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Magnetar: una stella di neutroni su due?

Una nuova stima di popolazione suggerisce che le magnetar possano essere uno dei principali esiti delle supernovae che formano stelle di neutroni.

Massimo 3 ore fa Commenta! 8
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Le magnetar potrebbero essere molto più comuni di quanto suggerisca il numero di oggetti riconosciuti direttamente nella Via Lattea. Un nuovo studio pubblicato il 10 settembre 2026 su Nature Astronomy stima che possano rappresentare in media circa il 50% della popolazione di stelle di neutroni isolate.

Contenuti di questo articolo
Cos’è una magnetarLo studio: simulare l’intera popolazione, non contare solo gli oggetti notiPerché il 50% non si vede direttamente nei cataloghiAnche il tasso di supernovae della Via Lattea potrebbe essere più altoCosa cambia per Fast Radio Burst e lampi gammaUna magnetar resta magnetar per sempre?Cosa possiamo dire con certezza

Il risultato non significa che metà delle stelle di neutroni che osserviamo oggi appaia come una magnetar attiva. Il punto è diverso: ricostruendo nascita ed evoluzione di pulsar, magnetar e compact central objects, il gruppo guidato da Celsa Pardo-Araujo trova che una frazione molto alta delle stelle di neutroni potrebbe nascere con campi magnetici da magnetar e poi evolvere verso stati osservativi differenti.

Rappresentazione di una sorgente compatta e del suo ambiente magnetico
Le magnetar sono stelle di neutroni caratterizzate da campi magnetici estremamente intensi.

Cos’è una magnetar

Una magnetar è una stella di neutroni con un campo magnetico estremo, tipicamente dell’ordine di 1014 gauss o superiore. Per confronto, il campo magnetico terrestre è enormemente più debole. Questi oggetti nascono dal collasso del nucleo di stelle massicce e concentrano una massa confrontabile con quella del Sole in una sfera di poche decine di chilometri.

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Il loro interesse va oltre la fisica delle stelle compatte. Le magnetar sono considerate possibili motori di alcuni tra i fenomeni più energetici del cosmo, comprese supernove superluminose, lampi gamma e alcuni fast radio burst. Nel nostro approfondimento sulle origini dei Fast Radio Burst abbiamo visto perché le stelle di neutroni fortemente magnetizzate sono una delle sorgenti più importanti da studiare.

Lo studio: simulare l’intera popolazione, non contare solo gli oggetti noti

Il lavoro, pubblicato su Nature Astronomy, usa una sintesi di popolazione delle principali classi di stelle di neutroni isolate della nostra Galassia. Il modello segue diversi processi contemporaneamente: evoluzione dinamica nella Via Lattea, rallentamento della rotazione ed evoluzione magneto-termica.

Questo approccio è importante perché classificare una stella di neutroni soltanto in base a come appare oggi può essere fuorviante. Campo magnetico, rotazione e temperatura cambiano nel tempo. Un oggetto nato con proprietà tipiche di una magnetar può quindi attraversare fasi differenti e non restare per sempre riconoscibile come una magnetar classica.

Gli autori adottano una distribuzione iniziale bimodale dei campi magnetici. Nelle simulazioni, le magnetar si concentrano attorno a valori iniziali di circa 1-2,5 × 1014 gauss e rappresentano mediamente circa metà della popolazione isolata di stelle di neutroni.

Perché il 50% non si vede direttamente nei cataloghi

Se metà delle stelle di neutroni nasce come magnetar, perché non ne vediamo così tante? Una parte della risposta è nei bias osservativi. Le diverse classi non sono tutte facili da rilevare nello stesso modo e per lo stesso intervallo di tempo.

Nel campione osservato di stelle di neutroni galattiche molto giovani, con età inferiore a circa 2.000 anni, lo studio riporta che soltanto 9 sorgenti su 23, circa il 40%, sono pulsar classiche alimentate dalla rotazione. Il restante 60% è costituito da magnetar o central compact objects.

