Un pluviometro installato nel cortile di un volontario ha registrato 29,06 pollici di pioggia, circa 738 millimetri, in Louisiana il 18 giugno 2026. La precipitazione sarebbe caduta in meno di 12 ore e supererebbe nettamente il record statale sulle 24 ore, ma la misura deve ancora ricevere la certificazione definitiva della NOAA.
A raccogliere il dato è stato Matt Carnicle, osservatore della Community Collaborative Rain, Hail and Snow Network, conosciuta come CoCoRaHS. La rete riunisce migliaia di cittadini che misurano quotidianamente pioggia, grandine e neve seguendo procedure standardizzate.
La rilevazione è stata esaminata dal climatologo statale della Louisiana Jay Grymes e da rappresentanti del National Weather Service. Il controllo preliminare non equivale però all’omologazione: nei prossimi mesi una commissione della National Oceanic and Atmospheric Administration dovrà analizzare e documentare l’evento.
Perché i 738 millimetri non sono ancora un record ufficiale

La quantità misurata supera di circa 179 millimetri il primato della Louisiana stabilito nel 1962, pari a 22 pollici, circa 559 millimetri in 24 ore. Prima dell’omologazione, gli esperti devono controllare lo strumento, l’orario delle letture, l’esposizione del pluviometro e la coerenza con le osservazioni vicine.
Questi passaggi servono a escludere contaminazioni, errori di lettura o condizioni locali capaci di falsare il dato. Una raffica può modificare la quantità d’acqua raccolta, mentre ostacoli, spruzzi e un posizionamento non corretto possono produrre valori poco rappresentativi della precipitazione reale.
Nel caso di Carnicle è stato utilizzato un pluviometro manuale standard, approvato dal National Weather Service e capace di misurare fino al centesimo di pollice. I dispositivi automatici non vengono accettati dalla rete per le rilevazioni ufficiali, perché modelli differenti possono reagire in modo diverso durante gli eventi più intensi.
La ricostruzione pubblicata dalla NASA precisa che l’intera quantità sarebbe caduta in meno di metà giornata. Se confermato, il dato non supererebbe il record nazionale statunitense: alle Hawaii furono misurati 49,69 pollici, oltre 1.262 millimetri, nell’arco di 24 ore.
Come un pluviometro domestico può aiutare le previsioni

CoCoRaHS non è una raccolta informale di segnalazioni sui social. I partecipanti impiegano strumenti uniformi, seguono istruzioni comuni e inviano anche i giorni senza precipitazioni. Questa continuità permette di costruire mappe molto più dettagliate rispetto a quelle ottenute soltanto dalle stazioni meteorologiche professionali.
Piogge e grandinate possono variare sensibilmente anche tra quartieri vicini. I radar osservano le precipitazioni nell’atmosfera, ma non misurano direttamente tutta l’acqua che raggiunge il terreno. Le rilevazioni dei volontari aiutano quindi a confrontare e correggere le stime ottenute a distanza.
I dati vengono utilizzati per migliorare le previsioni, alimentare modelli atmosferici, gestire risorse idriche e valutare il pericolo di alluvioni improvvise. Una singola misura può diventare particolarmente importante nelle aree con pochi strumenti professionali, dove le differenze locali rischiano di non emergere dalle reti tradizionali.
Il lavoro richiama altre forme di partecipazione ai programmi scientifici, comprese le esperienze dei volontari coinvolti nelle simulazioni marziane della NASA. Le attività sono diverse, ma condividono un principio: persone comuni possono produrre informazioni utili quando strumenti e protocolli sono definiti con precisione.
La NASA studia anche la grandine osservata dai cittadini

Carnicle si era avvicinato alla rete durante un corso per osservatori di fenomeni meteorologici severi. In quell’occasione aveva conosciuto un progetto sostenuto dalla NASA che utilizza le segnalazioni di grandine provenienti dagli Stati americani affacciati sul Golfo del Messico.
I satelliti possono stimare la dimensione dei chicchi all’interno delle nubi, mentre fotografie e misure raccolte al suolo mostrano ciò che rimane dopo la caduta. Il confronto aiuta i ricercatori a capire quanto rapidamente la grandine si sciolga attraversando gli strati più caldi dell’atmosfera.
Queste informazioni possono migliorare l’interpretazione dei dati satellitari e la valutazione dei rischi per persone, coltivazioni, veicoli ed edifici. Anche una segnalazione apparentemente semplice acquista valore quando viene associata a posizione, orario, fotografie e dimensioni rilevate con criteri comuni.
Jay Grymes ha stimato che una precipitazione di questa portata, nell’area interessata, abbia una probabilità annuale inferiore a una su mille. È una valutazione statistica locale, non la prova che eventi simili si presentino con regolarità ogni mille anni e neppure, da sola, un’attribuzione al cambiamento climatico.
La decisione della NOAA stabilirà se la misura del 18 giugno entrerà negli archivi climatici della Louisiana. Qualunque sia l’esito, il caso mostra perché una rete di pluviometri economici, distribuiti e controllati possa individuare eventi che altrimenti resterebbero descritti solo in modo approssimativo.