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Cimitero di balene: cosa rivela la scoperta negli abissi

Nella Fossa Diamantina i ricercatori hanno trovato resti recenti e fossili: un archivio naturale della vita oceanica profonda.

Redazione 2 settimane fa Commenta! 4
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Cimitero di balene non è solo una formula suggestiva: nella Fossa Diamantina, nell’Oceano Indiano sud-orientale, un team internazionale ha individuato il più grande sito abissale di resti di cetacei mai descritto. La scoperta conta perché trasforma un fondale quasi inesplorato in un archivio naturale sugli ecosistemi profondi.

Contenuti di questo articolo
Cimitero di balene: perché la Fossa Diamantina è specialeOltre 10 milioni di carcasse: cosa dicono i numeriPerché le balene morte alimentano la vita negli abissi

Cimitero di balene: perché la Fossa Diamantina è speciale

Cimitero di balene: cosa rivela la scoperta negli abissi

Il sito si trova tra 4.600 e 7.000 metri di profondità, ben oltre la quota della maggior parte delle carcasse di balena documentate finora. Nel 2023, durante 32 immersioni con il sommergibile Fendouzhe, i ricercatori hanno osservato scheletri recenti e fossili distribuiti lungo oltre 1.200 chilometri di fondale.

La Fossa Diamantina è una delle depressioni oceaniche più profonde del pianeta, un ambiente dove luce, pressione e scarsità di nutrienti selezionano forme di vita molto specializzate. Non è un caso che gli abissi vengano spesso confrontati con mondi alieni, come abbiamo raccontato parlando dell’ecosistema scoperto a 9.500 metri di profondità.

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Oltre 10 milioni di carcasse: cosa dicono i numeri

La stima più sorprendente riguarda la densità dei resti: fino a circa 759 individui per chilometro quadrato. Estrapolando il dato all’area della fossa, gli autori ipotizzano la presenza di oltre 10 milioni di carcasse. Non si tratta solo di ossa sparse, ma di un deposito che sembra attivo da milioni di anni.

Molti resti appartengono agli zifidi, cetacei noti per le immersioni profonde. In particolare sono frequenti i rostri, cioè la parte anteriore del cranio, più resistente alla degradazione. Le analisi condotte anche da paleontologi dell’Università di Pisa hanno identificato specie attuali, come il mesoplodonte di Bowdoin e quello di Layard, insieme a forme fossili.

Tra queste compare anche Pterocetus diamantinae, una nuova specie dedicata proprio alla fossa oceanica. Le datazioni indicano resti recenti da 1,2 milioni di anni fa a oggi e fossili più antichi, compresi tra 2,4 e 5,3 milioni di anni fa. Il giacimento diventa quindi una finestra sulla storia evolutiva dei cetacei.

Perché le balene morte alimentano la vita negli abissi

Cimitero di balene: cosa rivela la scoperta negli abissi

Quando una balena muore e affonda, il suo corpo porta negli abissi una grande quantità di materia organica. Questo fenomeno, noto come whale fall, crea piccole oasi biologiche dove possono vivere stelle marine, ofiure, bivalvi e vermi specializzati nel consumo delle ossa.

Nel cimitero della Fossa Diamantina molte carcasse sono ancora in decomposizione, mentre altre sono conservate da incrostazioni ferromanganesifere. Questa combinazione rende il sito raro: permette di studiare insieme vita attuale, processi ecologici e fossili marini nello stesso ambiente.

La scoperta aiuta anche a leggere meglio il ruolo degli oceani profondi sulla Terra e, per analogia, i mondi oceanici del Sistema Solare. Non è distante dalle domande su ambienti estremi come l’oceano stabile sotto i ghiacci di Encelado: dove arriva energia, anche in condizioni proibitive, la vita può trovare una strada.

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