Questo non basta da solo a ricavare la percentuale di nascita, perché ciascuna classe ha una diversa probabilità di essere scoperta. Per questo gli autori confrontano la popolazione osservata con modelli evolutivi e con i tassi di supernova necessari per riprodurre il numero di oggetti realmente rilevati.

Sistema stellare e sorgente compatta collegati allo studio delle magnetar
Capire quante magnetar nascono richiede di ricostruire l’evoluzione delle diverse classi di stelle di neutroni.

Anche il tasso di supernovae della Via Lattea potrebbe essere più alto

Il secondo risultato interessante riguarda le supernovae da collasso del nucleo. Per riprodurre la popolazione osservata, le simulazioni richiedono un tasso galattico superiore a due supernovae per secolo.

Non significa che dovremmo vedere due spettacolari esplosioni nel cielo ogni cento anni. Molte supernovae della Via Lattea possono essere nascoste dalla polvere o avvenire in regioni difficili da osservare direttamente in luce visibile. Il tasso viene quindi ricostruito usando diversi indicatori e non soltanto le esplosioni storicamente registrate.

Cosa cambia per Fast Radio Burst e lampi gamma

Stimare quante magnetar nascono è essenziale per confrontare questa popolazione con la frequenza di fenomeni transitori molto energetici. Se le magnetar fossero rare, sarebbe più difficile attribuire loro eventi cosmici osservati con frequenza elevata. Una frazione di nascita vicina al 50% amplia invece il numero di progenitori disponibili.

Questo non dimostra che ogni fast radio burst o ogni lampo gamma sia prodotto da una magnetar. Il legame va verificato evento per evento. Lo dimostra bene il caso di FRB 20191221A, riclassificato nel 2026 come segnale di una pulsar galattica: sorgenti compatte con comportamenti simili possono essere interpretate in modo diverso quando arrivano dati migliori.

Lo studio del 2026 fornisce quindi un dato di popolazione, non una spiegazione universale dei transienti. È però un dato necessario per capire se i numeri delle magnetar sono compatibili con il ruolo che viene attribuito loro nei modelli astrofisici.

Una magnetar resta magnetar per sempre?

Non necessariamente nel modo in cui la osserviamo. I campi magnetici delle stelle di neutroni evolvono e dissipano energia; la rotazione rallenta e la temperatura cambia. Una delle idee centrali della ricerca moderna è che alcune classi osservazionali di stelle di neutroni non siano famiglie completamente separate, ma fasi o manifestazioni differenti di percorsi evolutivi collegati.

È proprio questa relazione evolutiva che rende insufficiente contare le sole magnetar catalogate e dividere quel numero per tutte le stelle di neutroni note. Il modello deve stimare quante sorgenti non vengono viste, quanto a lungo restano rilevabili e come cambiano le loro proprietà.

Cosa possiamo dire con certezza

  • Lo studio è stato pubblicato su Nature Astronomy il 10 settembre 2026.
  • Le simulazioni indicano una frazione media di magnetar vicina al 50% delle stelle di neutroni isolate.
  • Il modello preferisce campi magnetici iniziali delle magnetar attorno a 1-2,5 × 1014 G.
  • Per riprodurre la popolazione osservata serve un tasso di supernovae da collasso del nucleo nella Via Lattea superiore a due per secolo.
  • Il risultato riguarda una stima di popolazione e non significa che metà delle stelle di neutroni oggi visibili sia classificata come magnetar attiva.

La conseguenza più interessante è che le magnetar potrebbero non essere una rarissima eccezione tra i resti stellari. Potrebbero rappresentare uno dei percorsi di nascita principali delle stelle di neutroni, con effetti importanti sul modo in cui interpretiamo supernovae estreme, lampi gamma e segnali radio provenienti dall’universo più energetico.

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