La NASA ha scelto Blue Origin per costruire la nuova rete di telecomunicazioni dedicata a Marte. Il contratto può arrivare a circa 700 milioni di dollari: l’azienda dovrà consegnare un orbiter per telecomunicazioni ad alte prestazioni entro il 31 dicembre 2028 e l’agenzia punta ad avere la Mars Telecommunications Network operativa sul Pianeta Rosso entro il 2030.
Non sarà però “internet su Marte” nel senso terrestre del termine. La nuova infrastruttura servirà soprattutto a far viaggiare più velocemente e con maggiore affidabilità dati scientifici, immagini, informazioni di navigazione e comunicazioni critiche tra sonde, rover, veicoli in orbita e la rete NASA sulla Terra. E soprattutto non potrà cancellare il ritardo imposto dalla distanza tra i due pianeti.
NASA affida a Blue Origin la rete di comunicazioni di Marte
La selezione è stata annunciata dalla NASA il 1° settembre 2026. Il contratto è di tipo firm-fixed-price e ha un valore potenziale massimo di circa 700 milioni di dollari.
Blue Origin dovrà progettare, sviluppare, integrare, lanciare e gestire la rete. Il cuore del sistema sarà un veicolo spaziale per telecomunicazioni in orbita attorno a Marte, pensato specificamente per fare da nodo di comunicazione per le missioni che operano sulla superficie o intorno al pianeta.
La data più importante nel contratto è il 31 dicembre 2028: entro quel giorno Blue Origin dovrà consegnare alla NASA l’orbiter ad alte prestazioni previsto dal programma. L’operatività della rete su Marte è invece attesa entro il 2030.
Cosa prevede il contratto da 700 milioni di dollari
I 700 milioni non rappresentano necessariamente la spesa immediata, ma il valore potenziale massimo del contratto. In cambio NASA vuole un’infrastruttura capace di aumentare capacità, affidabilità e flessibilità delle comunicazioni marziane rispetto alla situazione attuale.
Il sistema dovrà trasmettere quattro categorie di informazioni particolarmente importanti:
- dati scientifici raccolti da rover, lander e strumenti;
- immagini provenienti dalla superficie e dall’orbita;
- informazioni di navigazione necessarie per localizzare e guidare i veicoli;
- comunicazioni critiche di missione, incluse quelle necessarie alle operazioni.
La rete sarà gestita all’interno dello Space Communications and Navigation program della NASA, il programma che coordina le infrastrutture di comunicazione e navigazione spaziale dell’agenzia.
Perché Marte ha bisogno di una rete dedicata
Le missioni marziane non comunicano tutte direttamente con la Terra. I rover possono inviare parte dei loro dati a sonde che orbitano attorno al pianeta, che successivamente li ritrasmettono verso le antenne terrestri. Questo sistema di relay ha permesso per anni di utilizzare orbiter scientifici anche come ponti di comunicazione.
Il problema è che il numero e la complessità delle missioni sono destinati ad aumentare. Più strumenti ad alta risoluzione significano file più grandi; più veicoli significano più richieste simultanee; future missioni umane richiederebbero inoltre livelli di disponibilità e ridondanza molto superiori rispetto a quelli necessari per una singola sonda robotica.
NASA vuole quindi separare progressivamente la funzione di telecomunicazione dalla sola disponibilità degli orbiter scientifici. Un satellite costruito apposta per fare da infrastruttura può essere progettato attorno a larghezza di banda, continuità del servizio, navigazione e resilienza, invece di trattare le comunicazioni come una funzione secondaria.
Come funzionerà la Mars Telecommunications Network
NASA descrive l’architettura come una rete centrata su un orbiter per telecomunicazioni ad alte prestazioni attorno a Marte. Blue Origin presenta il proprio Mars Telecommunications Orbiter come un sistema derivato dalla piattaforma Blue Ring, già pensata come veicolo altamente modulare per trasporto, hosting di payload e servizi nello spazio.
