Un nuovo coniugato antivirale multivalente può bloccare l’influenza in due fasi: ostacola l’ingresso e limita il rilascio dei nuovi virioni aggregandoli fisicamente. Lo mostra uno studio pubblicato su Nature Communications il 4 ottobre 2026. Il candidato più efficace, un peramivir-Fc trivalente chiamato AVC-P3, ha superato altri antivirali nei modelli murini testati, ma non è ancora una terapia clinicamente validata nell’uomo.
Come funziona la piattaforma AVC
I ricercatori hanno collegato in modo programmabile molecole antivirali a un dominio Fc, variando il numero di ligandi legati. Con zanamivir, la forma trivalente ha mostrato attività maggiore rispetto alle versioni con una o due copie.

Perché l’aggregazione dei virus è importante
La multivalenza non si limita a rafforzare l’inibizione della neuraminidasi. Il coniugato può legare più particelle virali e favorirne il cross-linking, immobilizzandole. In questo modo interferisce sia con l’ingresso del virus nelle cellule sia con il rilascio dei virioni prodotti dopo la replicazione.
Cosa ha mostrato il peramivir-Fc
Il composto AVC-P3, basato su peramivir trivalente, ha mostrato maggiore attività antivirale in vitro rispetto alla versione basata su zanamivir e un’emivita più lunga in vivo. Nei topi infettati con H1N1, H3N2, H5N1 o influenza B ha ottenuto risultati superiori rispetto agli altri coniugati testati, a baloxavir e al candidato CD388.

È già un nuovo farmaco contro l’influenza?
No. I risultati più forti dello studio riguardano modelli preclinici. Prima di parlare di trattamento servono studi nell’uomo che valutino dose, sicurezza, farmacocinetica ed efficacia clinica.
Su iCrewPlay Tech abbiamo già raccontato la ricerca verso un cocktail di anticorpi contro più ceppi influenzali e gli aggiornamenti sull’influenza aviaria. Questo studio segue una strada diversa: cambiare il meccanismo fisico con cui un antivirale interagisce con le particelle virali.
La fonte primaria è lo studio Multivalent antiviral conjugates enhance activity against Influenza via cross-linking viruses, pubblicato su Nature Communications il 4 ottobre 2026.




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