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Perché i delfini nuotano così veloci? La risposta è nei vortici

Uno studio giapponese spiega perché i delfini nuotano così veloci: la spinta nasce dai grandi vortici creati dalla coda.

Redazione 2 settimane fa Commenta! 3
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I delfini sono tra i nuotatori più efficienti del mondo animale, ma il modo esatto in cui trasformano il movimento della coda in velocità è rimasto a lungo difficile da descrivere. Uno studio condotto da ricercatori dell’Università di Osaka, ripreso da Ars Technica nel suo roundup scientifico di maggio 2026, ha usato simulazioni al supercomputer per chiarire il ruolo dei vortici generati dai colpi di coda.

Contenuti di questo articolo
La coda non spinge solo acquaI vortici piccoli contano menoPerché interessa anche la tecnologia

La coda non spinge solo acqua

Delfini

Il lavoro, pubblicato su Physical Review Fluids, mostra che la propulsione dei delfini non dipende solo dalla forza muscolare. Quando l’animale muove la coda su e giù, spinge l’acqua all’indietro e crea correnti rotanti di dimensioni diverse.

Le simulazioni hanno permesso di separare questi movimenti e capire quali siano davvero utili alla spinta. Il risultato più interessante riguarda i grandi anelli vorticosi generati nelle prime fasi dell’oscillazione della coda. Sono questi vortici più ampi a produrre la maggior parte della spinta in avanti.

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I vortici piccoli contano meno

Dai grandi anelli nascono poi vortici più piccoli, ma secondo i ricercatori questi ultimi non contribuiscono in modo significativo alla velocità del delfino. Sono più un effetto secondario del movimento che una parte decisiva del meccanismo propulsivo.

Il dato è importante perché aiuta a distinguere ciò che serve davvero alla locomozione da ciò che appare solo come conseguenza del moto. In pratica, il delfino non è veloce perché agita semplicemente la coda con forza. È veloce perché sfrutta in modo molto efficiente la fisica dell’acqua.

Perché interessa anche la tecnologia

Delfini

Capire come un delfino sfrutta l’acqua con tanta efficienza può aiutare a progettare robot subacquei, droni marini e veicoli autonomi capaci di muoversi meglio consumando meno energia. La natura, in questo caso, non offre una semplice ispirazione estetica. Fornisce un modello fisico da misurare e tradurre in tecnologia.

Il contesto è quello della biomimetica, cioè lo studio delle soluzioni sviluppate dagli organismi viventi per applicarle all’ingegneria. I delfini rappresentano un caso molto interessante perché uniscono velocità, agilità e stabilità in un ambiente complesso come l’acqua.

Se i grandi vortici sono davvero la chiave della loro efficienza, la prossima generazione di robot marini potrebbe imparare non a imitare i delfini in modo superficiale, ma a usare meglio la fisica che li rende così rapidi.

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