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Handifobia: nel 2020 Twitter vieta le discriminazioni

Twitter interviene con nuovi divieti nei confronti del linguaggio disumanizzante

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Handifobia Twitter

I social diventano sempre più terreno fertile per il volume aberrante di odio che si legge nei post riguardo le fasce più deboli e i bersagli storici che riguardano l’età, l’etnia, la religione.

Twitter che da anni sta tentando di porre un freno ad ogni forma di discriminazione, oggi ha voluto fare un altro passo avanti nei confronti dei disabili e dell’handifobia.

Handifobia: di cosa si tratta

Handifobia hater

Mentre si ha più confidenza con termini come xenofobia, omofobia transfobia ecc. L’handifobia (crasi dei termini « handicap » e « fobia ») è la figlia di un dio minore. Questo accade perché in una società poco accogliente e sempre più individualista, le valanghe d’odio nei confronti di persone con disabilità sono tollerate.

Non si tratta di paura di ammalarsi, ma di una avversione patologica nei confronti dei disabili, che attiva un circolo vizioso che non può e non deve essere tollerato: chi viene discriminato tenderà a condurre una lotta impari sino a farlo sentire “di troppo“,  questo potenzia la discriminazione.

L’handifobia, nonostante ci si trovi nell’era dei diritti umani, è molto diffusa anche se c’è un rifiuto nel riconoscerla. Come è accaduto in altre forme di intolleranza, c’è la fase della negazione, a partire dalla legislazione, poco presente in questo ambito. L’handifobia nella maggior parte dei casi appartiene a soggetti con gravi carenze culturali e solo attraverso la cultura essi avranno una chance per guarire.

Handifobia: le direttive di Twitter

Handifobia post
Alcuni post su Twitter

Twitter, che ha attivato sanzioni per i reati di omofobia, Transfobia e xenofobia, adesso mostra di essere pioniere della battaglia contro l’ handifobia. In una nuova regola inserita nella netiquette del social network di Jack Dorsey, è espressa esplicitamente la volontà di impedire post che incitino all’odio nei confronti di persone affette da disabilità, volontà che se verrà violata, avrà gravi conseguenze, con buona pace degli hater più incalliti.

In un post, Twitter ha fatto riferimento ad alcune ricerche che hanno interessato lo studio dell’utilizzo di un linguaggio disumanizzante che viene sùbito da esseri umani collocati in una scala di valori che li blocca ad un livello inferiore, incrementando la possibilità che venga fatto loro del male non solo online, e so questo basterebbe, ma anche nella vita reale.

Il post di Twitter dichiara: “Dopo una serie di confronti con esperti, nel luglio 2019 abbiamo ampliato le nostre regole contro l’odio per includere un linguaggio che disumanizza gli altri sulla base della religione. Oggi stiamo espandendo ulteriormente questa regola per includere un linguaggio che disumanizza sulla base dell’età, della disabilità o della malattia“. Il social ha tenuto a specificare che non si fermerà qui, ma che continuerà questo percorso per tutte le altre forme di discriminazione.

Handifobia: Incongruenze tra innovazione tecnologica e paura sociale

Handifobia e innovazione tecnologica

In linea di massima un cambiamento sociale dà la spinta per un cambiamento legislativo e contemporaneamente o subito dopo un adattamento delle nuove tecnologie. Invece stiamo assistendo ad un mondo tecnologico ed informatico sempre più sensibile al tema della disabilità che contrasta con un involuzione della società che mostra picchi di handifobia fuori da ogni previsione.

A dare manforte all’ intolleranza verso le malattie è arrivato il coronavirus (poteva mancare?), che ha dato largo spazio a post che definire infelici sarebbe poco. Twitter ha deciso di eliminare i post che violano le nuove direttive, e non sarà concesso nessun diritto di appello. “Non puoi promuovere la violenza contro altre persone, attaccarle o minacciarle sulla base di razza, etnia, origine nazionale, casta, orientamento sessuale, sesso, identità sessuale, religione, età, malattia seria o disabilità” dice Twitter “è inoltre proibito disumanizzare un gruppo di persone in base alla loro religione, età, disabilità o malattia grave”. Conclude. Speriamo sia il primo passo verso un’ umanizzazione dei social, non rotante distaccati dalla realtà come si vuole fare credere.

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