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NotiziaCambiamenti climatici

Incendi in Spagna, il clima moltiplica il rischio per 20

Caldo, siccità e vegetazione secca rendono gli incendi più probabili e difficili da contenere in tutta l’Europa occidentale

Massimo 4 ore fa 7
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Gli incendi in Spagna del luglio 2026 non sono stati provocati direttamente dal cambiamento climatico, ma si sono sviluppati in condizioni meteorologiche che il riscaldamento globale ha reso molto più frequenti. Una nuova analisi pubblicata il 30 luglio rileva che nella parte centrale del Paese un clima favorevole alla propagazione delle fiamme è ora almeno 20 volte più probabile rispetto all’epoca preindustriale.

Contenuti di questo articolo
Perché gli incendi in Spagna sono diventati 20 volte più probabiliPioggia in inverno e siccità in estate hanno creato più combustibileFumo fino a 400 chilometri e risorse antincendio sotto pressioneLa prevenzione deve cambiare insieme al clima europeo

Nel sud-ovest della Francia, lo stesso tipo di condizioni è diventato almeno due volte più probabile. Lo studio riguarda il caldo, la scarsità di pioggia, l’umidità del suolo e lo stato della vegetazione, non le singole cause di innesco, che possono dipendere da attività umane, incidenti o eventi naturali.

Tra il 13 e il 28 luglio sono bruciati circa 140.000 ettari in Spagna. In Francia, il totale dall’inizio dell’anno ha superato i 115.000 ettari. Le evacuazioni nei due Paesi hanno coinvolto complessivamente oltre 300.000 persone.

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Perché gli incendi in Spagna sono diventati 20 volte più probabili

Incendi in spagna, il clima moltiplica il rischio per 20

Il dato non significa che il cambiamento climatico abbia acceso gli incendi. Indica che ha reso molto più comune la combinazione di caldo estremo, suolo asciutto e vegetazione infiammabile che permette a una scintilla di trasformarsi rapidamente in un grande incendio difficile da spegnere.

La rapida analisi di World Weather Attribution ha esaminato il Daily Severity Rating, un indicatore collegato al Fire Weather Index. Il parametro combina temperatura, umidità, vento e condizioni dei combustibili vegetali per stimare quanto un incendio possa risultare intenso e complesso da controllare.

Nella Spagna centrale, condizioni paragonabili a quelle osservate nel luglio 2026 possono verificarsi oggi in media una volta ogni sei anni. In un clima più freddo di 1,4 °C, vicino a quello precedente alle grandi emissioni industriali, sarebbero state molto più rare.

Nel sud-ovest della Francia, un evento della stessa intensità è atteso circa una volta ogni vent’anni. I ricercatori considerano prudenziale anche la stima francese, perché il modello statistico presenta maggiori incertezze rispetto a quello applicato alla Spagna.

Pioggia in inverno e siccità in estate hanno creato più combustibile

Il rischio non è cresciuto soltanto per la mancanza di pioggia. L’inverno particolarmente umido ha favorito una forte crescita di erba, arbusti e altra vegetazione. In alcune aree colpite della Spagna centrale, le precipitazioni invernali sono state superiori del 175% rispetto alla norma.

La successiva primavera secca e le ripetute ondate di calore hanno sottratto rapidamente umidità al terreno e alle piante. La biomassa prodotta durante i mesi piovosi si è così trasformata in combustibile secco disponibile in grandi quantità.

Questa alternanza tra periodi molto umidi e fasi improvvisamente calde e aride viene descritta come weather whiplash. È un passaggio importante perché mostra che un inverno piovoso non riduce automaticamente il rischio estivo: può perfino aumentare il materiale disponibile per le fiamme se viene seguito da un’essiccazione rapida.

La stessa successione di caldo persistente e scarsità d’acqua si inserisce in un quadro europeo più ampio. Anche il rafforzamento di El Niño nel 2026 richiede cautela nell’interpretazione dei singoli eventi, ma conferma quanto sia necessario distinguere le oscillazioni naturali dal riscaldamento prodotto dalle emissioni umane.

Fumo fino a 400 chilometri e risorse antincendio sotto pressione

Incendi

Gli effetti non si fermano alle aree raggiunte dal fuoco. Nel sud-ovest della Francia, le concentrazioni di particolato hanno peggiorato la qualità dell’aria anche a centinaia di chilometri dai fronti attivi. Condizioni molto scadenti sono state rilevate fino a circa 400 chilometri di distanza.

Il fumo aggiunge un ulteriore rischio sanitario per una popolazione già esposta a ripetute ondate di calore. Le particelle sottili possono raggiungere le vie respiratorie profonde, mentre caldo e inquinamento insieme aumentano la pressione su anziani, bambini e persone con patologie cardiovascolari o polmonari.

Le immagini del satellite Sentinel-2 diffuse dall’ESA mostrano i fronti attivi vicino alla stazione di Cebreros, a ovest di Madrid. La struttura è rimasta operativa, ma l’area circostante è stata tra quelle maggiormente colpite.

Il problema diventa ancora più difficile quando diversi incendi estremi si sviluppano contemporaneamente. Aerei, squadre e mezzi specializzati non possono essere spostati con facilità da una regione all’altra, mentre anche la cooperazione tra Paesi perde efficacia se più Stati affrontano emergenze nello stesso momento.

La prevenzione deve cambiare insieme al clima europeo

Incendi

Negli ultimi decenni una migliore gestione degli incendi ha contribuito a ridurre mediamente le superfici bruciate in alcune aree mediterranee. Il nuovo scenario mostra però che gli eventi più intensi possono superare la capacità dei sistemi di spegnimento, soprattutto quando il caldo persiste per settimane.

La risposta non può quindi limitarsi all’aumento dei mezzi durante l’emergenza. Servono manutenzione della vegetazione, maggiore diversità nelle foreste, fasce di sicurezza intorno ai centri abitati, piani di evacuazione e una gestione del territorio che tenga conto di stagioni degli incendi più lunghe.

Anche il Mediterraneo più caldo contribuisce a mantenere temperature elevate e a modificare il ciclo dell’acqua. I record registrati dalle temperature degli oceani rappresentano un altro segnale di un sistema climatico che trattiene più energia e favorisce estremi più difficili da gestire.

Il risultato principale dell’analisi non è che ogni incendio futuro sarà inevitabile. È che le condizioni capaci di trasformare un innesco in una catastrofe stanno diventando più comuni. Senza ridurre le emissioni e adattare foreste, città e servizi di emergenza, incendi oggi considerati eccezionali rischiano di entrare nella normalità climatica europea.

TAGGED:incendi boschiviincendi in Spagnacambiamento climaticosiccitàWorld Weather Attribution
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