Una ricerca pubblicata sulla rivista Science ricostruisce un fenomeno sorprendente: i resti della calotta glaciale Laurentide, nel Canada artico, avrebbero ricominciato a crescere circa 2.000 anni fa, prima che il riscaldamento moderno invertisse la tendenza attorno al 1960. Questo non significa che un’immensa era glaciale globale fosse imminente: il risultato riguarda una calotta specifica e l’interpretazione dei primi segnali di una glaciazione.
Che cosa dice lo studio sulla calotta Barnes
Il gruppo guidato da Nicolás Young e Joerg Schaefer, della Columbia Climate School, ha analizzato la Barnes Ice Cap, sull’isola di Baffin. È uno dei residui del grande manto Laurentide che, durante l’ultima glaciazione, ricopriva vaste regioni del Nord America. I ricercatori hanno ricostruito le variazioni del ghiaccio attraverso i resti di vegetazione intrappolati sotto la calotta e la loro datazione.
I risultati suggeriscono che, dopo il ritiro successivo all’ultima grande glaciazione, il ghiaccio tornò a espandersi circa due millenni fa. Questa crescita proseguì fino alla metà del Novecento, quando le temperature estive più elevate cominciarono a prevalere sull’accumulo annuale di neve.
Perché la crescita iniziò circa 2.000 anni fa?
Le glaciazioni dipendono da fattori che agiscono su scale temporali molto lunghe. La quantità di energia solare ricevuta alle alte latitudini cambia con le variazioni dell’orbita e dell’inclinazione terrestre. Anche le concentrazioni atmosferiche di gas serra influenzano il bilancio energetico. Quando le estati sono abbastanza fresche, una parte della neve sopravvive alla stagione calda e contribuisce alla crescita progressiva del ghiaccio.
Gli autori interpretano l’espansione della calotta Barnes come un possibile segnale molto precoce di un nuovo periodo glaciale. La loro ricostruzione è stata presentata nel comunicato ufficiale della Columbia Climate School del 22 ottobre 2026, che rimanda al lavoro scientifico.
Il riscaldamento ha fermato una nuova era glaciale?
Ha interrotto la crescita osservata della calotta Barnes, ma non è corretto concludere che la Terra fosse a pochi anni da una glaciazione globale. Una grande espansione delle calotte continentali richiederebbe migliaia o decine di migliaia di anni. L’interpretazione di un inizio glaciale precoce è una proposta scientifica da distinguere dalla certezza che l’intero pianeta fosse già entrato in una nuova era glaciale.
Attorno al 1960, secondo la ricostruzione, la calotta ha cominciato a perdere terreno. Per un ghiacciaio conta il bilancio tra accumulo e fusione: se la neve che arriva in inverno non riesce più a compensare ciò che si scioglie durante l’estate, la massa diminuisce. Gli autori interpretano questa inversione come un esempio della forza del riscaldamento contemporaneo rispetto ai processi naturali di lungo periodo.
Perché questa scoperta è importante oggi
Lo studio aiuta a osservare la storia climatica con una scala temporale più ampia di quella delle normali serie meteorologiche. Un sistema glaciale che cresceva lentamente può cambiare direzione in pochi decenni. Non è però un argomento per sostenere che il riscaldamento globale sia positivo: gli impatti della perdita di ghiaccio, dell’aumento delle temperature e dell’innalzamento del livello del mare rimangono problemi distinti e concreti.
Il confronto con le antiche glaciazioni deve essere fatto con cautela. Per esempio, la nostra ricostruzione della Terra a palla di neve riguarda episodi estremi molto più antichi, non le condizioni osservate nel Canada artico negli ultimi due millenni. Per comprendere invece i rischi di oggi è utile la guida su crolli glaciali e piene improvvise, che tratta un intento diverso.
Quali domande restano aperte?
La questione più discussa è quanto si possa generalizzare il comportamento di Barnes all’inizio di un ciclo glaciale planetario. La presenza di un segnale locale non equivale da sola a una previsione sulla prossima glaciazione. Servono confronti con altri archivi climatici e modelli capaci di collegare la storia del ghiaccio artico a quella dell’intero sistema Terra.
In sintesi: lo studio propone che una calotta artica sia tornata a crescere circa 2.000 anni fa e che il riscaldamento del Novecento abbia arrestato questa crescita. La ricerca non indica che un’era glaciale globale fosse imminente.




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