El Niño 2026 si sta intensificando e l’allerta delle Nazioni Unite è diventata molto più esplicita. Il 3 settembre la World Meteorological Organization ha confermato che l’evento è saldamente stabilito e dovrebbe raggiungere un’intensità molto forte nei prossimi mesi. Il segretario generale dell’ONU António Guterres ha parlato di un El Niño che si sta ampliando sotto i nostri occhi e di un mondo entrato nella zona di pericolo degli eventi meteorologici estremi.
I numeri vanno però letti con precisione. La WMO indica una probabilità vicina al 100% che El Niño persista fino a febbraio 2027. NOAA stima invece oltre il 90% di probabilità che diventi molto forte durante l’autunno e l’inverno 2026-2027 dell’emisfero settentrionale. Per ottobre-dicembre, infine, viene indicato un 69% di possibilità di raggiungere un livello storico nella serie relativa utilizzata dal 1950.
Queste tre percentuali non significano la stessa cosa. La persistenza è quasi certa, un’intensità molto forte è altamente probabile, mentre il possibile record resta uno scenario da confermare. E nessuno di questi dati permette di trasformare automaticamente El Niño in una previsione meteo precisa per l’Italia.
Perché l’ONU parla di una zona di pericolo
Il passaggio che ha attirato più attenzione arriva dalle parole di António Guterres. Nel comunicato della World Meteorological Organization, il segretario generale dell’ONU collega l’intensificazione di El Niño a un contesto nel quale le temperature superficiali degli oceani restano eccezionalmente elevate e aumenta il rischio di eventi estremi.
Il punto non è che El Niño da solo stia mettendo il pianeta in pericolo. El Niño è un fenomeno climatico naturale e ciclico. Il problema è la sua sovrapposizione a oceani e atmosfera già più caldi, che può amplificare gli effetti su precipitazioni, siccità, temperature e circolazione atmosferica in diverse regioni del mondo.
La WMO sottolinea anche che un evento molto forte aumenta la probabilità di impatti tipici di El Niño, ma non li rende automatici in ogni Paese. È una distinzione fondamentale: un segnale climatico globale modifica le probabilità, non decide il meteo locale con mesi di anticipo.
El Niño 2026: cosa dicono le previsioni aggiornate

Il nuovo quadro è sostenuto sia dalle temperature superficiali del Pacifico sia dal calore accumulato sotto la superficie. NOAA segnala anomalie della temperatura superficiale superiori a +3 °C nel Pacifico equatoriale orientale, mentre alcune anomalie sotto la superficie arrivano a circa +10 °C in profondità.
Non conta soltanto quanto è calda l’acqua. Venti, pressione, precipitazioni e distribuzione del calore devono muoversi nella stessa direzione perché El Niño si rafforzi. Nel 2026 il sistema oceano-atmosfera mostra proprio questo accoppiamento, con piogge più intense nel Pacifico centrale e orientale e condizioni più secche verso l’Indonesia.
| Indicatore | Scenario aggiornato |
|---|---|
| Persistenza di El Niño | Quasi 100% fino a febbraio 2027 secondo WMO |
| Intensità prevista | Molto forte |
| Probabilità NOAA di evento molto forte | Oltre 90% in autunno-inverno 2026-2027 |
| Scenario storico NOAA | 69% di probabilità di RONI pari o superiore a +2,5 °C tra ottobre e dicembre |
| Picco atteso | Verso la fine del 2026 |
| Effetti climatici | Possibili fino al 2027 |
Può diventare l’El Niño più forte dal 1950?
È possibile, ma non è ancora un record acquisito. NOAA stima una probabilità del 69% che nel trimestre ottobre-dicembre 2026 il Relative Oceanic Niño Index, o RONI, raggiunga almeno +2,5 °C. Se questa soglia venisse effettivamente misurata, l’evento supererebbe quelli precedenti nella serie relativa che parte dal 1950.
Il Climate Prediction Center della NOAA sottolinea che si tratta di una previsione probabilistica. Le condizioni oceaniche e atmosferiche devono continuare a evolvere nella direzione prevista e saranno i dati dei prossimi mesi a stabilire l’intensità massima raggiunta.
La distinzione è importante anche perché oggi viene usato sempre più spesso il RONI, un indice che considera il riscaldamento relativo del Pacifico rispetto al resto degli oceani. Questo aiuta a separare meglio il segnale ENSO dal riscaldamento generale dei mari.
