Ai Campi Flegrei l’intelligenza artificiale ha individuato più di 1.000 terremoti nello sciame sismico iniziato il 31 luglio 2026, oltre il doppio rispetto agli eventi riconosciuti inizialmente attraverso l’analisi operativa tradizionale. Il risultato non indica un improvviso aumento delle scosse: molte erano già presenti nei sismogrammi, ma erano troppo deboli o confuse con il rumore per essere identificate facilmente.
La sequenza è iniziata con il terremoto di magnitudo Md 4.7 delle 19:46 del 31 luglio, localizzato a circa 2,4 chilometri di profondità. L’evento è attualmente quello di maggiore energia registrato nell’area flegrea dall’inizio delle osservazioni strumentali. L’applicazione sperimentale dell’IA permette ora di osservare con maggiore dettaglio ciò che è successo nelle ore successive.
Perché l’IA ha trovato più terremoti ai Campi Flegrei?
L’IA non ha rilevato terremoti che gli strumenti non avevano registrato. Ha analizzato gli stessi segnali della rete sismica riconoscendo eventi molto piccoli nascosti nel rumore ambientale o nelle code delle scosse più forti. La differenza riguarda quindi la capacità di estrarre informazioni dai sismogrammi, non una maggiore attività sismica generata improvvisamente.
Il sistema nasce dalla collaborazione tra INGV-Osservatorio Vesuviano, Università Federico II di Napoli e Stanford University. Il modello è stato addestrato utilizzando il catalogo sismico costruito dall’Osservatorio Vesuviano a partire dal 2000 e viene applicato ai dati raccolti dalla fitta rete di sensori installata nella caldera.
L’Osservatorio Vesuviano dell’INGV spiega che il sistema ha già identificato e localizzato oltre 54.000 terremoti nei dati acquisiti tra il 2022 e marzo 2025. Si tratta di un numero superiore di oltre quattro volte rispetto a quello ottenuto con i cataloghi precedenti, soprattutto grazie al recupero degli eventi di magnitudo molto bassa.
Questa maggiore risoluzione ha permesso di ricostruire con precisione un sistema di faglie ad anello che delimita la zona maggiormente interessata dal sollevamento della caldera. Sono state inoltre riconosciute strutture molto superficiali nell’area idrotermale compresa tra Solfatara e Pisciarelli.
Cosa raccontano le oltre 1.000 scosse dello sciame di luglio

Il micro-catalogo ottenuto con l’IA permette di seguire lo spostamento della sismicità durante lo sciame. Dopo la scossa Md 4.7, gli eventi si sono concentrati progressivamente verso sud-ovest e sono diventati più superficiali, con molti ipocentri localizzati tra 1 e 2 chilometri di profondità.
Nella fase finale della sequenza sono stati rilevati terremoti ancora più superficiali nell’area del duomo lavico di Monte Olibano. La distribuzione non appare casuale: coincide in buona parte con strutture che avevano già prodotto terremoti negli anni precedenti. L’analisi dei meccanismi delle scosse principali indica inoltre orientazioni compatibili con faglie già conosciute.
È un dettaglio importante perché ai Campi Flegrei la profondità conta molto nella percezione delle scosse. Eventi relativamente moderati possono produrre scuotimenti marcati in superficie proprio perché gran parte della sismicità si sviluppa nei primi chilometri della crosta.
Questo quadro si inserisce nella fase di bradisismo che interessa la caldera da anni. Per comprendere perché sollevamento del suolo, sismicità e sistema vulcanico vadano interpretati insieme è utile anche il nostro approfondimento sulle condizioni attuali dei Campi Flegrei e sul rischio di un’eruzione.
Un altro elemento importante è evitare di interpretare ogni variazione sismica come prova di magma in risalita verso la superficie. Le analisi precedenti basate sul nuovo catalogo ad alta risoluzione indicano che la quasi totalità degli eventi identificati ha caratteristiche tettoniche e non mostra una migrazione sismica significativa riconducibile direttamente alla risalita di magma.
L’intelligenza artificiale può prevedere i terremoti?

No. È probabilmente il micro-intento più importante dietro questa ricerca: rilevare meglio i terremoti non significa prevedere quando avverrà la prossima scossa. Il modello riconosce e localizza rapidamente eventi che sono già avvenuti e permette agli studiosi di osservare con più precisione l’evoluzione di uno sciame.
Anche lo United States Geological Survey chiarisce che oggi non esiste un metodo scientifico capace di prevedere con precisione data, luogo e magnitudo di un terremoto. L’IA può migliorare rilevamento, classificazione e analisi dei segnali, ma non trasforma il monitoraggio sismico in una previsione deterministica.
Il vantaggio pratico è un altro. Il software sviluppato dai ricercatori è attualmente in fase di sperimentazione presso l’Osservatorio Vesuviano e può identificare i terremoti in tempo quasi reale. In questo modo la sismicità può essere confrontata più rapidamente con deformazioni del terreno, parametri geochimici e altri dati raccolti dalle reti di monitoraggio.
È lo stesso motivo per cui la ricerca sui Campi Flegrei non punta soltanto a contare le scosse. Nell’approfondimento dedicato alla possibilità che la scienza possa migliorare la valutazione dei terremoti frequenti nell’area flegrea avevamo già visto quanto sia importante ricostruire le strutture che si attivano durante le diverse fasi del bradisismo.
Il dato delle oltre 1.000 scosse va quindi letto come una fotografia più nitida dello stesso sciame, non come un improvviso raddoppio del pericolo. Se il sistema supererà la fase sperimentale, il risultato più utile sarà poter riconoscere più velocemente eventuali cambiamenti nella distribuzione, nella profondità e nel comportamento della sismicità. Sarà questa capacità di vedere prima i cambiamenti nei dati, e non di prevedere una singola scossa, a rendere l’intelligenza artificiale uno strumento sempre più importante per il monitoraggio dei Campi Flegrei.