elimina le microplastiche?

Lavare frutta e verdura resta fondamentale per rimuovere terra, sporco e parte dei contaminanti presenti sulla superficie.
Il lavaggio può probabilmente rimuovere anche alcune particelle depositate esternamente, ma non può eliminare quelle eventualmente presenti all’interno dei tessuti vegetali.
È sufficiente:
- lavarsi le mani;
- sciacquare il prodotto sotto acqua corrente;
- strofinare delicatamente la superficie;
- asciugare con un panno pulito o carta;
- evitare saponi e detergenti non destinati agli alimenti.
Non servono bicarbonato, aceto o prodotti speciali per “estrarre” le microplastiche: non esistono prove solide che questi rimedi le eliminino dall’interno degli alimenti.
Bisogna smettere di mangiare pesce?
No. Le microplastiche sono state rilevate nei prodotti ittici, ma questo non significa che sia necessario eliminare il pesce dalla dieta.
Il livello di esposizione può cambiare in base alla specie e alla parte consumata. Nei pesci di dimensioni maggiori, l’apparato digerente viene generalmente rimosso prima del consumo. Nei molluschi e nei piccoli pesci mangiati interi, invece, viene consumato anche il tratto gastrointestinale.
Tuttavia, il pesce fornisce proteine, iodio, vitamina D e acidi grassi omega-3. Eliminare intere categorie di alimenti senza una ragione clinica potrebbe creare uno squilibrio maggiore del beneficio ipotetico.
La soluzione più sensata è variare:
- specie;
- provenienza;
- dimensioni;
- metodi di preparazione;
- fonti proteiche durante la settimana.
Cinque cambiamenti prioritari
Per chi vuole iniziare senza stravolgere le proprie abitudini, le azioni più concrete sono:
- riscaldare il cibo in vetro o ceramica;
- non usare contenitori di plastica graffiati;
- evitare bottiglie lasciate al sole o nell’auto calda;
- sostituire i taglieri di plastica molto usurati;
- preferire acqua del rubinetto potabile e una borraccia in acciaio o vetro.
Sono interventi semplici, poco costosi e compatibili con la vita quotidiana.
Le microplastiche si possono eliminare del tutto?

No. Sono ormai diffuse nell’ambiente e possono essere ingerite o inalate anche senza utilizzare direttamente oggetti di plastica.
Promesse come “detox dalle microplastiche”, integratori depurativi o diete capaci di eliminarle dal corpo non sono supportate da prove cliniche sufficienti.
La strategia più razionale non è inseguire una purezza impossibile, ma diminuire le esposizioni evitabili: meno plastica sottoposta a calore, meno utensili deteriorati, meno monouso e più attenzione ai materiali utilizzati quotidianamente.
È una precauzione ragionevole, ma non deve diventare una paura del cibo. Le autorità scientifiche stanno ancora studiando il rischio reale delle microplastiche e, allo stato attuale, non esiste una soglia alimentare universalmente riconosciuta oltre la quale sia stato dimostrato un danno certo per l’essere umano.