Su Tech avevamo già approfondito Blue Ring e il suo ruolo nell’infrastruttura spaziale di Blue Origin. Il nuovo incarico marziano mostra perché una piattaforma di questo tipo può avere valore: non serve soltanto a portare un payload da un punto all’altro, ma può diventare il nucleo di un servizio continuativo.
Blue Origin indica inoltre per il proprio progetto collegamenti ad alta velocità, capacità di elaborazione e archiviazione a bordo e relay UHF dispiegabili. Sono caratteristiche dichiarate dall’azienda e il design finale dovrà naturalmente rispettare i requisiti del contratto NASA.
Non è “internet su Marte”: cosa cambierà davvero
La definizione “internet su Marte” è efficace, ma può creare un’aspettativa sbagliata. Anche con una rete molto più veloce attorno al pianeta, nessun sistema di telecomunicazioni può eliminare il ritardo fisico tra Marte e la Terra. Le onde radio viaggiano alla velocità della luce e la distanza tra i due pianeti cambia continuamente lungo le rispettive orbite.
Il miglioramento riguarda quindi soprattutto ciò che succede prima e dopo il tratto interplanetario: maggiore capacità di raccogliere dati da più veicoli, trasferirli all’orbiter, memorizzarli, instradarli verso la Terra e fornire servizi di navigazione con una rete progettata espressamente per questo compito.
| Problema | Cosa può migliorare la nuova rete |
|---|---|
| Pochi canali disponibili | Maggiore capacità per più missioni |
| Orbiter scientifici usati anche come relay | Infrastruttura dedicata alle telecomunicazioni |
| Grandi quantità di immagini e dati | Collegamenti ad alta larghezza di banda |
| Navigazione di più veicoli | Servizi di navigazione dedicati |
| Ritardo Terra-Marte | Non può essere eliminato: resta il limite della velocità della luce |
Dalla Luna a Marte: NASA compra sempre più servizi
La scelta ha anche un significato industriale. NASA sta usando sempre più spesso aziende private non soltanto come fornitori di hardware, ma come operatori di servizi. È già successo con trasporto in orbita terrestre, lander lunari e infrastrutture di comunicazione.
La stessa Blue Origin è coinvolta anche nei progetti per le comunicazioni lunari. Su Tech abbiamo seguito il piano per un network satellitare destinato alla Luna, un passaggio che rende evidente la direzione: costruire una vera infrastruttura di telecomunicazioni oltre l’orbita terrestre, invece di progettare una soluzione isolata per ogni missione.
Con la Mars Telecommunications Network la stessa logica arriva molto più lontano. NASA definisce il progetto una base per l’esplorazione sostenuta di Marte nei prossimi decenni, mentre le missioni robotiche dovrebbero preparare il terreno a una futura presenza umana.
Cosa succede da qui al 2030
La prima scadenza è industriale: Blue Origin deve trasformare l’architettura proposta in un veicolo pronto, integrarlo, lanciarlo e consegnare il sistema previsto dal contratto entro la fine del 2028. Seguiranno viaggio interplanetario, inserimento e verifiche operative attorno a Marte.
NASA indica il 2030 come orizzonte per avere la rete operativa. Se il calendario sarà rispettato, Marte inizierà ad avere qualcosa che finora è mancato: un’infrastruttura di telecomunicazioni costruita non intorno a una singola missione, ma pensando a un ecosistema di missioni presenti e future.
È questo il vero salto. Il contratto non rende Marte più vicino alla Terra e non cancella i minuti necessari a un segnale per attraversare lo spazio. Rende però possibile gestire più dati, più veicoli e più operazioni con una rete pensata fin dall’inizio come servizio. Se l’esplorazione del Pianeta Rosso deve passare da visite occasionali a una presenza continuativa, le telecomunicazioni sono una delle infrastrutture che devono arrivare prima.