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Lettura: Le radici antiche del nostro cane: cosa il DNA rivela sulla domesticazione
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Le radici antiche del nostro cane: cosa il DNA rivela sulla domesticazione

Il DNA antico svela che i tuoi cani europei sono discendenti di lupi domesticati 15.800 anni fa

Redazione 2 mesi fa Commenta! 6
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Nel gelo dell’ultima era glaciale, mentre l’Europa era ancora un continente selvaggio dominato da cacciatori-raccoglitori, accadde qualcosa di straordinario. Un lupo grigio si avvicinò al fuoco di un accampamento umano. Non per aggressione, ma per scavenging. Quell’incontro, ripetuto migliaia di volte nel corso dei millenni, diede inizio alla storia della domesticazione dei cani. Oggi, grazie all’analisi del DNA antico, sappiamo che questo processo iniziò almeno 15.800 anni fa, ben prima che l’uomo imparasse a coltivare il grano. Due studi internazionali pubblicati su Nature, coordinati da istituti come il Francis Crick Institute e l’Università dell’East Anglia, hanno svelato una verità sorprendente: i cani europei moderni conservano ancora gran parte del patrimonio genetico dei loro antenati preistorici. Questa scoperta non è soltanto un dato affascinante: è una finestra sulla co-evoluzione tra umani e animali domestici, e sulla storia della mobilità umana in Europa.

Contenuti di questo articolo
Il DNA antico come macchina del tempo geneticaL’esemplare di Kesslerloch: il cane più antico d’EuropaDall’era glaciale al Neolitico: una storia di continuità geneticaI cani, ponte tra due epoche: il Paleolitico e il NeoliticoIl patrimonio genetico come memoria vivente

Il DNA antico come macchina del tempo genetica

Immagina di poter leggere il libro della vita di creature vissute decine di migliaia di anni fa. Questo è diventato possibile grazie alle tecniche avanzate di analisi genetica. I ricercatori hanno sequenziato il DNA di 216 resti scheletrici di canidi, provenienti da siti archeologici in tutta Europa. Tra questi, 181 campioni risalgono a un’epoca ancora più remota: prima del Neolitico, prima cioè che l’agricoltura trasformasse il volto del continente europeo circa 10.000 anni fa.

Questi numeri non sono semplici statistiche. Rappresentano la ricostruzione paziente di una storia biologica, dove ogni frammento di osso analizzato aggiunge un tassello a un mosaico sempre più completo.

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L’esemplare di Kesslerloch: il cane più antico d’Europa

Lupo

Nel sito svizzero di Kesslerloch, gli archeologi hanno scoperto i resti di un cane rimasto sepolto per 14.200 anni. Anders Bergström, dell’Università dell’East Anglia, ha analizzato il suo DNA con risultati affascinanti: questo cane antico è già più simile ai cani europei contemporanei che ai cani asiatici. Il significato è profondo. Se un cane così antico mostrava già caratteristiche europee, significa che la domesticazione dei cani era già ben avanzata in questo periodo. Non era agli inizi: era già una tradizione consolidata tra i cacciatori-raccoglitori europei.

Ma c’è di più. Un cane ancora più antico, datato a 15.800 anni fa, è stato scoperto in Turchia. La ricerca internazionale ha identificato le prime prove genetiche di cani addomesticati in quella regione. Due punti distinti su una mappa che aiutano a tracciare il percorso della domesticazione iniziale.

Dall’era glaciale al Neolitico: una storia di continuità genetica

Una scoperta ancora più sorprendente emerge dalle analisi: i cani europei moderni assomigliano ancora ai cani del Neolitico. Questo significa che la maggior parte delle razze canine europee comuni potrebbe far risalire circa metà della propria ascendenza a cani che vivevano in Europa prima dell’agricoltura. Non è una rottura generazionale: è una continuità straordinaria che attraversa quasi diecimila anni di storia umana.

Come è possibile? Come mai il patrimonio genetico dei cani europei rimane così fedele ai loro antenati preistorici? La risposta risiede nella prossimità geografica e nella lealtà culturale: gli europei hanno sempre allevato cani locali, adattandoli alle loro esigenze e al loro ambiente. La selezione non è stata casuale, ma orientata dalla pratica quotidiana.

I cani, ponte tra due epoche: il Paleolitico e il Neolitico

I cani stanno sostituendo i bambini nei paesi  occidentali?

Quando gli agricoltori dell’Asia sud-occidentale si spostarono verso l’Europa durante il Neolitico, una migrazione massiccia di persone attraversò il continente. Con loro portarono nuove tecnologie, nuove piante coltivate, nuove tradizioni. Ma non portarono solo questi elementi di civiltà: portarono anche i loro cani. Eppure, come sottolinea Pontus Skoglund, responsabile dell’Ancient Genomics Laboratory del Crick Institute, i cani rimangono straordinari.

“I cani sono stati gli unici animali addomesticati a precedere l’agricoltura”, afferma Skoglund. Questa peculiarità cambia tutto. Mentre altri animali domestici arrivarono con gli agricoltori (pecore, capre, mucche), il cane era già lì, già integrato nella vita dei cacciatori-raccoglitori. La diffusione dei cani non seguì il tracciato della migrazione agricola: precedette questa migrazione e la accompagnò. I cani europei rappresentano un ponte genetico tra due mondi: quello antico dei cacciatori-raccoglitori e quello moderno degli agricoltori.

Il patrimonio genetico come memoria vivente

Lupo

Quando accarezzi un cane europeo contemporaneo, in un certo senso tocchi la storia. Il DNA che scorre nelle sue vene contiene memorie biologiche di decine di migliaia di anni. Contiene l’impronta genetica di lupi che lentamente si trasformarono in cani, che impararono a convivere con gli umani, che si adattarono ai cambiamenti climatici e ai cambiamenti della società umana.

Le ricerche condotte dal Francis Crick Institute, dall’Università di Oxford, dal Max Planck Institute e dalla Sapienza Università di Roma non sono semplici esercizi accademici. Sono la ricostruzione di una storia di co-evoluzione che ha plasmato sia la biologia dei cani che la società umana. Ogni cane moderno è il risultato di una selezione naturale e culturale durata quasi diecimila anni.

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