Perché El Niño si sta intensificando così rapidamente
El Niño nasce dall’interazione tra oceano e atmosfera nel Pacifico equatoriale. Le acque superficiali del settore centrale e orientale diventano più calde della media, mentre cambiano i venti e la distribuzione delle precipitazioni tropicali. Quando oceano e atmosfera iniziano a rafforzarsi a vicenda, l’evento può crescere rapidamente.
Nel 2026 questo accoppiamento è diventato molto evidente. NOAA segnala anomalie dei venti coerenti con El Niño, aumento delle temperature sotto la superficie e piogge più abbondanti nel Pacifico centrale e orientale, con condizioni più secche verso l’Indonesia.
I satelliti consentono di osservare anche la risposta fisica dell’oceano. Nel nostro approfondimento su El Niño 2026 visto dal satellite Sentinel-6 abbiamo spiegato come l’altezza della superficie marina possa mostrare dove si sta accumulando acqua più calda.
Cosa può cambiare con un El Niño molto forte

Un El Niño molto forte può spostare in modo significativo le fasce di pioggia e influenzare temperature e circolazione atmosferica su vaste aree. WMO indica per settembre-novembre 2026 una maggiore probabilità di temperature sopra la norma su gran parte delle terre emerse, insieme a una risposta delle precipitazioni tipica di un forte episodio nel Pacifico.
Tra gli effetti che possono diventare più probabili rientrano:
- piogge intense e alluvioni in alcune regioni normalmente sensibili a El Niño;
- siccità in altre aree tropicali e subtropicali;
- variazioni dei monsoni e della disponibilità d’acqua;
- stress per agricoltura, pesca ed ecosistemi marini;
- una spinta temporanea verso temperature medie globali più elevate;
- cambiamenti nella probabilità e distribuzione di alcuni eventi meteorologici estremi.
La forza di El Niño non determina da sola la gravità degli effetti in un singolo Paese. WMO ricorda che Atlantico, Oceano Indiano, circolazione atmosferica regionale e stagione possono rafforzare, attenuare o modificare gli schemi tipici.
Cosa significa per Italia ed Europa
Per l’Italia non esiste una relazione semplice del tipo “El Niño forte uguale inverno caldo” oppure “El Niño forte uguale più pioggia”. Il collegamento con l’Europa è più indiretto rispetto a quello osservato in molte regioni del Pacifico e delle Americhe.
Il tempo europeo dipende anche dall’Atlantico settentrionale, dalla corrente a getto, dalla posizione delle aree di alta e bassa pressione, dal Mediterraneo e da altri pattern climatici. Per questo le previsioni stagionali regionali vanno aggiornate man mano che ci avviciniamo all’inverno.
Abbiamo approfondito separatamente quanto El Niño possa incidere sul caldo in Europa e perché attribuire una singola ondata di calore al solo ENSO sia una semplificazione eccessiva.
El Niño può rendere il 2027 ancora più caldo?
El Niño tende a trasferire più calore dall’oceano all’atmosfera e il suo effetto sulla temperatura media globale può continuare anche dopo il picco nel Pacifico. WMO ricorda che l’impatto termico può risultare particolarmente evidente nell’anno successivo allo sviluppo dell’evento.
Questo rende il 2027 un anno da seguire con attenzione, ma non permette oggi di dichiarare in anticipo un record globale. La temperatura finale dipenderà dall’evoluzione di El Niño, dal riscaldamento climatico di lungo periodo e da altre componenti naturali del sistema terrestre.
El Niño è un fenomeno climatico naturale e non viene causato dal cambiamento climatico. Si sviluppa ciclicamente ogni pochi anni. Il riscaldamento globale crea però un contesto di temperature oceaniche e atmosferiche più elevate, sul quale la variabilità naturale si sovrappone.
Le prossime date da controllare
Il prossimo aggiornamento mensile NOAA è previsto per 10 settembre 2026. Sarà utile per capire se l’intensificazione osservata durante agosto è proseguita e se cambierà la probabilità assegnata allo scenario storico tra ottobre e dicembre.
La fase decisiva arriverà tra l’autunno e la fine dell’anno, quando El Niño dovrebbe raggiungere il picco. A quel punto sarà possibile confrontare i valori osservati con gli episodi più forti della serie storica e capire se la previsione del 69% si sarà trasformata in un record misurato.
Il quadro al 6 settembre è molto più netto rispetto a poche settimane fa: El Niño 2026 è già forte, continuerà con altissima probabilità fino all’inizio del 2027 e ha concrete possibilità di diventare un evento eccezionale. Gli effetti andranno però valutati regione per regione, senza trasformare una previsione climatica globale in una previsione meteo locale.