El Niño 2026 continuerà a rafforzarsi fino alla fine dell’anno, con una probabilità del 97% di persistere fino all’inizio della primavera 2027 nell’emisfero settentrionale. Il bollettino NOAA del 9 luglio stima inoltre un’81% di possibilità che tra ottobre e dicembre l’evento raggiunga la categoria molto forte.
Il dato segnala uno scenario climatico rilevante, ma non permette ancora di definire quello in corso come l’El Niño più estremo mai osservato. Le previsioni indicano che potrebbe collocarsi tra gli episodi più intensi della serie storica iniziata nel 1950, mentre il valore effettivo potrà essere misurato solo nei prossimi mesi.
El Niño 2026 sarà davvero il più forte mai registrato?

Non è possibile affermarlo in anticipo. NOAA assegna un’alta probabilità alla categoria molto forte, ma una previsione non stabilisce quale sarà il valore massimo reale. Anche un episodio eccezionale potrebbe restare sotto i picchi registrati in stagioni come 1982-1983, 1997-1998 e 2015-2016.
Il Climate Prediction Center della NOAA classifica l’intensità attraverso le anomalie della temperatura superficiale del Pacifico equatoriale. Il riferimento principale è la regione Niño 3.4, situata nella fascia centrale dell’oceano.
Per entrare nella categoria molto forte, la temperatura media trimestrale di quell’area deve superare determinate soglie rispetto alla norma. Il riscaldamento dell’acqua deve inoltre essere accompagnato da una risposta atmosferica coerente, con cambiamenti nei venti, nella pressione e nella distribuzione delle precipitazioni tropicali.
Le osservazioni satellitari permettono di seguire anche il livello del mare, che tende ad aumentare nelle zone dove si accumula acqua più calda. Un primo quadro di questa evoluzione è visibile nell’analisi su El Niño 2026 osservato dal satellite Sentinel-6.
Cosa può cambiare con un El Niño molto forte
El Niño altera la circolazione atmosferica su scala globale, ma non produce gli stessi effetti in ogni Paese. Aumenta la probabilità di alcune anomalie stagionali senza determinare con certezza il tempo di una singola città o di una specifica settimana.
La World Meteorological Organization prevede una maggiore possibilità di piogge sopra la media nel Pacifico equatoriale centrale e orientale. Condizioni più secche risultano invece più probabili in parti dell’Australia, del subcontinente indiano e dell’area tropicale dell’Oceano Indiano.
Tra gli effetti che possono diventare più probabili rientrano:
- piogge intense e alluvioni in alcune aree del Pacifico e delle Americhe
- siccità e incendi più favoriti in alcune zone dell’Australia e del Sud-est asiatico
- variazioni dei monsoni, degli ecosistemi marini e della produttività della pesca
- temporaneo aumento della temperatura media globale
- riduzione dell’attività degli uragani nell’Atlantico per la maggiore instabilità dei venti in quota
Un evento forte può rendere questi schemi più riconoscibili, ma non elimina la variabilità locale. Per questo NOAA invita a utilizzare le previsioni stagionali regionali, anziché trasformare la sola intensità di El Niño in una previsione automatica per ogni territorio.
El Niño può rendere il 2026 o il 2027 più caldo?

El Niño tende a trasferire più calore dall’oceano all’atmosfera e può contribuire ad aumentare temporaneamente la temperatura media globale. Questo effetto si aggiunge al riscaldamento climatico di lungo periodo, ma non coincide con esso e non determina da solo un nuovo record annuale.
Gli effetti termici globali spesso diventano più evidenti durante la fase matura dell’evento o nei mesi successivi. Per questo il possibile impatto potrebbe emergere tra la fine del 2026 e il 2027, anche se serviranno osservazioni aggiornate per distinguere il contributo di El Niño dalle altre componenti del sistema climatico.
Il legame con il caldo europeo è ancora meno diretto. El Niño può influenzare la circolazione atmosferica, ma le temperature in Italia e nel continente dipendono anche dall’Atlantico, dal Mediterraneo, dalla corrente a getto e dalla posizione delle aree di alta pressione. L’argomento è approfondito nell’analisi su quanto El Niño incida davvero sul caldo in Europa.
La valutazione della World Meteorological Organization invita soprattutto i servizi meteorologici e le autorità nazionali a prepararsi a un rischio maggiore di eventi estremi. Agricoltura, gestione dell’acqua, pesca, salute pubblica e protezione civile sono i settori più esposti alle conseguenze di previsioni stagionali sfavorevoli.
Il prossimo passaggio sarà verificare se il riscaldamento del Pacifico manterrà il ritmo indicato dai modelli durante l’autunno. L’81% rappresenta una probabilità, non una misurazione già avvenuta: solo i dati tra ottobre e dicembre diranno se El Niño 2026 entrerà davvero tra i più intensi mai osservati o resterà sotto le proiezioni attuali.