Le particelle di luce, i fotoni, possono comportarsi come neuroni e simulare i meccanismi della memoria umana.
È quanto emerge da uno studio internazionale che coinvolge Cnr-Nanotec, IIT e Sapienza Università di Roma, pubblicato su Physical Review Letters.
Fotoni come neuroni: come funziona

I ricercatori hanno dimostrato che fotoni identici, all’interno di circuiti ottici, si comportano come una rete neurale di tipo Hopfield.
Il principio chiave è l’interferenza quantistica, che permette ai fotoni di:
- interagire tra loro
- codificare informazioni
- recuperare dati
In questo sistema, i fotoni non trasportano solo dati: diventano direttamente i “neuroni” della memoria.
Il limite della memoria esiste anche qui
Come nei sistemi biologici, anche questa tecnologia ha un limite.
Quando le informazioni aumentano troppo, il sistema entra in una fase di blackout della memoria, chiamata tecnicamente vetro di spin, perdendo la capacità di recupero dei dati.
Questo comportamento rafforza il parallelismo con il cervello umano.
Impatto sui data center e sull’IA

Il vantaggio principale è chiaro:
- prestazioni elevate
- consumi energetici molto più bassi
- maggiore efficienza rispetto ai chip tradizionali
Questa tecnologia potrebbe ridurre in modo significativo il consumo dei data center, uno dei problemi più critici dell’intelligenza artificiale oggi.
In più, la piattaforma permette di simulare sistemi complessi difficili da gestire con i computer attuali.
Se l’IA iniziasse a funzionare con la luce invece che con i chip, cambierebbe tutto? Scrivilo nei commenti e seguici su Instagram